Suore, campane, miracoli, madonne nell'acattolico (?) Puccini: "Suor Angelica", prossimamente a Firenze (nel "Trittico")

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karalis
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Re: Suore, campane, miracoli, madonne nell'acattolico (?) Puccini: "Suor Angelica", prossimamente a Firenze (nel "Tritti

Messaggio da karalis » 13 nov 2019 18:36

Grazie a Marco e a Giulio per le preziose informazioni.



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paperino
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Re: Suore, campane, miracoli, madonne nell'acattolico (?) Puccini: "Suor Angelica", prossimamente a Firenze (nel "Tritti

Messaggio da paperino » 14 nov 2019 10:39

daphnis ha scritto:
13 nov 2019 16:56
Mah, ci ho ascoltato sia opere che concerti, in ogni caso, stante l'aspetto e le caratteristiche acustiche di quella Bara da Musica (da dentro sembra di stare in una enorme bara scura), non mi allontanerei troppo dal palcoscenico e dalla buca, che è posizionata parecchio distante dal palcoscenico medesimo, il che crea problemi

marco vizzardelli
Per l'acustica sono d'accordo con Marco. preferisco le prime 10 file della platea. Per quanto riguarda l'impatto visivo in platea si vede bene dappertutto.
La conversazione languiva, come sempre d'altronde quando si parla bene di qualcuno (Laclos/Poli).

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mascherpa
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Re: Suore, campane, miracoli, madonne nell'acattolico (?) Puccini: "Suor Angelica", prossimamente a Firenze (nel "Tritti

Messaggio da mascherpa » 14 nov 2019 14:13

Da posti centrali della galleria ho sempre sentito bene, ma si vede senza ringhiere di mezzo solo nelle ultime file, dalla M in poi.

A mio parere è uno dei teatri piú brutti e scomodi che conosca, già come accesso.
Ultima modifica di mascherpa il 14 nov 2019 14:41, modificato 1 volta in totale.
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Giulio Santini
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Re: Suore, campane, miracoli, madonne nell'acattolico (?) Puccini: "Suor Angelica", prossimamente a Firenze (nel "Tritti

Messaggio da Giulio Santini » 14 nov 2019 14:20

Altro punto da segnalare: dalle gallerie programmaticamente non si vede l'orchestra.

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mascherpa
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Re: Suore, campane, miracoli, madonne nell'acattolico (?) Puccini: "Suor Angelica", prossimamente a Firenze (nel "Tritti

Messaggio da mascherpa » 14 nov 2019 14:40

Giulio Santini ha scritto:
14 nov 2019 14:20
Altro punto da segnalare: dalle gallerie programmaticamente non si vede l'orchestra.
Segnalazione doverosa! (ma non per questo ci si può illudere d'essere a Bayreuth...)
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albertoemme
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Re: Suore, campane, miracoli, madonne nell'acattolico (?) Puccini: "Suor Angelica", prossimamente a Firenze (nel "Tritti

Messaggio da albertoemme » 14 nov 2019 15:38

L’Opera di Firenze dalla galleria mi piace. Si sente bene e nelle file più alte non hai nemmeno le fastidiose balaustre. Per vedere il direttore si potrebbe mettere qualche specchio in più sul soffitto. In alcuni punti il trucchetto funziona con gli specchi già presenti. Se è brutto questo teatro cosa si dovrebbe dire del pur glorioso Grosses?E dalla Haus fur Mozart che è anche peggio con quegli inserti color mascarpone?

albertoemme
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Re: Suore, campane, miracoli, madonne nell'acattolico (?) Puccini: "Suor Angelica", prossimamente a Firenze (nel "Tritti

Messaggio da albertoemme » 17 nov 2019 16:36

Terminato il Tabarro. Quanto è bravo questo Galli che finalmente ho visto (per modo di dire) dirigere? Suono bellissimo senza coprire le voci che sostiene aiutandole. Vassallo è stato eccellente ma anche la Siri della maturità non l’avevo mai ascoltata così disinvolta è centrata in una parte peraltro spigolosa. Il tenore mi è sembrato molto adatto al repertorio verista e nello Chenier della Scala, per esempio, pur non essendo sensualissimo avrebbe ben figurato.-

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Re: Suore, campane, miracoli, madonne nell'acattolico (?) Puccini: "Suor Angelica", prossimamente a Firenze (nel "Tritti

Messaggio da marco_ » 17 nov 2019 21:14

albertoemme ha scritto:
17 nov 2019 16:36
Terminato il Tabarro. Quanto è bravo questo Galli che finalmente ho visto (per modo di dire) dirigere? Suono bellissimo senza coprire le voci che sostiene aiutandole. Vassallo è stato eccellente ma anche la Siri della maturità non l’avevo mai ascoltata così disinvolta è centrata in una parte peraltro spigolosa. Il tenore mi è sembrato molto adatto al repertorio verista e nello Chenier della Scala, per esempio, pur non essendo sensualissimo avrebbe ben figurato.-
Concordo, un gran bel tabarro!

Nel seguito l’ho trovato un po’discontinuo, ma è stato un ascolto piacevole. Dicevamo molto bene nel tabarro, dove a fronte di un suono ricco non si lascia andare a turgori sentimentali, e dipana il dramma con scorrevolezza ideale. Sin dall’inizio tiene lucida in mente la fine tragica, non indulge in leziosità, così le pagine a contorno come quella della Frugola e degli amanti sono un gioco di specchi che conducono esse stesse al baratro. In Suor Angelica il suono si fa asciutto al limite del fisso, non è questo il problema specialmente se si associa il bianco mistico/funebre a quest’opera; piuttosto certi tempi larghi non colmati di chissà quale scavo trasmettono fiacchezza. Si rifà nel suicidio/redenzione, come se le tinte nette gli si addicano più di quelle chiaroscurali. In Schicchi ci sono di nuovo luminosità e scorrevolezza, ma perde il palcoscenico alcune volte, e i solisti paiono lasciati alle loro intuizioni.

Il tabarro è stato buono anche nel cast: la Siri nella prestazione migliore che ricordi, sicura e centrata nel personaggio a dispetto della voce che oscilla un po’ troppo all’inizio; Villari con bella voce e ardore; Vassallo che a parte l’assenza di squillo non fa mancare nulla a Michele; la Chiuri dà freschezza alla Frugola. Sempre la Siri, in Suor Angelica torna a essere il soprano che canta tutte le note senza scaldare il cuore; la stessa Chiuri è corretta ma nulla più come principessa. De Simone è un Gianni Schicchi sonoro e perspicace, il più applaudito della serata. Al limite per un teatro non di provincia i giovani di Longari e Monaco; un po’ sopra le righe la Chiuri.

Denis Krief immagina un allestimento minimale, con elementi di legno a suggerire il barcone nel tabarro, gli stessi si chiudono in modo opprimente per indicare il chiostro, infine sono disposti geometricamente a suggerire la casa duecentesca di Buoso Donati. Purtroppo i movimenti dei singoli sono banali, e quelli delle masse assenti.

Pubblico toscano e di stranieri che affolla il teatro senza riempirlo, composto e attento. Al termine applausi calorosi ma brevi, durante la fila troppo lunga al guardaroba i commenti sono di bocca buona.

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Re: Suore, campane, miracoli, madonne nell'acattolico (?) Puccini: "Suor Angelica", prossimamente a Firenze (nel "Tritti

Messaggio da albertoemme » 18 nov 2019 00:43

Suor Angelica per me riuscitissima. Purtroppo il Gianni Schicchi era di grana grossa, il cast dal debole in giù. Io amo De Simone (che non era male ovviamente) ma qui non ha brillato. Pure lo spettacolo era di livello inferiore.

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mascherpa
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Il 'Trittico' a Firenze: la recita di venerdí 15

Messaggio da mascherpa » 20 nov 2019 10:07

Ho assistito alla recita di venerdí 15, dalla galleria in posizione centrale e arretrata (per sfuggire alle ringhiere tagliavista che disturbano sino alla fila L compresa). L'orchestra non si vede, come è già stato detto, ma il suono è adeguato e l'equilibrio sonoro tra buca e palcoscenico era ideale (invece, parlando con conoscenti che erano in posizioni diverse della platea, non si riusciva a mettere d'accordo nessuno sull'acustica: insomma, l'edificio si merita il classico stick it to ground!).

Folclore locale a parte, ho trovato eccellente la direzione di Valerio Galli, che per me ha confermato le prove maiuscole del Don Carlo genovese e della Rondine fiorentina.

Il "suo" Puccini non concede nulla al sentimentalismo o allo zuccheroso, ma fila dritto al dramma. L'orchestra lo segue a menadito e, specie nel Tabarro, fa capire per quale via maestra Wagner sia arrivato a Berg. I colori sono netti e lividi, le pause cosiddette "liriche" emergono come grandiose e un po' morbose efflorescenze (costituendo, a mio parere, il modello delle cadenze del solista nel Concerto per violino e orchestra di Maderna). Anche Suor Angelica e Gianni Schicchi scorrono a tempo ideale, serrato ma non mai affrettato.

Non vedo l'ora di riascoltare (se troverò posto) Galli il prossimo aprile nel Mefistofele: siamo infatti, a mio parere, davanti a un musicista di personalità completa, al quale non si rende di certo un buon servizio spacciandolo per "specialista" pucciniano: senza ripetere l'elogio del "suo" Don Carlo, due anni fa lo sentii nel Concerto per violino di Busoni altrettanto a suo agio che nelle diverse Bohème e Tosche e Butterfly che ho ascoltato da lui, per tacere del rossinismo sfrenato del Cappello di paglia di Firenze. Per me, a valutare da questo Tabarro, Galli farebbe benissimo, ad esempio, il Wozzeck (specie se gli mettessero a disposizione, come auspicava pubblicamente e alla lettera Berg, artisti che sappiano affrontare quest'opera con la stessa capacità di "cantare bene" che un tempo si reputava necessaria —diceva sempre Berg— per il Trovatore...).

Invece, non direi la serata cosí esaltante per le voci. Proprio bene ne è uscita, a mio parere, solo la Chiuri, impegnata in tutt'e tre i titoli, a partire da una Frugola da antologia e in simbiosi ideale con tinte e accenti dell'orchestra. Al suo fianco metterei De Simone, finissimo dicitore.

Le tre regie di Krief a me non sono per nulla dispiaciute, soprattutto perché fanno giusti conti con i quattrini e la possibilità di riutilizzare l'impianto scenico in teatri di piccole dimensioni. Molto ben caratterizzata, persona per persona, e ben condotta nei movimenti m'è parsa la masnada dei parenti avidi nello Schicchi; sono stati evitati con cura gli eccessi caricaturali che talvolta capita di doversi sorbire. E De Simone, contrapposto a loro come freddo loico, ha anche recitato benissimo.

Forse dispiacerò a qualche "pucciniano doc", ma aggiungo che, specie se realizzate con una concentrazione drammatica come quella ottenuta da Galli, queste tre opere brevi sgomitano un po' l'una contro l'altra. Singolarmente prese come atti unici di durata intorno all'ora ciascuna credo non abbiano rivali, ma viste insieme denotano una certa ripetitività di struttura, dovuta alle tre non brevi definizioni d'ambiente prima dell'aprirsi delle vicende drammatiche vere e proprie. Questo carattere è particolarmente sensibile alla ripresa della serata dopo la violenta chiusa del Tabarro: apprezzare a fondo quel capolavoro di nichilismo esistenziale che è l'inizio di Suor Angelica mi sembra più facile se la si ascolta in apertura di serata, mentre lo Schicchi non dovrebbe patire se preceduto immediatamente dallo sgozzamento d'un tenore.
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