"Pratica musicale"

per discutere di tutto quel che riguarda la musica sacra e vocale non operistica
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mascherpa
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"Pratica musicale"

Messaggio da mascherpa » 22 ott 2010 14:11

Quest'espressione, che prendo dal titolo d'una silloge italiana di scritti schönberghiani, mi sembra possa esprimere il senso primo dei concerti che, da anni, tengono le diverse formazioni da camera costituite da membri della Staatskapelle Berlin, l'orchestra di cui Daniel Barenboim è direttore a vita e che ha come mansione principale quella di suonare alle rappresentazioni della Staatsoper. Per una di queste formazioni è stato coniato il nome italianizzante La cappella piccola.

Lunedí 18 sera ho assistito a uno dei suoi concerti, svoltosi nella Festsaal del cosiddetto Rotes Rathaus, il municipio generale di Berlino, detto "rosso" sia per il colore dell'edificio, sia per quello politico delle amministrazioni elettive locali, dai tempi di Bismarck ai giorni nostri.

Chiusa la Lindenoper per il triennale restauro, e trasferite le attività operistiche al rinnovato Schiller Theater, prospiciente la Bismarckstraße non lungi dalla Deutsche Oper, come luoghi succursali all'Apollosaal, il ridotto di rappresentanza della Staatsoper già usato anche come sala per le esecuzioni da camera, sono state adottate una sala del Bode Museum, riaperto poco meno di quattr'anni fa, e, appunto, questa Festsaal municipale, non troppo dissimile dall'Apollosaal come forma, volumetria e offerta di posti. Vi campeggia, come unico elemento di decorazione, il vecchio quadro celebrativo del Congresso di Berlino del 1878, punto culminante del successo di Bismarck »ehrlicher Makler«, com'egli stesso si definí nell'occasione, dipinto con grande attenzione ai contenuti dal von Werner e un tempo riprodotto su alcuni manuali scolastici. L'acustica di questa sala m'è parsa buona, la regolazione dell'impianto di riscaldamento pessima: occhio e croce ci saranno stati 26 °C, con un'umidità relativa risibile. Una cosa da stare male...

Il concerto, che rispondeva al nome programmatico di "Berlino e il mondo - II" giustapponeva, in apertura e chiusura, due cantate sacre, la prima di Telemann »Verfolgter Geist, wohin?«, di stampo molto italianizzante, la seconda di Johann Sebastian Bach (BWV 199, »Meine Herze schwimmt in Blut«), affidate entrambe alla bella e sicura voce di Anna Prohaska, separate da tre composizioni strumentali ancora di Telemann (una Triosonata in Sol minore per due violini e continuo, un Concerto in Sol maggiore per flauto, oboe d'amore e continuo, eseguito con un violino al posto del flauto) e di Carl Philipp Emanuel Bach (un Concerto in Mi bemolle maggiore per oboe, archi e continuo). Insieme alla Prohaska, che, al di là di qualche acuto un po' duro nella cadenza finale di Telemann, ha cantato in modo correttissimo, partecipato ed espressivo, cogliendo infine un successo personale con il bis, un abile arrangiamento per soprano solo e oboe, archi e continuo del celeberrimo corale »Jesus bleibet meine Freude«, n. 10 della Cantata BWW 147 e trascritto un po' in tutte le salse (ivi compresa quella lipattiana...); insieme alla Prohaska è stato festeggiatissimo Gregor Witt, primo oboe della Staatskapelle Berlin e, a mio parere, strumentista straordinario, impegnato come solista in quattro dei cinque pezzi in programma: anche le due cantate affidavano, infatti, un ampio ruolo concertante al suo oboe.

La prassi esecutiva adottata è quella che in Germania si dice "storicamente informata": nessun filologismo di troppo, strumenti "moderni", ma senza concessioni a un certo gusto "romantico" che da quelle parti ancora stinge talvolta sul Settecento "pietistico".

Per me, una serata piacevolissima, dal punto di vista musicale, anche se non da quello... termico: nulla di stratosferico, ma tutto molto coinvolgente.


Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

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τί μοι σὺν δούλοισιν;

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