'Italienisches Liederbuch'

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mascherpa
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'Italienisches Liederbuch'

Messaggio da mascherpa » 09 lug 2010 13:29

La composizione forse piú frequentata dello sfortunato e intemperante compositore austriaco Hugo Wolf è il ciclo liederistico Italienisches Liederbuch, costituito da 46 brevi Lieder sulle traduzioni tedesche, dovute a Paul Eyse, d'altrettante canzoni "italiane" d'argomento amoroso. L'autore usa quasi sempre melodie originali e solo in pochi casi è possibile un riferimento a modelli italiani. I Lieder sono divisi in misura eguale tra una voce maschile e una femminile, con accompagnamento di pianoforte.

Questo ciclo, amatissimo nei Paesi di lingua tedesca, ha avuto martedí 6 un'esecuzione a mio parere molto notevole alla Styriarte di Graz, per opera del tenore Christoph Prégardien, del soprano Julia Kleiter (zio e nipote), e del pianista Hilko Dumno, che ormai da anni eseguono insieme l'Italienische Liederbuch e in settembre ne pubblicheranno la registrazione.

Ho da tempo una profonda ammirazione per Prégardien, cantante di grandissima sensibilità interpretativa, che negli anni Novanta comparve piú volte a Milano per l'esecuzione integrale delle Cantate di Bach: a un suo concerto a Schwarzenberg, nel giugno 2003 con Andreas Staier, devo quella che resta finora l'esecuzione piú emozionante che abbia sentito dal vivo della Winterreise. Sono stato molto contento di constatarne ancora quasi intatte le condizioni vocali, mentre il suo fraseggio, la bellezza delle sue mezze voci e la timbratura dei suoi forte rimangono a mio gusto senza paragoni nel repertorio che gli è proprio.

La giovane Julia Kleiter è stata Papagena e Marzelline e interprete della versione in Do dello Stabat mater di Pergolesi con Abbado, ha cantato al Musikverein con Muti, è interprete prediletta di Minkowski e Harnoncourt: insomma, è ormai una delle piú richieste cantanti d'oggi, e anche martedí sera ne ha dimostrato le validissime ragioni. Alcuni suoi attacchi sono stati veramente da brivido e, sentita la sua sicurezza tecnica e la conoscenza dei propri mezzi che dimostra, credo il tempo non potrà che donarle un ancor maggiore fascino d'interprete.

Hilko Dumno, che non ricordo d'avere mai sentito in precedenza, m'è sembrato pianista "accompagnatore" di straordinaria competenza e bravura, di grande finezza timbrica e dinamica.

Al termine del concerto, il primo bis è stato il duettino Ich und Du di Peter Cornelius, poi è stato eseguito due volte, la seconda in modo quasi caricaturale, quello Unter dem Fenster di Schumann, una delle sue rare composizioni "comiche". Successo convinto e vibrante.

Insomma, uno di quei Liederabende che, sostanzialmente estranei alla nostra tradizione concertistica, dànno sempre a chi vi partecipa una gioia per la quale non mi sembra essenziale la comprensione della lingua tedesca (ma anche la musica italiana della prima metà Novecento, come m'ha insegnato la "nostra" Tani, è ricca di "canzoni da concerto" di grande valore, dovute ai vari Respighi, Pizzetti, Malipiero, Alfano: mi pare inspiegabile e grave che siano pressoché ignote, specie nel nostro beneamato Paese).


Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

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τί μοι σὺν δούλοισιν;

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