Pagina 1 di 1

Muti e i Wiener Philharmoniker al Teatro Alighieri - Mendelssohn, Brahms

Inviato: 09 mag 2021 21:30
da marco_
Dopo un Mendelssohn di riscaldamento, nella Seconda di Brahms un Muti ispirato ha trovato il bilanciamento elegiaco fra suono luminoso e scavo intenso. Come argomenta il programma di sala, la musica incarna quel deutsch Idyll che Freud avrebbe poi chiamato il ‘perturbante’ che incrina l’apparente perfezione della natura. Quest’ultima è rappresentata dagli impasti morbidissimi degli archi (favolose le prime parti Honeck e Varga dal suono opalescente), da pianissimi che echeggiano Mozart e memorie pastorali che sprigionano tenerezza consapevole. Sono state le pagine più emozionanti del concerto. L’incrinatura viene da accenti sforzati qua e là, legni diafani, ottoni implacabili come canne d’organo (perfetto il primo corno Janezic), timpani duri come pietre (strabiliante il solista Falk). Bellissimo il gesto, incisivo con la destra e di delicatezza aurorale nella sinistra. Una lettura da ricordare, a un passo dal notevolissimo per via di una scorrevolezza che si perde nel terzo movimento. Gli altri mi son parsi eccezionali, con vertici espressivo negli abbandoni dell’Andante e tecnico nel gran finale.

Una combinazione ideale fra musica, direttore e orchestra non capita spesso, stasera mi è sembrata esserci in Brahms. A riprova nel bis di ringraziamento -Kaiser Waltzer di Strauss- mancava qualcosa, ed è sembrata solo una prova stilistica grazie al suono dei Filarmonici che si è fatto vaporoso.

Applausi calorosi al termine per Muti e i musicisti.

Re: Muti e i Wiener Philharmoniker al Teatro Alighieri - Mendelssohn, Brahms

Inviato: 10 mag 2021 23:20
da Cherubino92
Interessantissima la poco conosciuta ouverture di Mendelssohn che ha permesso all’orchestra di sfoggiare fin da subito le grandi doti nei pianissimo iniziali e la difficile concertazione nella scena del mare mosso.
Al contrario di Marco, ho apprezzato tantissimo il Kaiserwaltz, come estremo sigillo sulla Felix Austria, con quel decadentismo che rende Johann Strauss e le sue danze momenti di una malinconica leggerezza inarrivabile.

Devo però dissentire su Brahms, che non sono riuscito a gustare appieno, io che riconosco come modelli insuperati Kleiber e Karajan in Brahms, ed in particolare nella Seconda. Il tempo scelto da Muti era davvero molto, troppo stirato, fintanto da non distinguere talvolta il vigore di Brahms dalla melassa acustica di un cugino minore di Mahler o Bruckner. La narrazione melodica si perdeva, per quello che a me è sembrato un edonismo del suono fine a sé stesso.

Tutt’altro apprezzamento invece per la Quarta di Schumann (che a Ravenna faceva parte di un separato concerto pomeridiano): un tripudio musicale, uno smalto sonoro invidiabile dei Wiener (e ci mancherebbe!), energia direttoriale che sapeva lasciare il passo al languore di Eusebio quando necessario.

È stata nel complesso un’occasione invidiabile per rientrare a teatro, per vedere un direttore come Muti alle prese con uno strumento di massimo livello e per ascoltare, appunto, i Wiener Philharmoniker. Tra l’altro, fonti del Ravenna Festival asserivano che fosse il primo concerto dei Viennesi con di nuovo il pubblico in sala, perciò l’emozione è stata reciproca (o almeno questa è la suggestione che mi piace conservare di quel commovente momento).

Re: Muti e i Wiener Philharmoniker al Teatro Alighieri - Mendelssohn, Brahms

Inviato: 11 mag 2021 22:37
da daphnis
Alla Scala, anche io ho apprezzato la lettura dei Wiener Philarmoniker del Kaiserwalzer, meravigliosi per idiomaticità, con un Muti fra l'altro, qui, più delicato rispetto alle pesantezze dell'ultimo Capodanno.
Brahms slentato, catatonico e sfilacciato fino alla dissoluzione, un estenuante , insistito, inseguimento di mille accenti e particolari orchestrali. Quasi idem Schumann, lo scherzo era di una monotonia ritmica esasperante. Una impostazione "marmorea" nel suono e nella scansione.
E quanto a Brahms, il sommo brahmsiano Giulini, che alla Scala lo eseguì trionfalmente mille volte, non era certo direttore dai tempi spediti, ma sosteneva quelli lenti prescelti con un senso del ritmo e della frase e della struttura complessiva del tutto latente in Muti. I tempi di Klemperer in Brahms non erano spediti ma, idem come sopra, sostenuti da una coscienza della "composizione", nel suo complesso, in Muti dispersi in una miriade di cachinni, micro-accenti. E, alla fin fine, questo Schumann e questo Brahms suonavano, nelle sue mani, terribilmente "datati", "vetusti", stilisticamente obsoleti senza avere il fascino e la forza tematica che un Haitink, fino all'altro ieri, o un Blomstedt ancora oggi, maggiori di età di Muti ma mentalmente e culturalmente più "freschi", hanno saputo e sanno esprimere prendendo in mano questi autori.
Quasi sempre ottima la prestazione dei Wiener Philarmoniker. Più equilibrata, però, nella particolare acustica "di orchestra in platea" la resa complessiva dell'orchestra della Scala, la sera prima, probabilmente perché, giocando in casa, ha avuto più tempo di adattarsi. Gli ottoni dei Wiener, peraltro quasi tutti eccellenti, tendevano a tratti, a "sforare" in rilievo eccessivo.

marco vizzardelli

Re: Muti e i Wiener Philharmoniker al Teatro Alighieri - Mendelssohn, Brahms

Inviato: 12 mag 2021 21:32
da Cherubino92
Concordo e condivido la recensione in HP riferita alla serata di Firenze.
Concordo inoltre con Vizzardelli anche se, come scritto sopra, ho apprezzato assai la Quarta di Schumann.

https://www.operaclick.com/recensioni/ ... ardo-muti-