| Nedda | Amarilli Nizza |
| Canio | Rubens Pelizzari |
| Tonio | Alberto Mastromarino |
| Beppe | Paolo Antognetti |
| Silvio | Devid Cecconi |
| direttore | Julian Kovatchev |
| regia e scene | Franco Zeffirelli |
| costumi | Raimonda Gaetani |
| Orchestra e coro dell’Arena di Verona | |
| maestro del coro | Armando Tasso |
Così scrivevamo all’indomani della “prima” al Teatro dell’Opera di Roma nel maggio 2009 dell’ormai storico allestimento zeffirelliano diPagliacci.
“Pagliacci, a voler ben considerare, è un’opera intima, fatta di sentimenti privati che diventano pubblici per uno scherzo del destino. Se depurata dagli eccessi veristi, la musica di Leoncavallo mostra tratti di assoluta eleganza, quasi di leggerezza; l’uso del “Leitmotiv” è sapiente, non tanto da poter avvicinare Pagliacci a Wozzeck, altra storia di un uomo perdente e tradito che non trova sfogo se non nella vendetta, ma comunque sufficiente a renderla non solo interessante ma anche piacevole all’ascolto.
Franco Zeffirelli, nel suo faraonico allestimento, ambienta la vicenda in una periferia degradata, popolata di troppa e troppo varia umanità; c’è di tutto e di più sul palcoscenico: bulli e carabinieri, popolane e prostitute, bambini e vecchi, e poi pagliacci, giocolieri, equilibristi. Ci sono anche la donna-cannone e un somarello: troppo, davvero troppo. La massa brulicante finisce fatalmente, grazie anche agli opulenti e Kitschissimi costumi di Raimonda Gaetani per confondere lo spettatore distogliendolo dalla musica. Non abbiamo apprezzato, conoscendo l’amore quasi maniacale di Zeffirelli per il rispetto della verità drammaturgica del libretto, i palpeggiamenti continui che i pagliacci riservano a Nedda presente Canio: tutti sanno che è uomo ossessivamente geloso… Non ci è piaciuto neppure il duplice omicidio consumato tra il pubblico, quando, se si rispetta il volere del compositore, questo deve avvenire sulla scena. Il regista fiorentino appare sempre più avvezzo ad un iperrealismo il quale diventa suo malgrado una sorta di parodia della realtà stessa; l’eccesso di particolari, la moltiplicazione di tipi e caratteri in palcoscenico, i quali dovrebbero sottolineare l’azione, finiscono invece col farla perdere di vista. Orribile il Prologo, nel quale Tonio non si esime da nessuna delle caccole della “tradizione”, come orribile lo stesso Tonio che porge il coltello a Canio: “Pagliacci” non è una sceneggiata napoletana.”
All’indomani della ripresa al Teatro Filarmonico di Verona non possiamo che confermare il giudizio espresso allora. Per giunta, viste le ridotte dimensioni del palcoscenico veronese rispetto a quello romano, la calca di personaggi e la confusione nel movimento appaiono ancor più esasperate.
Julian Kovatchev concerta con mano garbata, anche se non con grandissima fantasia, attento a gestire con misura gli equilibri tra buca e palcoscenico. I tempi e le dinamiche orchestrali sono improntati ad un’elegiaca narratività. I volumi sonori, al di là di qualche “intemperanza” si mantengono nella vena della sobrietà.
Il Canio di Rubens Pelizzari convince sin dalle prime battute. Il fraseggio è appassionato e mai sopra le righe, lontano da qualsiasi eccesso. Il bel colore della voce è velato di malinconia e conferisce un valore aggiunto al personaggio.
Efficace il Tonio truce e luciferino di Alberto Mastromarino, anch’egli protagonista di una prova rimarchevole sia per quanto attiene alla recitazione che per quel che riguarda il canto.
La Nedda disinvolta di Amarilli Nizza è scenicamente adeguata ma vocalmente non priva di mende. La linea di canto non è impeccabile e le estreme note acute presentano a tratti qualche fissità.
Molto bene il Beppe scanzonato di Paolo Antognetti, il quale si è ottimamente disimpegnato nella Serenata di Arlecchino.
Non del tutto soddisfacente il Silvio a tratti eccessivamente grossier di Devid Cecconi, baritono dal colore a nostro avviso un po’ troppo scuro per il ruolo e protagonista di qualche “scivolone” d’intonazione.
Bene il coro preparato da Armando Tasso.
Al termine successo pieno per tutti, con la serata conclusa da pagliacci, giocolieri ed equilibristi che hanno simpaticamente invaso la platea scherzando col pubblico.
Alessandro Cammarano