
L'estrema stagione compositiva schubertiana ha indubbiamente come acme le tre utlime sonate per pianoforte che verranno pubblicate postume, e la D 960 è l'ultima delle tre. Ad esse il compositore affida il suo ultimo messaggio di serena malinconia e di virili presagi di morte, anche se non scevri da qualche tocco più lieve; ed è davvero inconcepibile come la produzione sonatistica schubertiana per pianoforte abbia dovuto attendere la seconda metà del secolo da poco trascorso per essere valorizzata ed apprezzata al meglio.
La sublime lunghezza della Sonata D 960 ne fa un pezzo che da solo occupa completamente una metà di un concerto, nella fattispecie la prima metà della serata del pianista Bruno Canino davanti al pubblico di Pieve a Elici, paese in provincia di Lucca la cui attività concertistica è ormai diventato un must nell'estate culturale versiliese.
Canino affronta il primo movimento con una certa circospezione, dovendo anche "prendere le misure" dell'ambiente, la piccola Chiesa di San Pantaleone e la sua acustica. Si distende poi splendidamente nell' Andante sostenuto e nel resto della Sonata, dando fra l'altro particolare rilievo a certe figurazioni della mano sinistra. Uno Schubert nel complesso nobile, virile e contrastato, non certo un autore - come veniva inteso un tempo - per signorine di buona famiglia: anzi, apoteosi del pianismo romantico, che in questa Sonata assurge a vette altissime di intensità compositiva.
I Valzer nobili e sentimentali sono concepiti da Canino come una grande occasione di ricerca del ritmo, a discapito forse di qualche ricercatezza strumentale in più o di particolari timbrici.
Bellissima e piena di fantasia e di colori l'esecuzione della Prima Serie di Images di Claude Debussy, con momenti di miracolosa precisione strumentale. Acme espressivo è stato senza dubbio l'Hommage à Rameau, cioè il secondo movimento, ma in generale l'esecuzione delle pagine debussyane è stata tutta di altissimo livello: si tratta di un autore particolarmente congeniale a Bruno Canino, come confermato da uno dei due splendidi fuori programma, che era il celebre Golliwogg's cake-walk, mirabilmente reso nella sua incessante tensione ritmica.
Il pubblico di Pieve a Elici era piuttosto folto, ed ha decretato all'illustre pianista napoletano un successo molto caloroso.
Fabio Bardelli