
"L'organo parla da filosofo"
(C. M. Widor)
La complessa e particolare figura di Charles-Marie Widor (1844-1937), organista e compositore francese, è affrontata in questo volume della Zecchini Editore da Giuseppe Clericetti, studioso e musicologo. L'autore rifugge però dallo scrivere una vera e propria biografia del musicista; sembra invece volersi soffermare sull'importanza di una figura-simbolo per la cultura e l'evoluzione della musica francese come quella del grande organista e compositore di Lione per metterne in risalto le peculiarità e i collegamenti con l'ambiente dell'epoca.
Se c'è una figura di artista che ha incarnato in pieno, grazie anche alla durata della sua vita eccezionalmente lunga essendosi spento a oltre novant'anni, il passaggio dall'Ottocento al Novecento avendo vissuti intensamente entrambi i periodi, questi è Widor. Per chiarire i limiti temporali, basta dire che da giovane fu a contatto con Gounod e Saint-Saëns, e che tra i suoi allievi vi furono musicisti del novecento come Milhaud e Honegger; fu inoltre per circa sessantaquattro anni titolare del famoso organo Cavaillé-Coll di Saint-Sulpice, oltre che inevitabile "faro" per tutto l'ambiente musicale francese; fu inoltre punto di snodo, musicalmente parlando, fra il passato ossia la grande tradizione (soprattutto bachiana, visto che si parla di musica per organo) e i compositori francesi a lui contamporanei.
Il volume è molto completo e di grande impegno, ed esamina la figura di Charles-Marie Widor a trecentosessanta gradi. L'accurata analisi dà a Clericetti l'occasione per scandagliarne a fondo l'attività musicale sia compositiva che esecutiva (di Widor esistono fortunatamente anche alcune registrazioni), i suoi scritti, e per dare notizie assai dettagliate sul suo entourage artistico e sulle sue relazioni intercorse con la cultura musicale, e non, nella sua lunghissima vita.
L'evoluzione della musica organistica in Francia e soprattutto della sua esecuzione sono attentamente seguite da Giuseppe Clericetti, anche attraverso una gran messe di citazioni e testimonianze, come pure viene indagato il "lascito artistico" di Widor attraverso l'analisi dei suoi allievi e successori.
Un volume dedicato non solo agli appassionati dello strumento o agli ammiratori del famoso musicista che si è praticamente "identificato" con l'organo e la sua letteratura, ma anche a tutti coloro che vogliono farsi un'idea dell'evoluzione esecutiva, accompagnata ovviamente dall'evoluzione tecnica dei costruttori d'Oltralpe, che ha caratterizzato l'organo francese nel passaggio dall'Otto al Novecento.
Bella la veste editoriale curata dalla Zecchini Editore; l'interessante volume si avvale anche di una deliziosa prefazione del celebre organista e compositore Guy Bovet, in forma di lettera indirizzata da Widor stesso, dall'aldilà, all'autore del libro.
Fabio Bardelli