
| FRIEDRICH WÜHRER PLAYS BEETHOVEN |
| Ludwig van Beethoven : |
| - Concerto pour piano n° 1, op. 15, en ut majeur |
| Vienna Pro Musica Orchestra |
| direttore Hans Swarowsky |
| - Concerto pour piano n° 2, op. 19, en si bémol majeur |
| Stuttgart Pro Musica Orchestra |
| direttore Walter Davisson |
| - Concerto pour piano n° 3, op. 37, en ut mineur |
| Stuttgart Pro Musica Orchestra |
| direttore Walter Davisson |
| - Concerto pour piano n° 4, op. 58, en sol majeur |
| Bamberger Sinfoniker |
| direttore Jonel Perlea |
| - Concerto pour piano n° 5, op. 73, en mi bémol majeur |
| Vienna Pro Musica Orchestra |
| direttore Heinrich Hollreiser |
| - Triple concerto op. 56, en ut majeur |
| Württembergisches Staatsorchester |
| direttore Walter Davisson |
| violino Bronislaw Gimpel |
| violoncello Joseph Schuster |
| - Sonate n° 30, op. 109, en mi majeur |
| - Sonate n° 31, op. 110, en la bémol majeur |
| - Sonate n° 32, op. 111, en ut mineur |
| 4 cd TAHRA |
| TAH 704 - 707 |
La lodevole opera della Tahra nel riscoprire e riproporre artisti poco conosciuti, se non quasi dimenticati (il sottotitolo sulla copertina del box "Back from the shadows" è particolarmente significativo, anche se davvero un po' inquietante), prosegue con questo interessante cofanetto di quattro CD dedicati al pianista viennese Friedrich Wührer (1900-1975), il quale si dedicò molto durante la sua carriera concertistica alla musica del Novecento, ma che non poté prescindere dal grande repertorio pianistico ottocentesco.
Sono state così riversate su questi CD alcune sue interpretazioni, una autentica "summa" beethoveniana da far tremare le vene e i polsi a chiunque, oltre che materiale più che sufficiente per avere una idea di come Wührer concepiva Beethoven ed il suo pianismo.
Da questi ascolti mi pare che si possa considerare Wührer pianista di sicura affidabilità, dal quale però non è lecito attendersi né idee né riletture folgoranti, d'altra parte il suo nome è noto pressoché solo agli addetti ai lavori. In linea di massima credo che ci siano sempre dei motivi che giustifichino certe "dimenticanze", anche se con le dovute eccezioni. Wührer si presenta con una tecnica abbastanza affidabile ed ancorato al prevedibile filone della solida tradizione; un pianista, tutto sommato, che appare un po' anonimo, senza né grandi tentennamenti né, purtroppo, tentativi di dire qualcosa di nuovo e meno scontato, cosa che non era evidentemente alla sua portata o semplicemente non lo interessava.
Però vorrei iniziare il discorso partendo dai direttori che in questo cofanetto collaborano con il pianista. La prima cosa che viene da pensare è che Wührer avesse bisogno di uno stimolo, nella persona del direttore, per rendere al meglio; prova ne è che, mentre Walter Davisson e Heinrich Hollreiser (che lo dirigono - purtroppo - in tre concerti beethoveniani su cinque) sono solo "onesti nocchieri", Hans Swarowsky e Jonel Perlea (ma soprattutto il primo) sembrano quasi spronarlo a ricercare colori e ad accogliere qualche loro idea.
Pur senza assecondarli del tutto (in particolare è un peccato non raccogliere i begli spunti di Swarowsky nel Primo Concerto), Friedrich Wührer risulta nel Primo e in parte nel Quarto assai più affidabile che non quando sul podio vi è un direttore di scarsa presa. L'evoluzione di Beethoven dal Primo Concerto, o meglio dal Secondo che fu scritto antecedentemente all'opera 15 anche se pubblicato dopo, al Quinto (e composti nel volgere di circa quindici anni) non risulta in maniera molto chiara da queste esecuzioni, considerando anche lo scarto della qualità dei diversi direttori, e quindi non si capisce bene quale fosse la visione, in merito, del pianista viennese.
Come già detto la personalità non debordante di Wührer pare non discostarsi da una certa salda prevedibile routine, caratteristica che è ancora più evidente nel Triplo Concerto op. 56 ove collabora assai anonimamente con il violinista Bronislaw Gimpel e col violoncellista Joseph Schuster, che risultano abbastanza mediocri.
Il quarto cd con le tre ultime Sonate per pianoforte mi sembra tutto sommato sulla stessa linea, pur riconoscendovi alcuni momenti più suggestivi, come affogati però nell'insieme un po' sfibrato e grigiastro.
Ottimo il lavoro di masterizzazione e la presentazione del box, saggi introduttivi solo in francese ed inglese.
Fabio Bardelli