
| Rigoletto | Alberto Gazale |
| Gilda | Gladys Rossi |
| Il Duca di Mantova | David Miller |
| Sparafucile | Riccardo Zanellato |
| Maddalena | Rossana Rinaldi |
| Giovanna | Lorena Scarlata |
| Monterone | Andrea Patucelli |
| Marullo | Stefanos Koroneos |
| Borsa | Antonio Feltracco |
| Ceprano | Alessandro Battiato |
| La Contessa di Ceprano | Giovanna Beretta |
| Un Paggio | Elena Borin |
| Usciere | Stefano Koroneos |
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| Direttore D'orchestra | Gunter Neuhold |
| Regia | Marco Bellocchio |
| Scene | Marco Dentici |
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Coro del Teatro Municipale di Piacenza |
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| Maestro del Coro | Corrado Casati |
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Orchestra Della Fondazione |
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Arturo Toscanini |
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Si è consumato in quel di Piacenza, l’atteso debutto di Marco Bellocchio quale regista d’opera.
Ammetto di essermi recato a questa recita con un certo timore, soprattutto per via della spregiudicatezza che, particolarmente in passato, ha accompagnato alcuni lavori cinematografici di questo notevole artista piacentino. A giustificare i miei timori basti pensare a quante volte gli appassionati d’opera sono rimasti scottati dal sedicente estro di registi, più o meno famosi, prestati all’opera per soddisfare un loro personale capriccio.
L’ambientazione scenica pensata da Bellocchio nell’immediato secondo dopoguerra padano, non solo è risultata credibilissima ma si è mostrata estremamente attenta alle annotazioni del libretto. L’amore di Bellocchio per Rigoletto si è palesato decisamente attraverso i movimenti richiesti alle masse, mai eccessivi, esenti da platealità fini a se stesse, sempre estremamente naturali a evidenziare l’esperienza cinematografica del regista. La mano esperta di Bellocchio si è vista anche nella moderna recitazione richiesta e ottenuta dai cantanti, almeno per questa volta non con il viso rivolto al pubblico nei momenti topici della vicenda. Visto il positivo risultato ottenuto con questa prima esperienza operistica, inviterei Marco Bellocchio a riprovarci.
Naturalmente parte dei meriti registici, soprattutto quelli legati all’intuizione di una possibile trasposizione storica, sono da dividere con il geniale binomio Verdi – Piave in quanto autori di un capolavoro quanto mai attualissimo.
Non fosse per la presenza nel libretto di pochissimi termini, quali ad esempio la specificità del Ducato come moneta legata ad una precisa epoca storica, potremmo pensare che Piave abbia voluto ambientare Rigoletto in un ipotetico futuro.
Il cast vedeva nel ruolo del titolo Alberto Gazale. Questo baritono sardo, appena trentaseienne, è sicuramente dotato di un buon materiale che, se ben amministrato, potrà consentirgli di diventare uno dei baritoni di riferimento del repertorio verdiano, tuttavia nel corso dell’opera ha alternato buoni momenti (soprattutto nel primo atto), ad altri in cui la sensazione di affaticamento era piuttosto evidente. Inoltre l’indubbia generosità del suo canto, è risultata andare un pochino a scapito di un’interpretazione in debito di sfumature. Del resto l’interpretazione di questo ruolo verdiano necessita oltre ad una obbligata maturazione del personaggio anche una notevole maturità artistica a cui, considerando la sua giovane età, Gazale può sicuramente aspirare.
Il ruolo di Gilda era affidato alla giovane Gladys Rossi, la quale ha mostrato bel timbro e spessore vocale di un certo rilievo anche se deve lavorare ancora, soprattutto cercando di arrotondare l’emissione al fine di ridurre un pochino una leggera asprezza di fondo. E’ sicuramente un soprano lirico – lirico leggero da seguire con interesse per le potenzialità evidenziate.
David Miller nei panni del Duca, è risultato musicalmente non ineccepibile, ma soprattutto dotato di un timbro sgradevole. Forse un tenore che all’estero potrà costruirsi una sua carriera in quanto possiede tutte le note necessarie ed un aspetto fisico di notevole effetto, ma in Italia dove, chi più e chi meno, si è tutti un po’ melomani, avrà vita difficile. Infatti il pubblico piacentino non gli ha risparmiato una decisa contestazione, purtroppo costellata dagli eccessi di qualche maleducato che non ha saputo aspettare il momento giusto per le esternazioni.
Buona impressione hanno destato Andrea Patucelli e Rossana Rinaldi nei rispettivi ruoli di Monterone e Maddalena, così come sufficiente è stato lo Sparafucile di Riccardo Zanellato.
Gunter Neuhold ha diretto con buon mestiere, riuscendo in più di un’occasione ad evitare scollamenti tra buca e palcoscenico, mostrando attenzione ai cantanti non lasciandosi andare a sonorità eccessive, ben coadiuvato dalla buona orchestra della Fondazione Arturo Toscanini
Il pubblico che domenica pomeriggio affollava il Teatro Municipale si è mostrato vivo e partecipe come raramente mi è capitato di annotare in tempi recenti, anche in altri teatri ed ha applaudito calorosamente la produzione nel suo complesso, riservando i dissensi al povero David Miller.
Danilo Boaretto