
| Arianna | Denia Mazzola |
| Bacco | Cesare Ruta |
| Zerbinetta | Patrizia Cigna |
| Eco | Angelica Girardi |
| Driade | Angela Masi |
| Naiade | Teresa di Bari |
| Un Vigile, Brighella | Mark Milhofer |
| Un Cardinale, Il Presidente Russo, Truffaldino | Pietro Naviglio |
| Un Segretario, Scaramuccia | Andrea Giovannini |
| Un Fotografo, Arlecchino | Filippo Bettoschi |
| Un Generale | Paolo Panaro |
| Madame Jourdain | Liliana Randi |
| Monsieur Jourdain | Peppe Barra |
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| Direttore | Arnold Bosman |
| Regia | Giuseppe Sollazzo |
| Scene | Michele Della Cioppa |
| Costumi | Giusi Giustino |
| Coreografia | Elisabetta Rosso |
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Istituzione Concertistico Orchestrale |
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Della Provincia di Bari |
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E |
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Piccinni Ballet |
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Prova Generale |
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Nel 1991 la ferita inferta dal rogo del Petruzzelli interruppe la STAGIONE LIRICA DI TRADIZIONE della città di Bari, non l’amore dei baresi per l’opera.
Molti si adattarono a fare i pendolari per seguire le produzioni delle altre città, altri chiesero insistentemente alle istituzioni l’allestimento di una stagione di “riserva”.
A questa esigenza ha potuto rispondere il Teatro Piccinni, teatro solitamente addetto alle produzioni di prosa.
Le opere in cartellone per il 2003-2004 sono state: “Don Giovanni”, “La Cenerentola”, “Otello,il sinistro incanto”, “La Bohème”.
Poi le tre recite di “Ariadne auf Naxos”(la prima mercoledì 3 marzo, le repliche il 5 e il 7) e prossimamente “Così fan tutte” e “Lucia di Lammermoor”.
L’Ariadne della quale il primo marzo, è andata in scena la prova generale(aperta agli studenti) si inserisce nel solco di un progetto del Comune di Bari: creare una continuità tra il teatro di prosa e quello operistico.
Il capolavoro di Richard Strauss e Hugo von Hofmannsthal andò in scena al Konigliches Hoftheater di Stoccarda, come finale del Borghese Gentiluomo di Moliere. L’opera non ebbe successo e i due furono costretti a riprogettarla aggiungendovi un prologo e nuovi personaggi (proposta nel 1916). Per molto tempo sono quindi andate perdute anche le musiche di scena che Strauss scrisse per il Borghese e tre arie di cui una scritta proprio per Monsieur Jourdain.
La novità della produzione barese sta proprio nella “riesumazione” della versione del 1912.
Per descrivere lo spettacolo bisogna innanzitutto considerare che l’intera vicenda è stata trasposta in età contemporanea.
Monsieur Jourdain, interpretato da uno straordinario Peppe Barra, appare dall'ingresso del fondo della platea, accompagnato da una bellissima ragazza in abiti molto ristretti. Alla sua “amica” spiega che ha comprato l’intero teatro per la moglie: “Mia moglie mi diceva sempre: PORTAMI A TEATRO!PORTAMI A TEATRO!...e io le ho portato il teatro”. È la sera dell’inaugurazione, ma non solo: sua figlia si fidanzerà con il poco raccomandabile figlio del presidente russo. Il capo di stato sarà infatti presente alla serata di gala.
Il nostro borghese concorda con il segretario l’impronta da dare all’evento: “uno spettacolo con musica, balli, quiz, ricchi premi e cotillon”. È ora di provare. Si faccia largo a tre cantanti liriche(che intonano due arie di Strauss). Jourdain applaude ma queste “canzoni” gli danno noia. Molto meglio una che conosce lui: toccherebbe all’aria di Richard Strauss scritta appositamente per il personaggio di Moliere, ma siamo a Bari e gli organizzatori hanno pensato di far cantare all’attore napoletano un’aria dedicata a Narciso, tratta da “Le donne vendicate” di Niccolò Piccinni.
Dopo aver cantato, non c’è più tempo da perdere. Jourdain ha deciso di candidarsi alle elezioni: “Nessun programma politico” assicura il segretario “meno si capisce quello che dici più è facile ottenere dei voti”. Ed eccolo impegnato a curare il fisico: trekking, step accompagnato dalle guardie del corpo e passi di danza. Distribuisce le sue immagini autografate, compie azioni generose: si fa fotografare mentre dona ad un povero uomo un intero salame(salvo poi riappropriarsi del mangiabile una volta immortalato)o mentre coccola un neonato. Poi per rendere ancora più importanti le sue “gesta” detta comunicati stampa a destra e a manca.
Ma i suoi propositi per la serata vengono disattesi dalla signora Jourdain.
Lei ha organizzato una serata di beneficenza per i bambini ceceni vittime della guerra e verrà rappresentata la bellissima opera di Richard Strauss. Il marito è disperato: dovrà sorbirsi una barbosissima MARIANNA A SPASSO e come giustificare la presenza di ceceni di fronte al presidente russo?
Ma la moglie lo tranquillizza: gli appassionati d’opera potrebbero garantirgli voti e poi il teatro è da sempre il termometro di quello che vuole la società.
Monsieur Jourdain se ne convince: si cambia d’abito e fa una presentazione per il pubblico. Falsamente commosso, assicurando che lui è un uomo che si è fatto da solo, afferma di aver acquistato il teatro perché: “… il pubblico ha la febbre e il teatro è il termometro per misurarla, quindi e cultura. Ma è ora di lasciare spazio all’ Arianna a Nasso”.
L’orchestra intona l’ouverture. Si alza un telo nero. Sul fondo della scena ce n’è un altro bianco. Attraverso il teatro delle ombre tre mimi rappresentano il mito di Arianna e Teseo fino alla morte del Minotauro. Poi il telo nero cala nuovamente. Entrano in scena Driade, Naiade ed Eco. Piangono, parlano della disperazione di Arianna. Sul telo intanto, attraverso un proiettore vengono mostrati gli occhi della principessa solcati dalle lacrime.
E finalmente possiamo vedere la sfortunata amante. Distrutta dal dolore, ricorda l’unica cosa bella al mondo: “Heiss Theseus-Ariadne”…“si chiamava Teseo-Arianna”. Ora tutto è perduto. L’amante l’ha tradita e lei ora vorrebbe solo morire per non soffrire più.
Sempre dalla platea appaiono le maschere della commedia dell’arte italiana(Arlecchino, Truffaldino, Scaramuccia e Brighella) che hanno abiti moderni e un cappello con due corna rosse e Zerbinetta.. Pensano quasi che la principessa sia pazza ma poi cercano di allietarla con una canzone. Nulla da fare. Arianna non solleva nemmeno la testa.
Ci prova anche Zerbinetta: certo gli uomini sono infidi ma lei sente sempre il desiderio di una nuova libertà di un nuovo amore e quasi non si rende conto che la principessa è entrata nella grotta.
Arlecchino ritorna in scena per corteggiare la bella Zerbinetta. Lei lo rifiuta momentaneamente, ma dopo aver danzato con le altre maschere e spiegato loro qual è il modo migliore di corteggiare una donna attraverso un lavagna con simpatici disegni cede proprio ad Arlecchino.
La Driade, la Naiade ed Eco appaiono eccitate. Una nave è giunta in porto. La governava un Dio giovane e bellissimo. È Bacco, che ha affrontato varie prove prima di giungere a Nasso, in particolare è rimasto illeso ai sortilegi di Circe.
Ancora dietro le quinte intona una canzone sprezzante proprio nei confronti della maga. Arianna turbata dalla bellissima voce del Dio che ha scambiato per quella di Teseo si precipita fuori dalla grotta. Poi delusa pensa che sia Mercurio, il messo della morte, ma Zerbinetta le annuncia l’arrivo di Bacco e la principessa sente il desiderio sempre più forte di conoscerlo.
Bacco non appena vede se ne invaghisce e, alla richiesta di lei di portarla sulla sua oscura nave per dimenticare il passato pieno di dolore, la bacia. Arianna si sente diversa e rinata. Non vuole più morire. Desidera una nuova vita con il Dio. I due che si abbandonano su una roccia scompaiono alla vista degli spettatori. Zerbinetta riappare sul palco. La sua filosofia di vita ha trionfato mentre la voce di Bacco fuori scena rassicura Arianna: moriranno prima le stelle che il loro amore. Una luce solare inonda la scena. Le maschere riappaiono, ballano felici, finalmente nei loro costumi tradizionali. Dall’alto cadono petali bianchi.
Un telo trasparente cala dall’alto, tutti si immobilizzano. Riecco Monsieur Jourdain con un abito settecentesco e la tipica parrucca cotonata rientra in scena.
“La prosa non è verso, lui non sarà mai un gentiluomo ma cosa fare? Lui rinuncerebbe a tre dita della mano. E chi non lo farebbe al posto suo!”
Il progetto di questa rappresentazione era abbastanza ambizioso. Richiedeva, infatti, una compagnia di attori e cantanti di livello.
Se per il Borghese gentiluomo(in versione ridotta) gran parte del peso gravava sulle spalle di Peppe Barra, non bastava la sola Denia Mazzola a reggere l’Arianna a Nasso.
Ma nonostante tutto lo spettacolo è stato di buon livello.
Molto interessante la voce di Mark Milhofer (Brighella). Un tenore leggero, che in alcuni momenti ha rievocato il timbro di Alva. Il paragone può sembrare assurdo ma, questo cantante che mi pareva piuttosto giovane può sicuramente, secondo me, imporsi all’attenzione di teatri più importanti.
Godibili anche le prove di Pietro Naviglio(Truffaldino)e Andrea Giovannini (Scaramuccio)che per altro hanno anche interpretato il ruolo rispettivamente del Cardinale- presidente Russo e del segretario di Monsieur Jourdain in Moliere.
Bella voce quella di Filippo Bettoschi (Arlecchino). Molto bravo anche in scena, rendeva benissimo la sfacciataggine della maschera.
Teresa Di Bari (Naiade) non è stata sempre felicissima nell’emissione ma tutto sommato la sua prova non è stata malvagia.
Buone le prestazioni di Angela Masi (Driade) e Angelica Girardi (Eco).
Cesare Ruta (Bacco) è stato un po’ il punto interrogativo della serata. La sua voce mi è apparsa sempre un po’indietro. Oltre che la sua presenza in scena quasi impacciata.
Patrizia Cigna (Zerbinetta) ha risolto al meglio la sua prova, un po’in difficoltà nei difficilissimi passaggi di registro ha concluso la sua aria principale con un sovracuto limpido e ben tenuto.
Nel ruolo del titolo, come già detto, Denia Mazzola. Certo solo il nome richiamava l’attenzione dell’ascoltatore, ma nel modo di muoversi in scena, nella attenzione posta all’emissione si poteva percepire appieno la sua bravura. Al suo settimo debutto stagionale (come aveva affermato in conferenza stampa) ha mostrato davvero una grande personalità.
Bella la prova dell’orchestra provinciale, diretta da un bravo Arnold Bosman che ha anche interagito con gli attori nella commedia di Moliere.
Convincente la regia di Giuseppe Sollazzo, più estroversa e divertente per il Borghese gentiluomo, più delicata e misurata per l’Arianna, non per questo meno riuscita.
Un po’ scarne e poco efficaci le scene di Michele Della Cioppa.
In definitiva uno spettacolo che meritava di essere riproposto e che Bari ha onorato secondo le sue possibilità nel migliore dei modi.
Luciana Solazzo