
Nove giovanissimi cantanti, tutti europei e tra di loro cinque italiani: due soprani, un mezzosoprano, un contraltista, quattro baritoni, un basso; questa la finale del XXIII Concorso lirico internazionale Iris Adami Corradetti.
Corre immediatamente l’obbligo di plaudire, una volta tanto, alla commissione, presieduta da Mara Zampieri e composta da Peter Mario Katona, direttore artistico Teatro Covent Garden di Londra, Josef Hussek, direttore artistico Teatro dell' Opera di Amburgo, Jesus Iglesias Noriega, direttore artistico Teatro Real di Madrid, John Mordler, consulente artistico, Fortunato Ortombina, direttore artistico del Teatro La Fenice di Venezia, Renate Kupfer, consulente casting, Walter Vladarski, agente internazionale di Vienna, Mariano Horak, agente internazionale di Zurigo, Saverio Clemente, agenzia "All'Opera”, Alessandro Ariosi, agente "Opera Art".
Ci troviamo completamente d’accordo col giudizio dei commissari.
Vincitore il giovane contraltista fiorentino Antonio Giovannini, che possiede una voce di bel timbro ed una linea di canto limpidissima, oltre che un’impressionante sicurezza nelle agilità; nella prima parte del concerto Giovannini ha assai ben figurato nella struggente “Stille amare” dal Tolomeo di Haendel, mentre nella seconda si è assicurato la vittoria con un “Nel profondo cieco mondo” dall’Orlando furioso di Vivaldi, aria tra le più ardue, che ha sfiorato la perfezione.
Non nascondiamo che la nostra favorita è la seconda classificata, il ventiduenne soprano goriziano Diana Mian, che, nonostante la giovanissima età, ci è apparsa non solo matura per quanto attiene l’aspetto più squisitamente vocale, ma anche per il suo modo di porgere ed interpretare il canto. Magnifico il suo “Inno alla luna” dalla Rušalka, intenso e struggente, vissuto ancor prima che cantato, ed altrettanto riuscito il “Depuis le jour” dalla Lousie. Intelligente anche la scelta dei due abiti indossati dalla Mian, argento per Rušalka e rosso per Louise, entrambi semplicissimi ma estremamente appropriati e, diremmo, evocativi.
Terzo posto per il basso vicentino Luca dall’Amico, voce importante e presenza autorevole; convincenti sia il “Vi ravviso o luoghi ameni” che il “Come da ciel precipita”. Dall’Amico ha ottenuto anche una delle due borse di studio offerte dal Circolo della Lirica di Padova.
Vogliamo ricordare, tra i non vincitori, Simone Piazzola, che la sera prima si era classificato terzo al Concorso Internazionale Voci verdiane “Città di Busseto”. Piazzola possiede, a nostro giudizio, un autentica voce di baritono verdiano, brunita e calda nel timbro, incisiva nell’accento. Bene ha figurato nel “Per me giunto è il dì supremo”, cantato con intensità e partecipazione, un po’ più guardingo è apparso nel donizettiano “Cruda funesta smania”, nel quale ha denunciato qualche segno di affaticamento. Piazzola ha ricevuto la borsa di studio offerta da Enzo Sigurtà.
Merita una menzione anche il baritono Vittorio Prato, voce chiara, linea di canto limpida, begli accenti. Ci è particolarmente piaciuto nell’aria di Valentin “Avant de quitter ces lieux” dal Faust di Gounod e non ci è spiaciuto il “Hai gia vinto la causa” da Le nozze di Figaro.
Ricordiamo, per dovere di cronaca, gli altri finalisti: i baritoni Evgeny Liberman e Valeriu Caradja, il soprano Cristina Pasaroiu, vincitrice della borsa di studio assegnatale quale finalista più giovane nonché della seconda borsa offerta dal Circolo della Lirica di Padova, ed il mezzosoprano Giuseppina Bridelli.
Nota stonata della serata la prestazione, largamente deficitaria, dell’Orchestra Filarmonia Veneta “G.F. Malipiero” soporiferamente diretta da Eric Hull.
Grande successo da parte de pubblico che letteralmente gremiva il Teatro Verdi.v
Alessandro Cammarano