
Raina Kabaivanska è stata ospite a Vercelli per due settimane in occasione della 57esima edizione del concorso Viotti di Canto di cui è stata Presidente di giuria. L’abbiamo incontrata prima della serata di gala a lei dedicata in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria.
Signora Kabaivanska, si ricorda qualcosa, un aneddoto, un particolare, di quella serata del 1959 che segnò il suo debutto operistico nel Tabarro di Puccini proprio qui, al Teatro Civico di Vercelli?
Di sicuro non ho avuto paura. Sa, io sul palcoscenico mi sentivo già a casa mia, e poi il fatto di entrare in un personaggio e dargli vita mi ha sempre affascinato. E’ forse anche un modo di evadere dalla realtà…
Chi cantò al suo fianco?
Piero Cappuccilli nel ruolo di Michele e il direttore era Ino Savini, oggi un po’ dimenticato ma preparatissimo. Mi ricordo che la recita mi fruttò 6000 lire, mentre Piero ne prese 8000! Poi feci Pagliacci a Trento e così iniziai a farmi conoscere. Non accettai mai ruoli secondari, e questa poteva essere un’arma a doppio taglio, ma le cose andarono bene…
Lei è ricordata da tutti come una della più grandi Tosche del secolo, d'altronde ha cantato il ruolo 400 volte…
...ma ho fatto anche 400 Butterfly! E sono sempre stata molto curiosa: ho cantato l’Armide di Gluck, la Vestale di Spontini, ho riscoperto la Fausta di Donizetti con Renato Bruson per giungere al teatro del Novecento che adoro. Se mi chiedessero che cosa preferirei cantare fra Tosca e il Caso Makropoulos di Janacek non avrei dubbi a scegliere l’opera del compositore ceco. Qualcuno si meraviglierà ma la musica, la “grande” musica viene prima di tutto. E Janacek, ma anche Britten con il suo Turn of the Screw o Poulenc con i Dialogues des Carmelites sono compositori straordinari che hanno scritto capolavori assoluti. Ed io sono fiera di averli in repertorio. Una curiosità: ho cantato anche Wagner e Strauss, ma solo in italiano, perché non conosco il tedesco e se non so quello che dico non riesco ad interpretare nulla…
Ma torniamo a Tosca. Come si fa a cantarla 400 volte e trovare ancora stimoli?
E’ lì il bello. Uscire dal mondo e calarsi nei panni di Floria Tosca, “essere” Floria Tosca! Quando rivivo un personaggio per me non nuovo, in realtà è sempre nuovo. Io dò tutta me stessa…
E il pubblico che l’ha applaudita se ne è accorto!
Lei è molto gentile, ma io le voglio ribadire che la musica nasce e muore. Si consuma in un attimo. Ed è quell’attimo che l’artista deve saper cogliere. La musica è inafferrabile…
…allora è per questo motivo che non è mai stata interessata a sottoscrivere contratti con le più importanti major discografiche
Certo. Io sono uno spirito libero, caparbia e orgogliosa.
Ma non pensa che legandosi a questi colossi del disco ne avrebbe potuto trarre solo giovamento?
Forse. Quando dopo il debutto al Metropolitan mi vennero a cercare due importanti discografici io forse non colsi l’attimo, non intuii come sarebbero andate le cose. Pensi che una volta durante una seduta di registrazione, proprio perché non sottostavo a certe “regole” l’ingresso della mia voce nel mixer era tenuto costantemente più basso degli altri! Un vero e proprio boicottaggio. Le registrazioni hanno effettivamente creato miti ed eroi, condizionando i gusti della gente, ma quanti compromessi!
…e molte volte gli eroi erano di cartapesta! D’altronde un’altra grande cantante di oggi, Mariella Devia, ha preferito le recite dal vivo al mondo del disco…
E con quali risultati! E’ la numero uno. Io consiglio ai miei allievi di andare a sentirla. Che tecnica! E’ grazie alla tecnica che si può cantare per 50 anni. Oggi purtroppo i giovani molte volte si bruciano presto proprio per mancanza di studio.
A proposito di giovani, lei ha istituito un Fondo in Bulgaria, finanziato in prima persona da “Raina Kabaivanska”, che aiuta gli allievi più meritevoli…
Mi stanno troppo a cuore i più giovani. Il loro futuro non è sempre roseo. Il mondo dell’opera li sfrutta e molto spesso cantano per un tozzo di pane.
E il Viotti li può aiutare?
E’ inutile negare che la carriera di un giovane cantante è in mano alle agenzie liriche, ma una vittoria al Concorso Viotti rimane comunque un titolo prestigioso.
Tornando infine un’ultima volta alla sua carriera, un titolo, un’opera che avrebbe voluto fare e che non le è stato possibile?
Lady Macbeth di Verdi
E un musicista che non ha affrontato e che se tornasse indietro metterebbe in repertorio?
Sicuramente Monteverdi. Un gigante! Purtroppo ho cantato solo qualche brano della Poppea…Forse i tempi non erano ancora maturi ma comunque mi rifarò fra pochi mesi quando sarò in commissione ad un concorso di canto proprio dedicato a Claudio Monteverdi che si terrà a Verona.
Lei è instancabile! Oltre all’attività didattica ha appena cantato il ruolo della Contessa nella Dama di Picche di Ciaikovsky al San Carlo di Napoli…
…e lo rifarò a Tolosa l’anno prossimo (ndr a 73 anni)! Mi sento di poter dire che invecchiando si lavora di più!
In bocca al lupo Raina!
Massimo Viazzo