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Si parla di danza classica
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SETTENOTE
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Messaggio da SETTENOTE » 01 apr 2005 11:14

Ho ricevuto una mail la cui fonte ritengo attendibile.
Faccio il copia incolla, sperando non si tratti della solita burla.



http://www.akkuaria.com/modules.php?nam ... le&sid=351

Cordiali saluti
Vera Ambra
http://www.akkuaria.net"
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di Vera Ambra

ho ricevuto poc'anzi una lettera che qui di seguito vi riporto.
Vi assicuro che un'emozione così forte l'ho provata quando ho visto danzare per la prima volta Maximiliano Guerra e quando ho visto il film di Bill Eliot. Via via che scorrevo le righe mi sono immedesimata nei panni di questa famiglia che sgomenta non sa che fare... ma io so per certo che come la richiesta ha toccato il mio cuore so che la stessa cosa farà con voi.









Buon giorno,
con la presente vorrei portare a Vs. conoscenza del Vs. Club che da sempre so attento alla Cultura del nostro paese, di quanto in questo periodo sta accadendo nella mia famiglia.
Mi chiamo Antonio Borsetti e risiedo a Rimini in Via San Lorenzo in Correggiano, 62. Sono padre di tre figlie, di cinque, quattordici e sedici anni.
La vicenda riguarda in particolare mia figlia Chiara, oggi quattordicenne, che sta vivendo un momento della propria vita a dir poco indimenticabile, per la sua formazione scolastica e professionale.
Dopo due anni di danza moderna, Chiara ha scelto danza classica da soli tre anni e ha frequentato la scuola dell'Arabesque Dance Center di June Gallagher, conseguendo traguardi per una ragazzina della sua età non trascurabili.
Su suggerimento dei suoi insegnanti nell'aprile 2004, decido, visti gli apprezzamenti, le doti che mi sono elencate, di iscrivere Chiara all'audizione alla scuola di ballo del Teatro alla Scala di Milano. Fra centinaia di candidate Chiara è accettata alla scuola.
Luglio 2004; Chiara frequenta uno stage con il canadese Philip Beamisch, oggi allenatore e personal trainer della signora Alessandra Ferri, Etoile del Teatro alla Scala di Milano e dell'American Ballet Theatre di New York.
Dopo appena una settimana di lavoro mi manda a chiamare per un colloquio dove mi prospetta, "viste le doti e la classe artistica della ragazza", di iscriverla al più presto al Central Pennsylvania Yuoth Ballet, oggi fra i migliori College al mondo per la formazione e lo studio di ragazzi così dotati.
Pur fieri di questo giudizio, per noi genitori il passo è ritenuto troppo grande per una ragazza, pur matura e motivata come Chiara, che comunque ha solo 13 anni. Vista anche l'opportunità, per noi già importantissima, di lavorare dal primo settembre 2004 a Milano, in una scuola che qualsiasi italiano sicuramente intende come la più importante scuola nazionale di danza.
Beamisch però insiste. Vede in Chiara doti che vanno oltre la formazione che avrebbe potuto ricevere alla Scala di Milano, anche perchè lui stesso è stato per anni insegnante in quella struttura.
Dopo alcuni giorni Beamisch ci chiama per invitarci ad una rappresentazione di gala con Alessandra Ferri al Teatro Ponchielli di Cremona, dove sono presenti etoile e primi ballerini di tutto il mondo. Lì la Ferri potrà direttamente giudicare il talento di Chiara ed eventuamente avvalorare il giudizio di Beamisch.
Il 20 Luglio 2004 assieme a Beamisch, io mia moglie e Chiara partiamo per Cremona. Chiara entra in teatro e tutta la mattina si allena assieme a questi personaggi della danza mondiale. Nel primo pomeriggio mentre io e mia moglie passeggiamo per Cremona nell'attesa della serata per la visione dello spettacolo, arriva una telefonata di mia figlia che mi annuncia che la signora Alessandra Ferri vorrebbe parlare con noi.
Ci dirigiamo verso il teatro e accediamo ai camerini degli artisti dove la Ferri ci aspetta e ci prospetta di indirizzare Chiara non al Central Pennsylvania Yuoth Ballet, ma addirittura all'American Ballet di New York.
L'unico presupposto è che Chiara, previa Audizione, sia selezionata dalla commissione Americana, senza alcun'influenza da parte sua.
Per mia figlia si tratta di un traguardo enorme, che nessuna ragazzina italiana della sua età ha mai raggiunto ed è in ogni caso il sogno di molti professionisti nel mondo, un punto d'arrivo nella formazione di ogni ballerino classico.
Cosa ben diversa naturalmente per noi genitori che pensiamo non solo alla Danza, ma anche alla formazione scolastica e alla lontananza dalla famiglia.
Prospetto queste mie perplessità alla signora Ferri, che insiste e sembra tenere moltissimo a questa ragazzina, tanto che s'impegna a comunicarci al più presto, dopo il suo ritorno negli Stati Uniti, sulla possibilità di effettuare gli studi alla Scuola d'Italia di New York e di trovarle personalmente un alloggio presso una conoscente, che già ospita delle studentesse.
Il tempo di tornare a New York e la Ferri conferma la possibilità tecnica di quanto ha prospettato. Nel frattempo Chiara inizia a frequentare dal 1 settembre 2004 la scuola di ballo del Teatro alla Scala di Milano, dimostrandosi matura negli studi e nella convivenza con le coetanee.
Ormai sembra tutto abbastanza definito, lavora con ambizione alla Scala, frequenta il Liceo Linguistico e vive in un collegio frequentato da ballerine classiche.
Il 22 settembre, nella nottata ricevo una telefonata da New York, dove una segretaria italiana dell'American Ballet mi annuncia che Chiara Borsetti è stata ammessa alla scuola.
Comunico immediatamente la notizia a Philip Beamisch in Canada, che raggiante chiama telefonicamente Alessandra Ferri, che si attiva immediatamente per comunicarmi i contatti necessari per il trasferimento di Chiara a New York.
Telefono il giorno seguente alla prof. Bianca Maria Padolecchia Goodrich, Preside della Scuola d'Italia a Manhattan, che mi spiega la necessità di frequentare il suo istituto per Chiara, poiché la ragazza entrerebbe così gradualmente nella dimensione americana con meno traumi dovuti alla lingua.
Mi comunica anche i costi della scuola che si aggiungono alla retta dell'American Ballet e che si sommano ai costi del Tutor nonchè alle spese per viaggi e trasferte.
Sono veramente dispiaciuto, ma non potrò da solo affrontare tali spese.
Chiamo immediatamente tutte le persone che vedono in Chiara un talento e che le farebbero rinunciare la frequenza presso la Scala di Milano per un'esperienza importantissima come quella dell'American Ballet.
Da tutti ottengo la medesima risposta: "Non è possibile che in Italia nessuno possa interessarsi ad un evento talmente unico".
Tutti mi incoraggiano: "vedrai che facendo conoscere la storia, quasi inverosimile, di Chiara, troverai il modo di farti finanziare un progetto così importante per lei, ma anche per tutti noi".
I media del ns. paese si interessano immediatamente alla storia di Chiara, Testate giornalistiche nazionali, Reti televisive e redazioni come Verissimo e Maurizio Costanzo vogliono rendere pubblica questa piccola favola.
Speranzosi nel fatto che qualcosa possa accadere Chiara insieme a noi genitori parte per New York.
Giunti al Lincoln Center di Manhattan, dove Chiara frequenterà la School of American Ballet veniamo a sapere che Chiara è l'unica Europea ammessa a questa prestigiosa scuola.
La solidarietà a New York è grande e quasi ci imbarazza, ma ci dà grande sicurezza nel lasciare una ragazza di soli quattordici anni in un paese così lontano.
Dopo una settimana noi genitori torniamo in Italia e ci muoviamo immediatamente per prendere contatto con le autorità locali e non: Comune, Provincia, Regione, Comunità Europea.
Da tutti una risposta simile: non sono previste borse di studio per una ragazza così giovane e non rientra nelle categorie degli aventi diritto per la Comunità Europea, che finanzia eventualmente i talenti Extracomunitari in Europa ma non Europei negli Stati Uniti d'America.
Nel frattempo mi attivo per costituire una Associazione denominata "Amici di Chiara" con lo scopo di reperire fondi da destinare a giovani talenti italiani che studiano all'estero, nell'intento di baipassare le questioni burocratiche che rendono difficoltoso il finanziamento a soggetti privati.
Il 24 Febbraio 2005 riesco ad avere un appuntamento a New York con il Console Antonio Bandini il quale prende a cuore la causa di Chiara e si attiva immediatamente contattando Fondazioni e comunità italiane negli Stati Uniti e le varie Istituzioni nel nostro paese.
Sono fiducioso nell'operato del Console Antonio Bandini, ma rimango fortemente deluso dalle istituzioni Italiane che a voce mi avevano promesso solidarietà.
I giorni passano e il silenzio regna sovrano, io e la mia famiglia ci sentiamo abbandonati a noi stessi, tutte le belle iniziative che d'apprima sembravano finire in porto per sostenere Chiara nella sua esperienza a New York, ora sembrano scogli insormontabili.
Tutti sapevano che l'avventura di Chiara sarebbe costata circa 50.000 dollari, e soprattutto si sapeva che la famiglia non poteva da sola sostenere tale onere.
L'avventura per una ragazza così giovane è grande e importante, sicuramente non nella norma, ma vista la volontà e la tenacia di Chiara nel perseguire il suoi obbiettivi nello studio e nella danza sopportando apparentemente senza timori la lontananza dalla famiglia, tenterò ancora per quanto mi sia possibile, qualche estremo tentativo, affinché questa "avventura" possa continuare.
Vi ringrazio anticipatamente per l'interesse, nella speranza di avere un riscontro o anche un semplice consiglio su come operare per portare a termine questo progetto che non abbiamo scelto, né perseguito, ma che ci ha coinvolti come famiglia.


Distinti Saluti.
Antonio Borsetti
a.borsetti@socos.it

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Tel. 0541-731251 mob. 335-251307

ASSOCIAZIONE AMICI DI CHIARA
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Messaggio da legolas » 01 apr 2005 11:31

...è che oramai le bufale vengono confezionate benissimo... :wink:
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