...m'è parso di dover considerare András Schiff, che il 6 agosto, con l'ottima collaborazione del tenore Piotr Beczala (ci fosse stato lui con Abbado il 18 maggio a Berlino!) e del baritono Christian Gerhaher, ha eseguito nel Großes Festspielhaus di Salisburgo la versione pianistica del Lied von der Erde. Mahler la ricavò con alcune modifiche armoniche dl testo orchestrale (in altre parole, non coincide con l'abbozzo della "sinfonia" su due pentagrammi); cosa per me sorprendente, non s'erano avute esecuzioni pubbliche di questa versione prima del 1986 (ottantasei!), quando Wolfgang Sawallisch la presentò a Salisburgo.
All'inizio, sentire en blanc et noir la densissima trama armonica e contrappuntistica del Lied von der Erde m'ha fatto senza dubbio una strana impressione, ma il fraseggio sopraffino di Schiff, nascente dal suo totale dominio della struttura dei sei pezzi, e l'ideale equilibrio con il "peso" sonoro delle due voci m'hanno portato in fretta a rinunziale a ogni rimpianto della versione orchestrale. Nelle mani e sotto la testa di Schiff, la scrittura pianistica di Mahler appare abilissima; in particolare, l'attacco e la condotta di Der Einsame im Herbst sono stati indimenticabili.
Non meno emozionante, era stata nella prima parte della serata l'esecuzione della grande Sonata schubertiana in Sol maggiore D894. .
Due giorni prima, nella sede piú "cameristica" e da lui prediletta del Mozarteum, Schiff aveva "accompagnato" il baritono inglese Maltman (a cui Mahler non mi sembrò congeniale come a Schiff), sette Lied dai diversi quaderni di Des Knaben Wunderhorn –anche in questo caso sono d'Autore le versioni pianistiche dei cinque pezzi piú noti in veste orchestrale–, tra i quali i notissimi Der Tambourg'sell e Wo die schönen Trompeten blasen.
Nella serata del 4 agosto, prima di Mahler Schiff aveva eseguito da par suo la tragica Sonata in Mi bemolle minore "Anno 1905" di Janáček. La seconda parte del concerto fu poi dedicata all'infrequente ma intensissimo Cornèt (meglio segnare l'accento...) di Viktor Ullmann (propriamente: Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke, 12 pezzi per pianoforte e voce parlata, scritti nel campo di deportazione di Theresienstadt e fortunosamente sopravvissuti all'assassinio dell'Autore). Devo dire che la voce del celebre attore Bruno Ganz non è riuscita a staccarmi dal ricordo prepotente della ieraticità con la quale il vecchio Fischer Dieskau aveva recitato la meravigliosa "prosa lirica" di Rilke nella stessa sala qualche anno fa; ma la presenza alla tastiera, questa volta, d'uno Schiff ha riequilibrato l'insieme, facendomi rimpiangere che le composizioni pianistiche di Ullmann (sette Sonate e uno splendido Concerto con orchestra) siano assenti dal repertorio dei maggiori interpreti.
In entrambe le serate il pianista budapestino ha utilizzato un Bösendorfer Imperial, strumento che predilige e dal quale è capace di trarre una varietà incredibile di timbri e sfumature dinamiche.
