Muti a Napoli, Firenze e Milano con la CSO nel Tour del gennaio 2020

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marcob35
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Muti a Napoli, Firenze e Milano con la CSO nel Tour del gennaio 2020

Messaggio da marcob35 » 28 ago 2019 19:41



...continui,inutili,pretestuosi,ammorbanti,futili,oziosi,sterili,irragionevoli fatui,insensati,ripetitivi e gratuiti interventi, che dispensa con straordinaria generosità in tutte le sezioni del forum affliggono pesantemente.
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mascherpa
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Re: Muti a Napoli, Firenze e Milano con la CSO nel Tour del gennaio 2020

Messaggio da mascherpa » 29 ago 2019 10:05

Trovo di un'ignoranza inesplicabile, per non dire vergognosamente piccolo-borghese, che i signori della CSO mettano il titolo del pezzo di Mendelssohn in inglese, mantenendo invece in tedesco quello del pezzo di Hindemith. Passi per quello russo di Prokof'ev, viste anche le radici inglesi di esso, e per il Requiem Mass, che, sebbene fastidioso vicino al nome di Verdi, può essere digerito come una denominazione di genere assimilabile a Symphony.

P.S. Superfluo farmi notare che in questo post si sommano le mie scarse simpatie per gli Americani in genere e per il maestro Muti: lo so già da solo... :mrgreen:
Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

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Giulio Santini
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Re: Muti a Napoli, Firenze e Milano con la CSO nel Tour del gennaio 2020

Messaggio da Giulio Santini » 29 ago 2019 11:42

Avranno preso ispirazione dalla schizofrenia di Wikipedia.

ZetaZeta
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Re: Muti a Napoli, Firenze e Milano con la CSO nel Tour del gennaio 2020

Messaggio da ZetaZeta » 29 ago 2019 14:54

Comunque dei concerti italiani il programma più bello secondo me è quello di Napoli.

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massenetiana
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Re: Muti a Napoli, Firenze e Milano con la CSO nel Tour del gennaio 2020

Messaggio da massenetiana » 29 ago 2019 16:32

ZetaZeta ha scritto:
29 ago 2019 14:54
Comunque dei concerti italiani il programma più bello secondo me è quello di Napoli.
Io ci andrò... non vedo l'ora!!! :D
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marcob35
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Re: Muti a Napoli, Firenze e Milano con la CSO nel Tour del gennaio 2020

Messaggio da marcob35 » 14 nov 2019 17:40

Biglietti on line dal 15 novembre, secondo l'Ufficio Stampa del Teatro.
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Re: Muti a Napoli, Firenze e Milano con la CSO nel Tour del gennaio 2020

Messaggio da marcob35 » 16 nov 2019 03:05

In una giornata la Galleria tutta (20 e 50 euro) è andata esaurita, mentre la Platea (da 90 a 180 euro) è disponibile al momento in cui scrivo al 50 per cento.Dei posti di solo ascolto (10 euro) manco l'ombra).
Poi vai a dire che Muti non è amato. Smossa per l'orchestra? Può essere. E siamo a due mesi di distanza.
Comunque se vi pare, accurrite.
piantina muti.JPG
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Re: Muti a Napoli, Firenze e Milano con la CSO nel Tour del gennaio 2020

Messaggio da marcob35 » 21 gen 2020 00:14

Eccolo, eccolo: è tornato!!! A Firenze: la "Chicago" ossia "La bellezza del suono"

[Tempo di lettura: sei minuti circa]


Nell'intervista di Valerio Cappelli al Maestro Muti apparsa il 1mo gennaio 2020 sul "Corriere.it", si preannunciava lo stato d'animo del nostro amato Maesschtre nel tour italiano con la sua Chicago.
I temi erano-come al solito...i soliti-con qualche primizia quale quella di un probabile "Simon Boccanegra" fiorentino al Maggio nel 2022, quando il Molfettese avrà ormai ottant'anni compiuti. L'anno prima a Napoli un Don Giovanni con la regia della figlia Chiara.

«Ho ereditato una grandissima orchestra, forse la più carismatica e famosa d’America. Ha avuto un’essenza di direttori molto importanti, di stampo tedesco.
I programmi della CSO che ho visto in archivio erano stampati in tedesco. Frederick Stock, successore di Theodore Thomas fondatore nel 1891 dell'orchestra, era connazionale di Thomas appunto e diresse in prima assoluta la Terza Sinfonia di Casella, dopo averlo incontrato a Venezia. Molte prime esecuzioni in USA di lavori europei avvennero a Chicago. Ha avuto come direttori musicali non talenti a inizio carriera ma Kubelik, Solti, Barenboim e, in un periodo di transizione, Haitink e Boulez. Tutti giganti dell’interpretazione».

«Nel 2007 diressi in un tour la CSO dopo un buco di 34 anni. Fu un incontro straordinario sul piano artistico e umano. Ricevetti 60 lettere dei musicisti dell’Orchestra in cui esprimevano la loro gioia. Vi tornai presto per un concerto e da lì accettai di diventarne direttore... Non volevo avere impegni istituzionali fissi, dopo Firenze, Londra, Philadelphia e la Scala. Avevo declinato due volte la guida della New York Philharmonic».


«Ho stima di Dominique Meyer, il nuovo sovrintendente [della Scala] che conosco da tanti anni, l’importante è che continui nella strada dell’internazionalità, gli faccio gli auguri di buon lavoro. Se tornerò per un’opera? Intanto ci torno con l’Orchestra di Chicago. Vi ho passato 20 anni della mia vita, amo il pubblico milanese e non lo dico per piaggeria. Nella famigerata classifica degli applausi, l’opera che con me a Milano ha meritato il primato è l’Armida di Gluck, non Verdi. Torno alla Scala con grande felicità, portando l’orchestra del mio cuore nel teatro del mio cuore... Se al cinema nel folclore è identificata con i gangster, Chicago è il cuore dell’America, moderna, dinamica, dove sono nate le grandi architetture e università. Ed è di una pulizia estrema, se penso a Roma…».

«L’Orchestra è famosa per l’eccezionalità degli ottoni, e Solti la spinse verso la muscolarità e l’enfasi della potenza sonora. Barenboim sviluppò un equilibrio maggiore con archi e legni. Io, attraverso l’opera italiana che l’orchestra ama molto (abbiamo fatto Macbeth, Falstaff, Otello e tra un mese Cavalleria Rusticana), ho aggiunto un fraseggio e una lucentezza del suono che lì mancavano in passato».

Così questa sera a Firenze, a ventiquattro di distacco dal San Carlo, lo Maesschtre ha esibito la celebre orchestra americana nel programma sotto specificato, in un teatro ormai esaurito, malgrado i prezzi abbastanza alti. La locandina partenopea-come risaputo ed è stato scritto-prevedeva Prokofiev (Romeo) e la "dal Nuovo Mondo" di Dvorak, mentre identico per la città del Giglio e Milano (il 22) il gruppo di Wagner (Olandese), Hindemith (Mathis) e Prokofiev (Sinfonia 3).

Ma musiche diverse, orchestra uguale, Muti che ha pure uno stretto legame anagrafico e di inizio studi con Napoli e per ventennale lavoro nella Scala meneghina, gioca nella città del sindaco violinista Nardella, proprio in casa sua... E' stato lui stesso a ricordarlo per l'ennesima volta, nella consueta allocuzione post programma ufficiale, prima del "bis" (Intermezzo da "Fedora"), rivolto in particolare ai ragazzi che compongono il Coro di voci bianche del "Maggio", di rosso vestiti e che occupavano le prime file della platea e ai quali ha fatto azione didattica ed interlocutoria ("Vi è piaciuto guagliù?").

Un concerto-non fosse stato per questa "solita" del furbo Maesschtre (prima di recarsi al bookshop per evadere la consueta firma pro-autografi gratuiti)-addirittura casto, serissimo, all'americana, dove spazio per le gigionerie tipiche del Nostro non ve ne era.
Certo il programma fiorentino (e poi milanese) non lo permetteva, sin dall'Olandese wagneriano che suonato come lo suona la Chicago, di uno splendore discografico, bastava da solo il prezzo del biglietto e l'uscita in una gelida (finalmente) serata di gennaio.

Così l'Hindemith-quello strano, antipatico compositore che faceva chiudere l'apparecchio radiofonico alla madre di Nino Rota quando la radio diffondeva la musica del musicista tedesco-del "Mathis der Maler"-che è un ulteriore prova senza tante storie del calibro della formazione statunitense.
Ma è con la insuperabile Terza di Prokofiev che si arriva a virtuosismi d'insieme e solistici i quali fanno apparire le nostre orchestriole indigene (e non soltanto) veramente di serie C: a Chicago son davvero sfortunati, tutte le settimane quell'orchestra lì. Che noia che barba, che barba che noia.

Ordunque, quanto la presenza propria di Riccardo Muti-indubbiamente un Maestro del nostro tempo e siamo vicini agli ottanta per lui-sia però e tuttavia "responsabile", più di quel tanto ovvio, in tali meraviglie di suono, nelle fiammeggianti sonorità degli ottoni, nelle volute degli archi, nei nitori dei legni e vigorìe delle percussioni, non si saprebbe dire. Come le altre grandi orchestre mondiali (Wiener, Berliner, London, Filarmonica di San Pietroburgo...), il direttore è paradossalmente quasi secondario. Ed è stato lo stesso Muti a dirlo, senza troppo per il sottile, quando ha espresso la propria gratitudine al complesso per le "grandi soddisfazioni che mi ha dato in questi dieci anni".

Ma va detto ad onestà, che Muti sa (sin da giovane) affrontare e offrire un repertorio sinfonico specificamente tardo romantico e più ancora del Novecento, assai maggiormente di quanto la sua inclinazione per l'opera lirica settecentesca e dintorni e poi verdiana, potrebbe erroneamente far credere.
E la serata lo ha ricordato a tutti, vecchi (molti) e giovani (pure).
Lunga vita allo Maesschtre nostro.


https://www.maggiofiorentino.com/events ... orchestra/
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Re: Muti a Napoli, Firenze e Milano con la CSO nel Tour del gennaio 2020

Messaggio da fraaaa » 21 gen 2020 15:33

Un tempo le migliori orchestre del mondo a detta del M° erano la Philadelphia (non il formaggio), l'orchestra della Scala e i Wiener.
Ora ovviamente i Chicago.
Maestro Re Mida.
L'umiltà, prima di tutto.

ZetaZeta
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Re: Muti a Napoli, Firenze e Milano con la CSO nel Tour del gennaio 2020

Messaggio da ZetaZeta » 21 gen 2020 16:42

Concordo su quanto scritto per quanto riguarda Hindemith e Prokofiev: l'orchestra ha un suono davvero scintillante e gli ottoni sono veramente eccezionali. Il programma era forse poco popolare ma molto nelle corde di Muti, soprattutto la parte russa.
L'Olandese mi ha lasciato un po' perplesso, perché da dove ero io (molto laterale) mi è sembrato un po' troppo preponderante il suono degli ottoni e l'interpretazione un po' pesante: bello, per carità, ma mi è piaciuto di più quello "agitato" di Luisi.

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