Coronavirus e teatri aperti

Discussioni: per i neofiti che vogliono togliersi dei dubbi e per gli esperti che vogliono approfondire...
Rispondi
daphnis
Messaggi: 1899
Iscritto il: 17 mag 2014 10:01

Re: Coronavirus e teatri aperti

Messaggio da daphnis » 22 mar 2020 20:59

Mi sembra un bellissimo pensiero e mi associo di cuore, per la splendida città, per la sua gente e per il Festival-


marco vizzardelli



Avatar utente
marcob35
Messaggi: 636
Iscritto il: 07 set 2017 16:59
Contatta:

Re: Coronavirus e teatri aperti

Messaggio da marcob35 » 23 mar 2020 12:54

ZetaZeta ha scritto:
22 mar 2020 18:51

Di Cannes, sinceramente, me ne importa il giusto.
Ho scritto "assimilabile" ossia riconducibile alla situazione di Cannes, di un Festival (mutatis mutandis la materia specifica), e dunque quello di ogni altro evento festivaliero, che rischia l'annullamento o spostamento, come avvenuto per Salisburgo pasquale.
Infatti il Maggio è stato intaccato dall'emergenza con l'Otello a novembre [*].
Già ieri-22 marzo-Pereira aveva pubblicato questo annuncio:




[*] https://www.ilmessaggero.it/pay/macro_p ... 26612.html
Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

marco_
Messaggi: 369
Iscritto il: 21 gen 2018 14:19

Re: Coronavirus e teatri aperti

Messaggio da marco_ » 23 mar 2020 15:21

L’Opera di Helsinki ha rinviato da maggio a settembre Die Walküre diretta da Salonen. Slittano quindi nel 2021 le altre giornate: Siegfried in primavera e Götterdämmerung dopo l’estate.

Avatar utente
marcob35
Messaggi: 636
Iscritto il: 07 set 2017 16:59
Contatta:

Re: Coronavirus e teatri aperti

Messaggio da marcob35 » 03 apr 2020 12:21

La giornata di Riccardo Chaillly al tempo del Coronvirus

Corriere della Sera di oggi, 3 aprile 2020.

[...] «La solitudine, per chi svolge un lavoro pubblico come il mio, offre l’opportunità di approfondire cose che da sempre avevo voluto studiare e hanno avuto un altro percorso. La solitudine, qui con mia moglie, è una situazione gradita che permette di amplificare le conoscenze senza la pressione del tempo. Penso che sia così per tutti gli amanti delle arti e della letteratura, discipline che richiedono riflessione e introspezione».

Una sosta come questa è un brusco cambiamento nel suo modo di vita…

«Mia moglie ed io abbiamo passato la vita viaggiando, spesso tornando a casa con le braccia affaticate dal peso delle borse dei libri e della musica. Riuscivo solo in parte ad affrontare questa enorme biblioteca: il tempo ci strangolava sempre. Ora si è sviluppato uno spazio di calma nell’intimità della famiglia. Questo consente di riflettere, maturare. La maturità non è data dall’età, ma da quanto si riesce a penetrare le cose. Per me questo è un aspetto molto importante, che mi porta anche a rifiutare proposte di direzione quando sono con tempi troppo stretti».


Un direttore vive di solitudine, ma anche di contatto con gli altri: la sua orchestra, il pubblico…

«Solitudine e stare con gli altri convivono, sono uno il compendio dell’altro. Ho contatti telefonici quotidiani con i collaboratori del teatro e i musicisti: parliamo a lungo e siamo molto preoccupati per il futuro. Questa tragedia è uno tsunami cosmico. Il teatro impone una amalgama collettiva, che nasce anche dalla vicinanza fisica tra i musicisti e tra coro e orchestra. E’ difficile pensare come ritrovarci domani. Ci ragioniamo. Di tanto in tanto penso con soddisfazione all’ultima prova del 26 febbraio di Salome».

Presto la vedremo in scena…

«Speriamo; elaboriamo giornalmente ipotesi. Ma sono convinto che anche il nostro settore non sarà più come prima: è una tragedia cosmica che ci cambierà».


Cosa sta studiando in particolare?

«In questi giorni stavo studiando il repertorio russo e pensavo ad Aleksander Scriabin e alla sua tormentata esistenza, e anche a Sergej Rachmaninov: sono biografie che fanno pensare all’importanza di condividere drammi profondi. Spesso dai drammi umani è nata una grande musica».


La musica può essere terapeutica?

«La musica è un modo di distrarsi, è un’astrazione che lenisce il dolore. A me dà carica positiva e allontana da quello che vediamo quotidianamente in televisione».

[...]

Pianoforte a parte, pensieri?

«Ai genitori. Ripensiamo alla loro mentalità, a quello che ci dicevano quando eravamo giovani e siamo arrivati a rallegrarci all’idea che ci abbiano lasciati in un momento diverso da questo, nel quale non è neanche possibile salutare i propri cari. E’ atroce l’assenza dei riti funerari».

Il nostro mondo si è rivelato molto fragile.

«Ci riteniamo evoluti e ci accorgiamo della fragilità di fronte a questa tragedia. A volte mi chiedo cosa abbiamo fatto per meritarci questo. Spero che l’arte possa recuperare un’idea più domestica e vicina alle persone».

Le mancano altri affetti?

«Il mio giardino confina con la casa di mio figlio, questo unisce, a giusta distanza, gli affetti e gratifica enormemente passare del tempo a chiacchierare anche con i nostri nipoti ragazzini molto coinvolti in questa fase del mondo. Penso che anche la fede possa essere di aiuto, così come l’amore che è un atto cruciale. Mi ha toccato molto vedere il Papa davanti a una piazza deserta. Ma Dio è dentro noi, la fede è un atto di fiducia individuale».

Lo dice perché ha passato molti anni a Lipsia e Amsterdam? Nei Paesi cattolici la fede è un atto comunitario…

«Sì, nei Paesi protestanti la Fede è vissuta in maniera più interiore. Ma anche ho condiviso l’affermazione di tanti sacerdoti che, di fronte ai fedeli che chiedevano il perché delle chiese chiuse, rispondevano invitando a cercare Dio in noi, non solo nella figura del ministro della Chiesa».

[...]
Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

Avatar utente
mascherpa
Messaggi: 14275
Iscritto il: 28 apr 2004 14:12
Località: Borgotaro - Venezia

Re: Coronavirus e teatri aperti

Messaggio da mascherpa » 04 apr 2020 04:22

Il punto di gran lunga piú originale dell'intervista mi sembra "amalgama" concordato al femminile.

Spero sia una nuova prodezza di qualche correttore automatico, ma non ne sono sicuro. Del resto, già quando andavo al Liceo, quasi sessant'anni fa, l'insegnsnte d'italiano tonava contro le deplorevoli trascuratezze grammaticali del "Corriere della sera".

..
Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

Immagine

τί μοι σὺν δούλοισιν;

fracapi
Messaggi: 1942
Iscritto il: 29 set 2003 12:56

Re: Coronavirus e teatri aperti

Messaggio da fracapi » 04 apr 2020 12:11

.. qualcuno per favore , potrebbe a qualche altro ricordare che siamo su un sito d'opera e non su Scuola.net . Visto che qui per ragioni anagrafiche di studenti di elementari , medie e liceo probabilmente non ce ne sono e se ci fossero hanno gia' dei professori a scuola per correggerli ... Tutti noi ignoranti maggiorenni vorremo avere la laberta' di sbagliare grammaticalmente quanto ci pare , senza che nessun saccente o presunto tale ci corregga , visto che abbiamo finito la scuola dell'obbligo e forse qualcosa di piu' gia' da tempo. A professore lezioso spesso succede alunno lezioso , atto a guardare piu' il dito che indica la luna anzi che' il nostro satellite.

fraaaa
Messaggi: 414
Iscritto il: 03 gen 2016 18:24

Re: Coronavirus e teatri aperti

Messaggio da fraaaa » 04 apr 2020 14:38

Povero Riccardino, a casa con signora h24. Non ce la fa più.

Avatar utente
UltrasFolgoreVerano
Messaggi: 16691
Iscritto il: 23 dic 2001 21:42
Località: Verano Brianza (MI)
Contatta:

Re: Coronavirus e teatri aperti

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 04 apr 2020 16:52

fracapi ha scritto:
04 apr 2020 12:11
.. qualcuno per favore , potrebbe a qualche altro ricordare che siamo su un sito d'opera e non su Scuola.net . Visto che qui per ragioni anagrafiche di studenti di elementari , medie e liceo probabilmente non ce ne sono e se ci fossero hanno gia' dei professori a scuola per correggerli ... Tutti noi ignoranti maggiorenni vorremo avere la laberta' di sbagliare grammaticalmente quanto ci pare , senza che nessun saccente o presunto tale ci corregga , visto che abbiamo finito la scuola dell'obbligo e forse qualcosa di piu' gia' da tempo. A professore lezioso spesso succede alunno lezioso , atto a guardare piu' il dito che indica la luna anzi che' il nostro satellite.
STANDING OVATION COLOSSALE!!!

:clap: :clap: :clap: :clap:

Avatar utente
marcob35
Messaggi: 636
Iscritto il: 07 set 2017 16:59
Contatta:

Re: Coronavirus e teatri aperti

Messaggio da marcob35 » 04 apr 2020 19:02

Un ballo in mascherina

Se è vera la notizia che da ora in avanti si sarà obbligati all'uso della mascherina, la vedo dura-come si dice-a fare l'opera lirica! Avete idea di cosa significherebbe far cantare con una ffp3 sul muso? Se una persona normale con la semplice parlata per non dire uno starnuto che parte ad ottanta kilometri all'ora, è pericolosa, figuriamoci un tenore nel lanciare un acuto quante goccioline invierà ben oltre le prime file. La soluzione di stare in loggione peraltro-confortati dal portare ognuno una personale protezione-non risolverebbe affatto. Cantare con la mascherina (su naso e bocca, non sugli occhi alla Zorro) non si può. Ballare magari sì. Da qui il nostro titoletto, anche se pure i danzatori han bisogno di pigliar respiro e il mezzo protettivo complicherebbe la vita artistica.

Dunque, perdurando tale obbligo, niente lirica. Nessuno ci aveva riflettuto inizialmente, ma lo spazio per riderci sopra è limitato. Penso del resto ad un concerto sinfonico, insomma agli strumentisti: un violinista, un percussionista, un pianista potrà suonare (con uno-due metri di distanza), ma tutti i fiati? Dovranno essere ri-strumentate centinaia, migliaia di composizioni e solo la musica da camera per archi di fatto avrà qualche possibilità.

Da domani 5 aprile in Lombardia il dispositivo di cui parliamo sarà obbligatorio e del resto amici milanesi mi dicono (al telefono) che hanno deciso di indossare per sempre la fatale mascherina: anzi, precisano che essa doni loro pure esteticamente. Sarà così? Ornella Vanoni ha dichiarato piuttosto che andando a far la spesa, con quella roba lì, più occhialoni, guanti e cappello, oltre ai vestiti, può celarsi ottimamente, forse solo riconosciuta da quel poco di voce che filtra dal dispositivo.

Intanto il para-galeotto Alberto Mattioli su "La Stampa" Top-News odierna, ci informa che i teatri non sono proprio-proprio-tutti-tutti chiusi e che qualcosa e qualcuno può fruire dello spettacolo attualmente impossibile. Novello-dice Mattioli-Re Ludwig che da solo segue la scena...

[...] Questa curiosa esperienza sarà possibile per un fortunato, purtroppo svedese, ma comunque grazie al sempre inventivo genio italiano. Succede infatti che l'Istituto di Cultura di Stoccolma abbia dovuto rimandare causa coronavirus la proiezione del "Sigismondo", ultimo titolo di una rassegna di opere in video dedicata al Rossini Opera Festival di Pesaro. Però gli italiani in Svezia hanno pensato bene di copiare "One-on-One", una curiosa iniziativa dell'opera di Perm, negli Urali. In pratica: il video del "Sigismondo" sarà proiettato comunque, per la precisione il 7 aprile alle 13: in rete, per tutti; nell'Auditorium dell'Istituto, per un solo spettatore, scelto per estrazione a sorte fra quelli che si saranno nel frattempo prenotati. Il vincitore della riffa, informa la direttrice dell'Istituto, Maria Sica, sarà accolto «rispettando tutti i dispositivi di sicurezza previsti in questo momento» (e dire che in Svezia, pare, si affidano soprattutto al buon Dio) ma anche con «l'ospitalità e la gentilezza tutta italiana», insomma con caffè e pasticcini «rigorosamente sigillati in monoporzioni» [...].

L'edizione è quella diretta da Michele Mariotti con la regia dell'ineffabile Damiano Michieletto.

In divenire e ripetizione-aggiungerei-si potrebbe pensare qui dalle nostre parti ad una "Traviata" (in maschera ovviamente), anche se l'opera per eccellenza resterà beninteso quel gioiello de "Un ballo in maschera".



1 ec per typo
Ultima modifica di marcob35 il 04 apr 2020 20:25, modificato 1 volta in totale.
Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

Avatar utente
mascherpa
Messaggi: 14275
Iscritto il: 28 apr 2004 14:12
Località: Borgotaro - Venezia

Re: Coronavirus e teatri aperti

Messaggio da mascherpa » 04 apr 2020 19:04

"La Repubblica" on-line accoglie oggi, nella rubrica Esteri, questa lettera-appello, che fa sentire orgogliosi d'essere Italiani
Siamo italiane ed italiani che vivono in Germania, orgogliosi di fare parte di una comunità di oltre 800.000 persone che quotidianamente contribuisce con il proprio lavoro al sostenibile sviluppo di questo Paese e dei rapporti bilaterali italo-tedeschi.
Siamo italiani, siamo tedeschi, siamo europei. Siamo persone che amano l'Italia non solo perché è il Paese dove vivono i nostri familiari e amici, ma perché come italiani ci sentiamo rispettati ed apprezzati qui in Germania. L'Italia ci manca, anche molto, ma la Germania è il Paese dove abbiamo scelto di vivere perché il nostro lavoro negli ospedali, nelle imprese, nel mondo accademico, nella moda, nelle relazioni commerciali, nel mondo delle fiere, nella ristorazione, nelle libere professioni e nelle istituzioni culturali, ci dà molta soddisfazione, ed i nostri talenti e successi ci vengono riconosciuti dai tedeschi in modo tangibile, spesso molto più che in Italia.

Attraverso il nostro lavoro i tedeschi apprezzano le vere qualità degli italiani, la dedizione, la determinazione, l'imprenditorialità, la creatività, la capacità di soffrire per il raggiungimento degli obiettivi e di risolvere problemi complessi. Della Germania, come persone integrate nel contesto sociale ed economico, conosciamo in profondità pregi e difetti. In questo momento sentiamo i nostri amici, dipendenti e colleghi, pazienti, clienti, studenti e fornitori vicini a noi come forse mai nel passato. Questa è la Germania che amiamo e che ama l'Italia.

La soluzione dei problemi attuali e futuri dovuti alla tragica pandemia che stiamo affrontando non può che essere comune. Solo insieme possiamo creare le condizioni per un vivere comune, forse anche diverso dal passato, in Europa e nel mondo. E noi vorremmo testimoniare ai nostri connazionali che anche qui, in Germania, questo sentimento è consolidato nella maggioranza della popolazione.

Noi vorremmo appellarci a tutti quelli che veramente hanno a cuore il raggiungimento di una intelligente e praticabile intesa su tutti gli aspetti economici, finanziari e politici: lasciamo lavorare le istituzioni per trovare il necessario compromesso, che in entrambi i Paesi tutti vogliono. Un compromesso che sarà per il bene di tutti. Togliamo però subito dal tavolo inutili richiami ad un tragico passato, a teorie economiche superate, a presunte inesistenti guerre commerciali, al tentativo di imporre solo le proprie ragioni.

Non è il momento di scatenare sterili polemiche, di sfogarsi sui social o tentare di accaparrarsi migliori posizioni politiche. Non è una partita ai Mondiali. Abbiamo bisogno di soluzioni che nella loro complessità richiedono il tempo necessario. E, soprattutto, che una volta annunciate siano praticabili da subito, senza incertezze di sorta. Stimoliamo sì le istituzioni, costantemente, ma aiutiamole, dando un taglio alla narrazione di astio tra i due Paesi. Non è vera, e poi nessuno se lo può permettere, né gli italiani né i tedeschi. I nostri due popoli sono molto più legati di quanto chi non vive e lavora qui possa immaginare. E lo spirito di amicizia e di relazioni antiche e consolidate deve prevalere per il bene comune.


(seguono ventidue firme)
Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

Immagine

τί μοι σὺν δούλοισιν;

Rispondi