Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

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Giulio Santini
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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da Giulio Santini » 28 feb 2020 17:08

Non capisco.



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mascherpa
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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da mascherpa » 28 feb 2020 18:32

Una critica "liricizzante" (anche se non era questo il caso del tuo intervento di oggi) trascende il suo oggetto, cosí come avviene con un software la cui qualità non è di fatto valutabile, in molti casi per indeterminatezza dei requisiti.

Sul concetto di convalida in sé, piú spesso riferito come valdation, mi limito qui a ricordare che abbisogna d'uno spirito a sua volta, di solito, insondabile, come "lo spirito di Socrate oltre Socrate" (La Manna), quello "del mondo a cavallo" (Hegel), quello "di Locarno" (sul quale ironizza cosí bene il giovane Lampedusa), per tacere dello Spirit of Saint Louis (Charles Lindbergh)... Furono questi, infatti, gli antecedenti che associai allo spirit of validation quando ne sentii parlare per la prima volta, nel 1982. Nelle medesime circostanze mi trovai a riflettere che un validation exercise è intrinsecamente opus conpilatorium maxime... (e quest'ultimo resta fatto inoppugnabile).

Piú seriamente, s'intende per validation un metodo di valutazione della qualità d'un processo produttivo non legato al collaudo finale del prodotto. Il metodo è considerato oggi irrinunziabile per i processi cosiddetti "speciali", cioè quelli il cui prodotto non può essere dimostrato conforme ai suoi requisiti senza distruggere i medesimi, ad esempio un prodotto, o uno strumento, "sterile" in senso microbiologico. Questo metodo entrò nel campo farmaceutico con le Proposed Rules oggetto del 21 Code of Federal Regulations Part 212, per ovviare all'inaffidabilità, nel campo, di controlli statistici economicamente sostenibili. Quella bozza di regole, opera della statunitense Food and Drug Administration (istituto che m'impedisce radicalmente di riservare agli Americani solo il disprezzo che si meritano per tante altre cose), fu pubblicata il 1° giugno 1976, non fu mai convertita in un testo cogente e fu infine ritirata (repealed) nel 1992 (o 1991, non ricordo). In quel quindicennio, l'oggi mitica "212" rivoluzionò letteralmente il mondo farmaceutico... non meno e senza dubbio piú utilmente delle contemporanee prodezze del famosissimo, qui da noi, prof. Poggiolini.

Concludo con un altro sberleffo a me sí caro un tempo: nel catalogo degli opera di Johann Strauss, il numero 212 corrisponde a un... Delirienwalzer.
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Giulio Santini
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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da Giulio Santini » 28 feb 2020 18:43

mascherpa ha scritto:
28 feb 2020 18:32
Una critica "liricizzante" (anche se non era questo il caso del tuo intervento di oggi) trascende il suo oggetto, cosí come avviene con un software la cui qualità non è di fatto valutabile, in molti casi per indeterminatezza dei requisiti.
Ora mi è più chiaro, anche se (come hai capito) tutto volevo fare, meno che della prosa lirica. A mio parere il senso degli interventi su questo spazio di chi ha una preparazione medio-bassa (perché difettano di educazione musicale approfondita e/o di lunga memoria d'ascolto) è quello di garantire riscontri per una serie di eventi che altrimenti non ne avrebbero, onde documentare ascese e cadute di artisti e istituzioni a beneficio dei lettori. Per questo mi attengo, di regola, a una molto maggiore sintesi quando parlo di cose recensite nello spazio-rivista o comunque ben testimoniate. Ad ogni buon conto, basta esser chiari sulla base da cui si parte, credo. E, peraltro, mi pare che il genere di utenti a cui mi ascrivo si sia diradato per consistenza nel corso degli anni.

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mascherpa
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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da mascherpa » 28 feb 2020 19:29

D.p.E.
Ultima modifica di mascherpa il 28 feb 2020 19:39, modificato 1 volta in totale.
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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da mascherpa » 28 feb 2020 19:37

Giulio Santini ha scritto:
28 feb 2020 18:43
...pare che il genere di utenti a cui mi ascrivo si sia diradato per consistenza nel corso degli anni.
Ti capisco a fondo: quello a cui m'ascrivo io era cominciato a diradarsi alla fine della Guerra del Peloponneso, per scomparire definitivamente dopo una certa "veglia di Carnovale in casa del patrizio Mocenigo", pochi anni avanti la pestilenza del 1630.
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