Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

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Giulio Santini
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Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da Giulio Santini » 21 feb 2020 10:18

Mi imbatto in questa prosa di Testori, così evocativa e così limpidamente atecnica.
“Il modo in cui la musica di Bach sotto o dentro le mani di Michelangeli, nell’unico, inscindibile impasto che si crea tra le sue mani e i tasti del pianoforte, andava depositandosi nello spazio era appunto un cerchio di perfezione. Non la perfezione di ciò che è obbedienza tecnica e meccanica, ma di ciò che è ripercorrimento e reinvenzione dell’impronta suprema e del supremo disegno fattisi musica, suono: quell’impronta che, appunto, genera perché il generato ritorni dentro il proprio grembo”.
Mi fa pensare che forse, sulla descrizione dell'esecuzione musicale con parole diverse dal gergo della valutazione tecnica, ma per retorica di metafore, talora per allegorie, qui molti, che di musica abitualmente scrivono (per un pubblico di lettori o solo per notizia degli altri utenti), potrebbero esprimere il loro punto di vista...



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mascherpa
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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da mascherpa » 21 feb 2020 12:26

Giulio Santini ha scritto:
21 feb 2020 10:18
...limpidamente atecnica...
Indubbiamente "atecnica", quella prosa di Testori, dal punto di vista della valutazione musicale... Ma non lo è di certo come esibizione (o "testimonianza", per essere meglio in tema) di tormentato cattolicismo. Con un tocco di dannunzianesimo o di barocco berniniano che fa capolino in quell'«inscindibile impasto» di mani e tastiera.

Dico questo perché ascoltando (registrate) le esecuzioni del sommo pianista ho sempre l'impressione, del tutto opposta, d'una separazione nettissima tra uomo e macchina, d'un dominio totale di quello su questa (impressione confermata dai pochi filmati che ho visto). In questo senso interpreto anche l'osservazione di Sergio Rattalino (indubbiamente un campione dell'analisi arcitecnica del far musica), che la cura maniacale con la quale Benedetti Michelangeli faceva preparare i suoi pianoforti, esprimeva innanzitutto la convinzione che sbagliare fosse diritto riservato alla persona umana, quindi persino a lui stesso, ma non mai alla macchina, strumento impersonale al quale è richiesta la perfezione oggettiva (di protratta formazione cattolica, evidentemente, anche il Rattalino, che racconta che da giovane si sentiva un poco blasfemo nel paragonare, sentendoli ovviamente alla radio, Backhaus, Lipatti e Gieseking alle Persone della Trinità: allegoria che a me pare quanto mai convincente, specie per Gieseking).

Tutt'altra cosa è il rapporto animalesco, quasi dinosaurico che con il pianoforte ha (o ebbe), ad esempio, un Valerij Pavlovič Afanas'ev, capace una sera di tramutare nell'Apocalisse l'Andantino di D 959 e di farmi immaginare il Mozarteum come un cumulo di rovine...

Quindi ti rispondo: per me la descrizione evocativa e "atecnica" può riuscire affascinante e persino utile, ma per la conoscenza del descrittore, non della musica né del suo interprete. Esempio supremo, anche perché sottilmente al limite del tecnicismo, ne trovo il famoso «è passato lo stagnaro» che Savinio usa per raccontare certe esecuzioni romane dei Berliner con Furtwängler. Sicuramente, l'idea di chiarezza che dà un tubo disintasato può spiegare la differenza tecnica, s'intende settant'anni fa, tra le orchestre capitoline e quella di Berlino, ma in primo luogo evoca (a me, s'intende) pitture come il Signor Omero o bozzetti di scenografie come il Castello d'Alcina, per tacere d'invenzioni linguistiche come i titoli Dico a te, Clio e Ascolto il tuo cuore, città.
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Giulio Santini
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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da Giulio Santini » 21 feb 2020 14:04

Forse non è sempre vero, neppure nel caso di Testori: ma la mia impressione è che poeticizzare, in sede critica e non di prosa d'arte, concetti che potrebbero essere espressi in modo piano, celi un (ingiustificato) pudore rispetto al possibile disvelamento della propria imperfetta preparazione "formale"... (quella chiosa sul generato è davvero un esempio di marinismo, anche bello ma non molto carico di significato esplicito).
(Nessun riferimento allo stagnaro).

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mascherpa
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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da mascherpa » 21 feb 2020 14:43

Giulio Santini ha scritto:
21 feb 2020 14:04
...la mia impressione è che poeticizzare, in sede critica e non di prosa d'arte, concetti che potrebbero essere espressi in modo piano, celi un (ingiustificato) pudore rispetto al possibile disvelamento della propria imperfetta preparazione "formale"...
Non mi pare molto divergente le mia convinzione, che per esprimere concetti "tecnici" complessi in modo piano e non "poetico" sia necessaria una «perfetta preparazione formale»: come la possedevano, ad esempio, il Mila, Montale e, ovviamente, Savinio; ma anche un Giulio Confalonieri, che pure tendeva molto, in sede storico-critica, alla prosa d'arte.

Un Severi e uno Sraffa spiegavano difficili concetti di matematica e d'economia in termini di patate, ferro e buoi; ma quando ci si provano molti giornalisti, saltano invece fuori cose del tutto incomprensibili, se non non aberranti e fuorvianti (bisognerebbe poi capire se quest'ultima "variante" non sia, in molti casi, voluta); quindi si rifugiano in voli pindarici. Una felice eccezione fu, o almeno mi parve quando avevo sedici anni, Alberto Cavallari con le sue interviste ai vecchi scienziati d'Europa pubblicate dal «Corriere» nell'estate del 1962. Che però ressero decorosamente anche una rilettura qualche anno fa, "da libro trovato su bancarella" (ma forse ressero per un mio "analfabetismo scientifico di ritorno"... :? ).
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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da Giulio Santini » 21 feb 2020 14:57

Sono d'accordo: in materia, per esempio, io che non ho avuta una particolare educazione musicale non riesco a esprimermi, in materia, che in modo "vago e indefinito".

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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da mascherpa » 21 feb 2020 15:19

Non abbiamo, finora, rilevato un dettaglio essenziale nella frase di Testori. Mi sembra lecito supporre che si riferisse, anche per motivi puramente statistici, a Benedetti Michelangeli che sonava Bach-Busoni; ma scrive Bach tout-court. Questa "semplificazione", a mio parere, la dice lunghissima.
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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da Giulio Santini » 21 feb 2020 15:25

Hai indovinato (è la recensione di una Ciaccona, credo per La Repubblica nel 1979).

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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da albertoemme » 21 feb 2020 23:12

Testori con BM c’ha provato...avrebbe soprasseduto dal tentativo di stupire se solo avesse notato come nel corso del tempo l’esecuzione dei pochi pezzi del repertorio del musicista di BS cambiava non poco.-

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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da ZetaZeta » 23 feb 2020 06:53

È la medesima supercazzola dello studente impreparato che tenta di far vedere di sapere le cose.

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Re: Per un'"ecfrasi" dell'esecuzione musicale

Messaggio da mascherpa » 28 feb 2020 17:06

Il richiamo a questo thread fatto oggi in altra sezione del Forum m'ha richiamato la denominazione che s'usava un quarto di secolo fa per i software riottosi a ogni metodo di convalida: li si dicevano di qualità trascendente...
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