Piacenza: Meli riceve il Premio Labò

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cavalieredanese
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Piacenza: Meli riceve il Premio Labò

Messaggio da cavalieredanese » 20 feb 2020 23:30

Domenica 16 febbraio presso la Fondazione di Piacenza e Vigevano Francesco Meli ha ricevuto la Targa Labò, premio, in ricordo di Flaviano Labò, che con cadenza annuale è assegnato dagli Amici della Lirica a personaggi rilevanti nel campo lirico. Nel corso dei venticinque anni dell’edizione, il premio è stato vinto da una serie di musicisti importanti tra i quali Mirella Freni, Katia Ricciarelli, Nello Santi, Raina Kabaivanska.
Arrivo e incontro Meli all’ingresso della sala che stringe mani e firma autografi, cosa già accaduta al Teatro Municipale prima di Falstaff. Fatto peraltro non comune che un cantante importante intrattenga rapporti amichevoli con il pubblico.
Nel corso dell’evento una giornalista di Libertà ha intervistato Meli su vari argomenti. Cercherò di evidenziarne alcuni:
1. Carriera. Lì presente c’era il suo maestro Terranova; Meli ha affermato che nella carriera non bisogna mai smettere di imparare, se uno si fermasse e pensasse di gestire l’esistente sarebbe finito.
2. Pavarotti: Meli ha detto che molti pensano che Lucianone avrebbe stravolto il concetto dell’opera semplificandola per portarla al pubblico televisivo. In realtà è successa una cosa diversa: è stato semplificato il contesto ma Pavarotti, assieme ai cantanti pop, ha cantato allo stesso modo come se fosse stato in teatro. Al limite chi si modificava erano i cantanti di musica leggera, non certo Pavarotti.
3. Rapporti con la moglie: essere in scena con la consorte aiuta sia nei duetti d’amore ma anche nei punti di contrasto, ma non è indispensabile.
4. Americani: cosa pensano dell’Italia; lui ha cantato spesso in America ma l’idea che hanno da quelle parti su di noi non è particolarmente esaltante, è un po’ legata allo scugnizzo che canta “o sole mio” e accostano l’Italia a pizza, pasta ma anche a mafia.
5. Teatri all’estero; a Vienna, Londra, New York vi sono teatri importanti spesso pieni. Li si fanno dei successoni ma in realtà il melomane che capisce davvero qualcosa è raro e invece si trova più frequentemente sulla via Emilia tra Milano e Bologna. Francamente (non perché abito da quelle parti) ho anch’io la sensazione che sia davvero così.
Al termine breve concerto con Katia Di Munno (soprano), Pietro Picone (tenore) e Fabrizio Brancaccio (baritono). Da sottolineare la prestazione di quest’ultimo con voce bella e potente nell’aria del Don Carlo “O Carlo ascolta”.



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mascherpa
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Re: Piacenza: Meli riceve il Premio Labò

Messaggio da mascherpa » 21 feb 2020 10:00

cavalieredanese ha scritto:
20 feb 2020 23:30
Francamente (non perché abito da quelle parti) ho anch’io la sensazione che sia davvero così.
Fatte con sincera gioia le dovute congratulazioni a Francesco Meli per il meritatissimo riconoscimento, e reso onore alla sua squisita cortesia, mi permetto di dubitare a fondo della maggiore competenza del pubblico dimorante tra Milano e Bologna rispetto a quello d'altri lidi: una cosa è reputarsi esperti perché si fischiettano alla bell'e meglio due arie di tre opere di Verdi e d'una e mezzo di Puccini, tutt'altra capire qualcosa di teatro musicale.
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cavalieredanese
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Re: Piacenza: Meli riceve il Premio Labò

Messaggio da cavalieredanese » 21 feb 2020 14:37

Probabilmente ho semplificato un pò troppo. Meli diceva che a Vienna, Londra, New York il pubblico applaude sempre in modo trionfale, ma, secondo lui, è composto prevalentemente di turisti che di lirica in realtà capiscono poco. Da altre parti c'è più competenza e citava Spagna e ("un pò") la Francia in modo positivo. Ometteva la Germania, dove presumo ci sia una cultura musicale di spessore, e, in Italia, affermava, forse anche perché si trovava nella zona, di dare importanza a successi nei teatri situati tra Piacenza e Modena. Comunque ho registrato l'intervista e la posso andare a riascoltare.

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Re: Piacenza: Meli riceve il Premio Labò

Messaggio da fracapi » 21 feb 2020 15:05

Americani: cosa pensano dell’Italia; lui ha cantato spesso in America ma l’idea che hanno da quelle parti su di noi non è particolarmente esaltante, è un po’ legata allo scugnizzo che canta “o sole mio” e accostano l’Italia a pizza, pasta ma anche a mafia.
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questo lo dice il 25x100 e normalmente e' la parte piu' " low class" , un altro 25x 100 non sa bene dove mettere L'italia nella carta geografica ,cosi come la Francia,la germania ecc ..ecc e' la gente della " Rural America!" un'altro 50x100 pensa che l'italia sia il paese di
bengodi , non il piu' ricco monetariamente , ma il piu' cool , con il miglior cibo e clima , con una bellezza un po' " age " ma incomparabile e con gli uomini piu' strafighi e affascinanti , tutti una sorta di "Rudolph Valentaino "...che vestono solo Armani ,Versace e dal sarto..... ,le donne more e flessuose e curve e dallo sguardo maledetto, tutte .."Sophaia " vestite solo da Valentino..
fra questo 100x 100 di americani poi c'e' una piccola parte di essi che riesce a venire in Italia... e poi a secondo di quanto ci stanno dei posti in cui frequentano e di quanto spendono ,si fanno una idea che potrebbe rispettare il non piu' del 30x 100 della realta.

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Re: Piacenza: Meli riceve il Premio Labò

Messaggio da mascherpa » 21 feb 2020 15:08

cavalieredanese ha scritto:
21 feb 2020 14:37
Meli diceva che a Vienna, Londra, New York il pubblico applaude sempre in modo trionfale, ma, secondo lui, è composto prevalentemente di turisti che di lirica in realtà capiscono poco.
Posso solo confermare quel che ha detto Meli: al presenzialista Großes Festpielhaus di Salisburgo il successo è sempre molto meno specifico che al ben piú piccolo e meno costoso Mozarteum. A Klagenfurt e Innsbruck (teatri che in questi ultimi anni frequento con regolarità) l'esito è di volta in volta differenziatissimo, valutabile di solito dall'intensità degli applausi ben piú che dalla loro durata (per la quale c'è una sorta di "minimo sindacale" di due giri dei cantanti, che quasi sempre poi agitano le mani in gruppo per far capire che... vogliono fare la doccia).

Una differenza sostanziale la fanno poi le contestazioni, quasi assenti all'estero per l'aspetto musicale (lo stesso non si può dire per le regie), ma talvolta persino "folcloristiche" da noi. Non direi, però, che all'estero, in "provincia", non si "bua" il cantante perché non s'è capito che non ha cantato bene; ma solo perché non si dimentica, correttamemente, che cantare è cosa difficile, e farlo bene difficilissima.

Sulla maggiore diffusione d'una cultura musicale di base in Germania e Austria non saprei dirti; quella che invece è certa è la maggiore abitudine all'ascolto musicale, legata in primo luogo, a mio parere, a prezzi molto piú abbordabili che da noi, specie tenendo conto del reddito medio pro capite (fanno sempre eccezione, però, i cosiddetti "festival", che sono molto cari). Di fatto, in quei Paesi vanno all'opera e ai concerti "classici" anche molti che non sono definibili "melomani"; da noi solo questi costituiscono, invece, quasi tutto il pubblico. Lo dimostrano le dodici-quindici repliche normali a Innsbruck per un bacino d'utenza di un milione e settecentomila abitanti (compreso il lontanissimo Tirolo orientale; trecentomila nel capoluogo) o le otto di Klagenfurt (dove il teatro è notevolmente piú piccolo) per seicentocinquantamila carinziani (novantamila nel capoluogo). Quante repliche in totale dovrebbero fare il Circuito Lombardo o il circolo Pisa-Livorno-Lucca con i numeri di popolazione che abbiamo in Italia? A Roma "Capitale" si fanno cinque-sei recite per titolo, e con questo è detto tutto.
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