Boris Godunov a Trieste

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notung
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da notung » 11 feb 2020 14:10

Concordo. La mia esperienza all’estero è molto limitata negli ultimi anni però, ed è consolazione relativa, almeno fuori dall’Italia percepisco entusiasmo e partecipazione, applausi sentiti e anche, ti dirò, discernimento tra una recita disastrosa, sufficiente, buona o eccellente. Qui, il più delle volte, finisce sempre con l’applauso di cortesia che più che altro significa “ok è finita possiamo andare a casa”.
E, visto che siamo in tema esposizioni, temo l’intervento qualunquista e finto provocatorio di Fracapi che ora ha 2 possibilità: fare finta di non leggere e non intervenire e perciò darmi la certezza che ha letto oppure leggere e intervenire e darmi la certezza che se ho una certezza è che non perde occasione di cementare le mie certezze.


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ZetaZeta
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da ZetaZeta » 12 feb 2020 06:44

Puck ha scritto:
08 feb 2020 12:34
In breve, la disposizione è più o meno questa.

Prologo + Atto 1 con chiusa Musorgsky.

INTERVALLO

Atto 2 + Atto 3 (abbondantemente tagliato - niente Rangoni - e con chiusa bombastica Rimsky)

INTERVALLO

San Basilio + Cremlino. Niente Kromy.

In totale sono poco più di 2 ore e mezza di musica.
Domanda da ignorante: ma a questo punto non era meglio fare la versione di Rimskij tout court?

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mascherpa
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da mascherpa » 12 feb 2020 08:59

Pacifico, per me. Ma non dimenticare che la sostituzione del Boudoir con San Basilio permette di risparmiare un cantante non del tutto secondario, per la qual ragione l'ibrido s'è imposto di fatto.
Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

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Petrossi
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da Petrossi » 16 feb 2020 22:40

Il Boris è un'opera complessa, piena di sfumature.
I tagli semplificano il discorso e fanno perdere alcune sfumature.
Faccio due esempi.
- Il discorso sulla religione: abbiamo il Patriarcato che sta con i potenti, e i potenti che stanno con il Patriarcato, i monaci con gli occhi rivolti al passato (come i vecchi credenti nella Chovanščina) con l'uso delle fake news di miracoli, la religiosità popolare del corteo del prologo, la religiosità confusa (come! fanno la messa d morto per un vivo!) e superstiziosa del popolo, l'aggressiva volontà di supremazia dei gesuiti, la profetica parola dell'Innocente, l'uso fatto della religione dai monaci scrocconi, accolti dalla "vedova allegra" un po' in vena di assoluzione...
Su questo tema abbiamo avuto il taglio completo dei gesuiti (in onore dei cattolici italiani?) e la decisione registica di mischiare il corteo del prologo con il popolo (salvo che per tre icone), stemperandone la dialettica.

- La varietà della cifra musicale: musica religiosa “alta” e “bassa”, ortodossa e cattolica (qui no, purtroppo) musica di circostanza, filastrocche, canzoni di zone di frontiera (la vedova) e degli stranieri (la polacca), lamenti, battibecchi responsoriali, fanfare, folclore (senza strumenti popolari) e assieme alla musica inserti di grida, di ordini, di marce, e i temi che cambiano, come il tema del Falso Dimitri che si fa sempre più “polacco” per esserlo quasi completamente nella scena tagliata di Kromy.

In sintesi, è chiaro che qualcosa si perde, ma non tutti i tagli sono uguali.

FP

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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da ZetaZeta » 17 feb 2020 08:58

Petrossi ha scritto:
16 feb 2020 22:40
In sintesi, è chiaro che qualcosa si perde, ma non tutti i tagli sono uguali.

FP
E quindi?

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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da Petrossi » 19 feb 2020 20:54

Quindi, mentre si esegue il "Don Carlo" senza la foresta di Fontainbleau e pochi si lamentano, in un'opera come il Boris si può sforbiciare magari un po' il monaco della Scena 1 del primo atto, un po' qua e un po là: bisogna lavorare di taglia e cuci in maniera certosina.
E' vero che nella versione originale del 1869 l'atto polacco non c'era, ma introdurlo ha cambiato l'opera, sia in termini drammatici che musicali. Si può fare senza atto polacco, in fondo introdotto inizialmente perché non c'era un ruolo femminile di rilievo, e senza il bosco di Kromy: bene, si tratta di un'altra opera, bella, ma diversa.
La mia opinione è che si tratta di un'opera di una complessità e varietà raramente raggiunta in altre opere, russe o meno, perché è complessa su numerosi piani...
Wagner è complesso, ma compatto, Musorgskij è pieno di sollecitazioni provenienti da più tradizioni musicali, è complesso ma esteso.
L'unica complessità che mancava era quella dell'orchestrazione, che terrorizzò Rimskij-Korsakov e che per noi, nella sua secchezza, invece risulta in qualche modo più adatta alla sensibilità moderna.
Quindi tagliare bene il Boris, lasciando emergere la sua vivida varietà.

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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da richidottore » 19 feb 2020 22:34

Per me filologia assente! Si sceglie la versione e la si porta avanti nella sua interezza.

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mascherpa
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da mascherpa » 20 feb 2020 11:35

Petrossi ha scritto:
19 feb 2020 20:54
...senza atto polacco, in fondo introdotto inizialmente perché non c'era un ruolo femminile di rilievo, e senza il bosco di Kromy...
Non è però del tutto chiaro quando Musorgskij abbia cominciato a comporre il secondo quadro "polacco" (quello "del Giardino"), anzi oggi non s'eclude che vi avesse posto mano già nell'estate del 1870, cioè prima ancora di proporre il cosiddetto Ur-Boris al Mariinskij (settembre dello stesso anno), quindi, a fortiori, prima del blackballing di esso (17 febbraio 1871, v.s.).

L'affermazione che l'inserimento di Marina sia invece legato a una quasi-condizione del teatro è derivata da un passo delle memorie di Ljudmíla Ivànovna Šestakova, sorella di Mihail Glinka, pubblicate nel 1894 con il titolo "Le mie serate”. La signora, ormai molto anziana e "vent'anni dopo", vi racconta d’avere incontrato a un pranzo Nápravník e il metteur en scène Gennadij Kondrat’ev súbito dopo la votazione sull’opera del febbraio 1871 e d’essersi sentita dire: “È impossibile che un’opera non abbia un ruolo femminile! Musorgskij ha senza dubbio un grande talento: che inserisca un’altra scena e il Boris sarà presentato”. Che io sappia è però questa l'unica fonte della comoda vulgata.

La scena di Kromy (a mio parere concepita come vero e proprio "terzo quadro polacco") fu composta per ultima e, come ho ricordato l'altra settimana, in origine non era era destinata a concludere l'opera. Il "trasloco" avvenne su iniziativa d'un prof. Nikol'skij, studioso di Puškin: e infatti il dramma di questo continua per alcune scene dopo la morte di Boris. Musorgskij accolse la proposta, a mio parere anche perché la modifica gli semplificava molto il ricupero almeno parziale del Jurodivyj dopo la decisione (su cui non sono mai riuscito a trovare spiegazioni dettagliate) di sopprimere il quadro "di San Basilio". La sequenza Morte-Kromy è comunque indubbia sia per la versione cosiddetta "1872" (la seconda proposta al Mariinskij), sia, ovviamente, per quella stampata nel gennaio 1874, entrambe senza "San Basilio".

In altre parole, credo che Musorgskij fosse il primo a non essere del tutto convinto dell'Ur-Boris e che, nel momento stesso in cui lo proponeva al Mariinskij stesse già modificandolo.

P.S. Curiosamente, una "proposta prematura" abbastanza simile riguarderà negli anni Cinquanta del Novecento un romanzo che, postumo, diverrà celeberrimo: Giuseppe Tomasi di Lampedusa fece proporre all'editore Mondadori il Gattopardo quand'esso consisteva ancora di soli quattro capitoli (i primi due e gli ultimi due della versione definitiva). Mentre il romanzo era "in attesa di lettura" fece giungere a Mondadori altri due capitoli (il terzo e il quarto attuali: con quale effetto di autopromozione si può facilmente presumere...); e questa stesura ampliata fece anche inviare a Elio Vittorini (senza sapere che questi aveva già visto, informalmente, il romanzo presso l'altro editore prima di valutarlo ufficialmente per Einaudi). Dopo i rifiuti sia di Mondadori, sia di Einaudi della stesura in sei capitoli, Giorgio Bassani fu di parere diverso e decise, per Feltrinelli, di pubblicare il romanzo cosí come era arrivato anche a lui — guarda caso un po'... "rimschizzandolo" (ma solo leggermente). Non convintissimo che fosse la versione "definitiva", riuscí poi entrare in possesso del "manoscritto completo", con anche il capitolo della famiglia di Padre Pirrone e quello del Ballo, giusto in tempo per includerli nella sua versione (abbastanza vicina, comunque, al "manoscritto definitivo" del marzo-aprile 1957).
Ultima modifica di mascherpa il 20 feb 2020 12:00, modificato 1 volta in totale.
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da mascherpa » 20 feb 2020 11:39

richidottore ha scritto:
19 feb 2020 22:34
Si sceglie la versione e la si porta avanti nella sua interezza.
Concetto condivisibile e da me condiviso, ma dal 1967 a oggi, tra la trentina di Boris a cui ho assistito, ne ho visto soltanto uno rappresentato quasi come l'aveva pubblicato Músorgskij per "canto e piano" (in parte su tre o quattro pentagrammi). Ci furono, sí, taglietti minori e il reinserimento del racconto di Ščelkalov alla Duma dei boiari, però le nove scene e la sequenza di esse furono —ripeto, una volta su trenta— quelle pubblicate dall'Autore due settimane "prima della prima". L'orchestrazione era perlomeno basata su quella del manoscritto usato per le rappresentazioni del 1874 e anni seguenti, pubblicata dal Lamm mezzo secolo dopo.
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