Boris Godunov a Trieste

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notung
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da notung » 06 feb 2020 11:16

Interessante ieri, alla antegenerale, il destino di una frusta, che si è miseramente spezzata al primo schiocco, e della calzamaglia di Boris, nel finale, che si è strappata ed è calata a mo’ di braga sui stivali di Boris. Il quale, poverino, ha dovuto contorcersi e divincolarsi sul trono per presentarsi a morire decentemente al proscenio.


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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da mascherpa » 06 feb 2020 12:28

notung ha scritto:
06 feb 2020 11:16
Interessante ieri, alla antegenerale, il destino di una frusta, che si è miseramente spezzata al primo schiocco, e della calzamaglia di Boris, nel finale, che si è strappata ed è calata a mo’ di braga sui stivali di Boris. Il quale, poverino, ha dovuto contorcersi e divincolarsi sul trono per presentarsi a morire decentemente al proscenio.
Il "meglio della serie" resta per me sempre quel che vidi nel dicembre 1960 durante la prima del mitico Don Carlo Christoff-Ghiaúrov-Bastianini: al Dio che nell'alma infondere non uscí dal fodero la spada del baritono, che, dopo qualche vano tentativo, per giurare incrociò l'avambraccio destro a quella del tenore. E poi all'inizio dell'auto da fé la seconda fila d'uno stuolo nerissimo di frati calpestò la coda delle vesti di quelli della prima, che si trovò inesorabilmente bloccata. La marcia indietro fu operazione d'una certa complessità e lo Spuntò il dí del terrore cantato da quasi tutti rinculando mentre quelli davanti finalmente ripartivano, a razzo per ricuperare il ritardo nel movimento, scatenò un'ilarità generale poco consona alla gravità della "posizione"...

Dopo quasi sessant'anni ho ancora davanti agli occhi le due scene (ma, soprattutto, ancora dentro gli orecchi lo scontro ineguagliato dei due bassi).
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da Puck » 08 feb 2020 12:34

In breve, la disposizione è più o meno questa.

Prologo + Atto 1 con chiusa Musorgsky.

INTERVALLO

Atto 2 + Atto 3 (abbondantemente tagliato - niente Rangoni - e con chiusa bombastica Rimsky)

INTERVALLO

San Basilio + Cremlino. Niente Kromy.

In totale sono poco più di 2 ore e mezza di musica.
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da mascherpa » 11 feb 2020 11:41

Puck ha scritto:
08 feb 2020 12:34
In breve, la disposizione è più o meno questa.

Prologo + Atto 1 con chiusa Musorgsky.

INTERVALLO

Atto 2 + Atto 3 (abbondantemente tagliato - niente Rangoni - e con chiusa bombastica Rimsky)

INTERVALLO

San Basilio + Cremlino. Niente Kromy.

In totale sono poco più di 2 ore e mezza di musica.

Del tutto dissennato... Di fatto la «disposizione» dell'opera (ma non, se suppongo correttamente, il suo testo musicale) diviene in questo modo quella della versione 1869, con l'inserimento, per portare in trasferta il corpo di ballo, d'un moncone del quadro del giardino di Sandomir (dal quale è stato ovviamente tagliato il colloquio Rangoni-Dimitri).

Ho un'esperienza diretta dell'abolizione di Kromy in presenza del quadro del giardino di Sandomir (anzi, in quel caso, di tutti e due i quadri "polacchi"): la messinscena del Teatro Helikon (pron. Ghélikon) di Mosca portata a Reggio Emilia nel 2007, dove la vidi allibito. Fui molto contrariato anche dalla serie di tagli del tutto insulsi (minuziosamente descritti a suo tempo in questo Forum). Già solo per le carenze propriamente esecutive, resta quello di gran lunga il peggior Boris a cui abbia mai assistito.

Date (e tonalità!) alla mano, Kromy era stato concepito come completamento del cosiddetto atto polacco, e solo in un secondo tempo Musorgskij accettò il suggerimento d'anteporgli il quadro della morte. Quello che, in decenni di consultazione di fonti varie, non sono mai riuscito a chiarirmi con esattezza, è quando esattamente fu presa la decisione d'eliminare dal "secondo Boris" il quadro "di san Basilio", con il trasferimento a Kromy d'elmo e copeco e monelli dell'Innocente (ma non del suo terrificante scontro con lo zar).
La spiegazione piú comune dell'abolizione di "San Basilio" è che si sia trattato d'una sorta d'adeguamento preventivo a un veto della censura considerato inevitabile (l'ipotesto puškiniano era sí stato autorizzato e rappresentato, ma nella sua rielaborazione Musorgskij aveva aggiunto non poche e gravi cose: il desiderio esplicito d’una parte della folla che lo «zar Boris e i suoi sgherri» fossero uccisi; la paura della delazione; la grande e disperata invocazione «pane, pane», esaltata dalla potenza apocalittica della musica).
Oppure la causa è stato un cambiamento della visione politica di Musorgskij, con l'abbandono degli ideali progressivi del periodo dell'U-Boris verso il totale pessimismo storico della Hovanščina. Potrebbe avere causato questo cambio di prospettive la lettura del vecchio memorandum di Karamzín "sulla Russia antica e moderna" destinato allo zar Alessandro I (il vincitore Napoleone), che fu pubblicato (ma ebbe breve circolazione) proprio nel 1870. Citerò me stesso: «L’opuscolo di Karamzin [che ho letto in una traduzione americana] è improntato a un profondo pessimismo conservatore che vede nell’autocrazia dello zar la migliore, anzi l’unica forma di governo possibile in Russia. Se ne trae l’immagine d’un Paese dalle contraddizioni perenni e il canto dell’Innocente può essere sembrato al “secondo” Musorgskij (che già stava pensando a Hovanščina) molto piú significativo se posto a conclusione dell’opera, in un quadro esplicitamente “politico” come Kromy, dove «le plebi» appaiono non meno incostanti e manovrabili che nel Simone Boccanegra» .
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da Puck » 11 feb 2020 12:00

mascherpa ha scritto:
11 feb 2020 11:41

Del tutto dissennato... Di fatto la «disposizione» dell'opera (ma non, se suppongo correttamente, il suo testo musicale) diviene in questo modo quella della versione 1869, con l'inserimento, per portare in trasferta il corpo di ballo, d'un moncone del quadro del giardino di Sandomir (dal quale è stato ovviamente tagliato il colloquio Rangoni-Dimitri).
Esattamente.
Non si capisce poi per quale ragione nel programma di sala venduto dal teatro sia stampato il libretto con la parte di Rangoni inalterata e, soprattutto, con il quarto atto in versione Cremlino-Kromy, senza San Basilio, mentre la sintesi della trama che lo precede è fedele a ciò che si è visto sul palco. Immagino lo smarrimento di un qualunque spettatore/lettore che non abbia un minimo di confidenza con l'opera.
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da notung » 11 feb 2020 12:10

Ipotizzo, ma non ho prove a sostegno, che sino all’ultimo non sapessero cosa effettivamente avrebbero messo in scena. Già dall’antegenerale alla prima c’erano piccole differenze (l’apparizione del fantasma del vero Dmitrij, per dirne una). Ieri ho raccolto - in occasione di un concerto - parecchie opinioni positive sul Boris, ma quasi tutti si lamentavano di una scarsa comprensione della vicenda. Molto apprezzata la mia tirata finale, nella recensione, sulla decadenza del pubblico triestino.
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da mascherpa » 11 feb 2020 12:18

Puck ha scritto:
11 feb 2020 12:00
Non si capisce poi per quale ragione nel programma di sala venduto dal teatro sia stampato il libretto con la parte di Rangoni inalterata e, soprattutto, con il quarto atto in versione Cremlino-Kromy, senza San Basilio, mentre la sintesi della trama che lo precede è fedele a ciò che si è visto sul palco. Immagino lo smarrimento di un qualunque spettatore/lettore che non abbia un minimo di confidenza con l'opera.
Senza dubbio non ci si sarà raccapezzato.

Probabilmente la stampa del libretto era stata predisposta quando era giunta voce dell'uso della "versione 1872". Però la discrepanza può anche far capire, a chi ne ha voglia, che non s'è rappresentato alcunché di "originale", ma una rielaborazione.

Lo smarrimento dello spettatore ignaro fu anche il mio di quasi cinquantatré anni fa (conoscevo l'opera solo nella registrazione di Dobrowen e il programma di sala costava circa il triplo dell'ingresso in loggione):

«Quella sera, al Giardino seguí súbito, con indimenticabile contrasto, il quadro di Kromy, inopinatamente anticipato dal quart’atto al terzo. E qui l’altra sorpresa: l’Innocente comparve solo alla fine, nessuna traccia né dei monelli, né del primo lamento, né del copeco rubato. Cominciò l’ultimo intervallo: ricordo il mio vivace disappunto per quel che mi sembrava un altro taglio immotivato [dopo quello del quadro del boudoir col personaggio di Rangoni], e anche la mia perplessità perché non riuscivo a immaginare in quale modo si potesse squartare nei due quadri ancora previsti la compatta sequenza drammatica costituita dalla duma dei boiari, i racconti di Šujskij e di Pimen, la morte di Boris.
Grande fu il mio stupore quando lo spettacolo riprese con una musica a me ignota. Il sipario s’aprí mostrando una bella nevicata à la Benois e una chiesa sulla destra. In essa «ravvisai subito» la moscovita San Basilio: anni addietro, la sua fotografia sulla copertina del disco dell’Undecima sinfonia di Dmitrij Šostakovič, nell’esecuzione dell’orchestra di Houston diretta da Stokowski, m’aveva lungamente allettato dalla vetrina dell’“elitario e ora scomparso” negozio della Voce del Padrone, in galleria “lato” Tommaso Grossi.
Lo stupore si mutò in profonda e ammirata emozione: fu, senza che io lo sapessi, il mio primo contatto con il finale dell’Ur-Boris
Ultima modifica di mascherpa il 11 feb 2020 12:34, modificato 1 volta in totale.
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da violamargherita » 11 feb 2020 12:34

notung ha scritto:
11 feb 2020 12:10
Molto apprezzata la mia tirata finale, nella recensione, sulla decadenza del pubblico triestino.
Il teatro presentava numerosi vuoti in platea e i palchi erano semideserti, segno dell’orribile decadimento culturale di una città che una volta era il centro della Mitteleuropa. Oltretutto molti spettatori hanno pavidamente abbandonato durante i due intervalli, uscendo a testa bassa, umiliati dalla loro stessa pochezza intellettuale.


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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da notung » 11 feb 2020 12:45

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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da violamargherita » 11 feb 2020 13:14

notung ha scritto:
11 feb 2020 12:45
Nel senso - per me triste - che a fronte di una forma d’arte che mi sembra la più adatta a smuovere l’essere umano nel suo cuore, nel suo intimo, nella sua verità, anche i (relativamente) pochi che ancora la frequentano abbandonano il campo quando il titolo non è considerato di immediata fruizione. Io non campo ancora molto, ma quando un mio pronipote tra vent’anni vorrà assistere a una rappresentazione operistica dovrà emigrare? Chi difenderà le fondazioni liriche italiane, se ormai dappertutto anche abbonati o interessati sembrano distaccarsi? Le ultime cose che ho visto dal vivo, tranne rare eccezioni, avevano tutte un punto in comune: pubblico poco, attempato, maleducato, fuggitivo. Sono piuttosto pessimista.

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