Boris Godunov a Trieste

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Puck
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Boris Godunov a Trieste

Messaggio da Puck » 31 gen 2020 21:46

Dopo il Principe Igor della scorsa stagione, Trieste punta nuovamente su un titolone russo. Non ho capito bene quale sarà la versione adottata, credo un fantasioso taglia e cuci, dato che, seppur la locandina indichi la versione del 1872, sul comunicato stampa le informazioni sono vaghe: “la produzione è basata sulle scelte effettuate di concerto con il Maestro Alexander Anissimov, che ne sarà Direttore e Concertatore, di muoversi lungo la strada tracciata dalla tradizione dell’edizione Lamm – Asafev (1928), e abitualmente utilizzata nel mondo teatrale russo, tenendo conto di alcune prassi esecutive e, non secondariamente, della popolarissima versione nell’orchestrazione di Rimskij Korsakov, in modo da raggiungere la sintesi che darà luogo alla rappresentazione triestina”.

Lo spettacolo arriva da Dnipro e immagino sia quanto di più tradizionale si possa immaginare.

Copioincollo il cast:

Interpreti principali Taras Shtonda/Volodimir Gudz (Boris Godunov), Oleksii Strizhak/Victor Shevchenko (Pimen), Vladyslav Goray/Vitalij Kovalchuk (L’impostore Grigorij), Eduard Srebnytskyi (Vasilij Ivanovič Šujskij), Yuliya Lytvynova (Ksenija), Kateryna Tsimbaliuk (Marina Mnišek), Svetlana Soschneva (La nutrice di Ksenija), Andrii Lomakovych (Andrej Sčelkalov), Alexander Prokopenko (Varlaam), Igor Tishkov (Misail), Anna Evtekhova (L’ostessa), Ruslan Zynevich (Il folle in Cristo, l’Innocente), Igor Dudin (Nikitič, una guardia), Kimika Yamagiwa (Feodor).

http://www.teatroverdi-trieste.com/it/s ... is-godunov

Venerdì 7 febbraio la prima, cui seguiranno altre 5 recite.

Qualcuno ha in programma una trasferta?


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notung
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da notung » 31 gen 2020 22:41

Io scendo da Opicina.
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<<Sono responsabile di quello che dico non di quello che capiscono gli altri.>> Massimo Troisi, forse.

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marcob35
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da marcob35 » 01 feb 2020 14:02

Puck ha scritto:
31 gen 2020 21:46
...quale sarà la versione adottata, credo un fantasioso taglia e cuci, dato che, seppur la locandina indichi la versione del 1872, sul comunicato stampa le informazioni sono vaghe...
Chiunque conosca Musorgskij e le sue opere sa bene come stiano le cose: hai voglia ad indicare e pretendere le versioni "originali" e "complete", anche in presenza delle cosiddette edizioni critiche e "dalle fonti" (sin dai primi interventi restuaratorii di Lamm), quando poi-ufficialmente scartata l'encomiabile lavoro-salvataggio dell'intellettuale Rimskij-Korsakov ovvero "da non preferirisi"-si interviene nel tempo con taglia e cuci appunto. In terra russa e fuori, senza distinzioni. Abbado compreso.

Questo vale certamente per l'incompiuta "Chovanschina" e i suoi molti finali a più mani, ove le lunghezze sono eterne sì da farne un'opera teorica più che destinata alle scene.
Ma anche il pur compiuto "Boris", con le sue due versioni dell'Autore stesso e la bellezza irrunciabile dell'Atto polacco e la scabrosità della versione "breve" originaria (basta averla vista ed udita in una delle tante occasioni discografiche e teatrali-pure recenti in opportunità cinematografica), anche il mirabile "Boris" si diceva, continua a testimoniare come non risolta sia la questione e mai lo sarà di fatto.

Celebre la nota di Rimksij-Korsakov: « Adoro e detesto Boris Godunov. Lo adoro per l'originalità, la forza, l'audacia, l'indipendenza e la bellezza. Lo odio per i difetti, le armonie rudimentali, l'incoerenza della musica». Sapeva che la sua inizitiva sarebbe stata disapprovata: « Pur sapendo che mi malediranno per questo, io correggerò il Boris. Ci sono infinite assurdità nelle armonie e qualche volta anche nelle melodie. Disgraziatamente, Stassov e i suoi discepoli non capiranno mai ».
Solo nel 1928 fu pubblicata la partitura originale completa. Si sono fatti diversi tentativi di mettere in scena il Boris « originale », ma quasi tutti i musicisti ritengono necessario ritoccare il manoscritto per renderlo più accettabile. Così, quando il Metropolitan (1952) mise in scena un'edizione annunciata come originale, presentò in realtà una versione fortemente ritoccata da Karol Rathaus. Ma almeno Rathaus lasciò immutate le armonie originali.

Ci sono stati altri adattamenti, tra cui quello di Dmitrij Sostakovic (1939-1940), con interventi ancor più massicci di quelli di Rimskij-Korsakov.


"Per quanto ne so, ha immaginato qualcosa come una linea di canto attorno alle parti vocali, il modo in cui le voci secondarie circondano la linea melodica principale nella canzone popolare russa. Ma Musorgsky mancava della tecnica per questo. Che peccato! Ovviamente, aveva un'immaginazione puramente orchestrale e anche immagini puramente orchestrali. La musica punta a «nuovi lidi», come si suol dire: drammaturgia musicale, dinamiche musicali, linguaggio, immagini. Ma la sua tecnica orchestrale ci riporta ai vecchi lidi".(Sostakovic in Volkov, 1979)

Il fatto è che la versione originale ha troppi esempi di orchestrazione inadeguata, per cui è indispensabile una revisione. Ma le polemiche riguardanti l'eventuale portata degli interventi infuria sempre violenta. [*]

Anche Gergiev per l'edizione al Metropolitan del 1997 si avvalse dell'intervento di Igor Buketoff. Come si vede una storia infinita così come di altre creazioni incompiute o indeterminate per cause interne ed esterne (Carmen...) di cui si è già parlato.

Le grafie dei nomi russi sono di comodo.

[*] H.Schonberg, The Lives of the Great Composers
Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da umangialaio » 01 feb 2020 14:58

marcob35 ha scritto:
01 feb 2020 14:02
Puck ha scritto:
31 gen 2020 21:46
...quale sarà la versione adottata, credo un fantasioso taglia e cuci, dato che, seppur la locandina indichi la versione del 1872, sul comunicato stampa le informazioni sono vaghe...
Chiunque conosca Musorgskij e le sue opere sa bene come stiano le cose: hai voglia ad indicare e pretendere le versioni "originali" e "complete", anche in presenza delle cosiddette edizioni critiche e "dalle fonti" (sin dai primi interventi restuaratorii di Lamm), quando poi-ufficialmente scartata l'encomiabile lavoro-salvataggio dell'intellettuale Rimskij-Korsakov ovvero "da non preferirisi"-si interviene nel tempo con taglia e cuci appunto. In terra russa e fuori, senza distinzioni. Abbado compreso.

Questo vale certamente per l'incompiuta "Chovanschina" e i suoi molti finali a più mani, ove le lunghezze sono eterne sì da farne un'opera teorica più che destinata alle scene.
Ma neanche per idea.

U

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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da umangialaio » 01 feb 2020 21:59

Taras Shtonda, il Boris del primo cast, nel banco di prova dell'aria del Catalogo:




della garnde aria di Filippo II nel Don Carlo:



Direi che se la cava piuttosto bene.

U

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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da Puck » 02 feb 2020 18:28

marcob35 ha scritto:
01 feb 2020 14:02
Puck ha scritto:
31 gen 2020 21:46
...quale sarà la versione adottata, credo un fantasioso taglia e cuci, dato che, seppur la locandina indichi la versione del 1872, sul comunicato stampa le informazioni sono vaghe...
Chiunque conosca Musorgskij e le sue opere sa bene come stiano le cose: hai voglia ad indicare e pretendere le versioni "originali" e "complete", anche in presenza delle cosiddette edizioni critiche e "dalle fonti" (sin dai primi interventi restuaratorii di Lamm), quando poi-ufficialmente scartata l'encomiabile lavoro-salvataggio dell'intellettuale Rimskij-Korsakov ovvero "da non preferirisi"-si interviene nel tempo con taglia e cuci appunto. In terra russa e fuori, senza distinzioni. Abbado compreso.
Infatti non ho parlato di versioni "originali" o "complete".
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da mascherpa » 02 feb 2020 22:14

Puck ha scritto:
31 gen 2020 21:46
...sul comunicato stampa le informazioni sono vaghe: “la produzione è basata sulle scelte effettuate di concerto con il Maestro Alexander Anissimov, che ne sarà Direttore e Concertatore, di muoversi lungo la strada tracciata dalla tradizione dell’edizione Lamm – Asafev (1928), e abitualmente utilizzata nel mondo teatrale russo, tenendo conto di alcune prassi esecutive e, non secondariamente, della popolarissima versione nell’orchestrazione di Rimskij Korsakov, in modo da raggiungere la sintesi che darà luogo alla rappresentazione triestina”.
A mio parere, «questo straordinario brano di prosa» (come avrebbe detto Lampedusa) lascia poche zone di dubbio.

Scontato il taglio del "quadro del boudoir di Marina" (ne è conferma l'assenza dalla locandina del nome stesso di Rangoni), le allusioni incrociate a Lamm, Rimskij-Korsakov e, ciliegina, ad «alcune prassi esecutive» m'inducono a prevedere sia tutti i tagli "di tradizione" (gravissimo trovo sempre quello del coro fuori scena dopo il grande arioso di Boris), sia l'adozione prevalente del testo della versione 1874 (che lo spartito a stampa edito dall'Autore data 1872, pur essendo altra cosa rispetto a quel che oggi si usa chiamare "versione 1872" propriamente detta...), sia l'interpolazione del quadro detto, in Italia, "di San Basilio" (che trascina seco troppo a timorosi interventi su quello "della foresta di Kromy"), sia ancora una marcata preferenza per la "normalizzazione" accademica, ben più estesa che all'orchestrazione; sia, infine, la conclusione con la morte del protagonista.

Sull'orchestrazione di Músorgskij, avendo avuto il piacere, nel novembre del 2006, d'ascoltarla dallo stesso direttore (Gergiev) a pochi giorni di distanza da quella Sjostakovitsj (la trascrizione olandese è adottata a puro scopo di... scomodità), mi sono convinto una volta per tutte che non abbia nessun bisogno d'essere riscritta, ma solo di trovare direttori capaci d'integrarla con la mano sicura del "mestiere": né più né meno di quel che faceva Gavazzeni con la Sonnambula ("ma ci poteva ben mettere qualche nota di più in orchestra, questo canchero di Bellini!", pare abbia esclamato una volta in prova il gran Bergamasco). Gergiev non è stato di certo né il primo (che fu ovviamente Nápravník), né l'ultimo a rendere, o far rendere, ottima l'orchestra di Músorgskij. Senza dubbio Rimskij ha fatto un capolavoro di colori, ma a me vengono i vermi già quando sento, súbito all'inizio, il suo brillante impasto di fagotto e corno inglese invece dell'inquietante grigiore dei due fagotti... Sorvolo, come ho già anticipato, gli "abbellimenti" di linee vocali e armonie.

La vera incognita di questi Boris in 9-1+1 9 quadri è la sequenza degli ultimi tre: Kromy, San Basilio, Morte. A suo tempo e luogo ho discusso a fondo la questione, finendo per preferire, ove e solo s'interpoli, appunto, San Basilio, l'accorpamento di Kromy, meglio tagliandone del tutto l'innocente, al cosidetto atto polacco (insieme al quale nacque e al quale lo abbina per contrasto il violentissimo iato tonale tra la conclusione del duetto "d'amore" e l'inizio, appunto, di Kromy) e la conclusione con la morte di Boris: così fecero Semkow e Gavazzeni a Milano usando la revisione Rimskij, e così fece di nuovo Semkow a Venezia nel 1972, tornando all'originale ma estendendolo a dieci quadri. Impagabile è, invero, l'effetto di passare di colpo dal lusso guerrafondaio di Sandomir alla misera della guerra reale. Ma Músorgskij, forse consapevole dell'irrappresentabilità, allora, del proprio "San Basilio", accolse l'ambiguo suggerimento del professor Nikol'skij, sacrificando "definitivamente" il quadro che poi le "prassi esecutive" del Novecento hanno fatto rientrare dalla finestra....

L'analisi combinatoria c'insegna che esistono sei possibili soluzioni del problema dei tre quadri finali: un malinteso senso di realismo (o meglio, il reverenziale timore che i registi d'opera hanno, come tutti sappiamo, nei confronti della lettera dei libretti) m'hanno finora impedito di vedere le tre "fisicamente impossibili", con San Basilio dopo la Morte (eppure sarebbe così ovvio far alzare Boris dalla propria bara, sulla scorta d'un certo quadro molto amato dal Byron: il quale fu, come forse sa persino chi presume di sapere, uno degl'idoli di Puškin... Registi, abbiate coraggio!).

Le altre sequenze, in più di mezzo secolo dal mio primo Boris, le ho viste tutte e tre, compresa quella portata vent'anni fa proprio a Trieste dal Bolchoï (grafia ora francese...), ossia quella insensata San Basilio-Kromy-Morte. Nel tradizionalissimo spettacolo spiccava la dimenticata (qui da noi) libertà di recitazione d'alcuni interpreti. Spero che la sequenza "insensata" non sarà ripetuta in quest'occasione, ma non lo escludo per nulla.

A scanso d'equivoci, chiarisco d'avere avuto una sola volta in più di mezzo secolo (Venezia 2008, da Firenze) la fortuna d'assistere a uno spettacolo che rispettava quasi completamente la versione edita da Musorgskij, e che questa, non badando ai valori esecutivi, mi parve drammaturgicamente preferibile anche ai più brillanti pastiche a me noti. Lo dico a malincuore, perché amo follemente il "quadro di San Basilio". Ma anche l'Ur-Boris è stato oggetto di disinvolte interpolazioni e "contaminazioni".

Temo che non riuscirò a vedere lo spettacolo imminente nella città "sì bella a specchio dell'adrìaco mare". Ma se appena mi sarà possibile cercherò di fiondarmi a Trieste domenica 9 tra il Rigoletto di Innsbruck e l'Aniéghin (grafia italiana...) romano.
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da notung » 05 feb 2020 10:44

Serve a poco a capire cosa si vedrà, ma lo spettacolo dovrebbe durare 3 ore e 10 compresi 2 intervalli.
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da mascherpa » 05 feb 2020 12:27

notung ha scritto:
05 feb 2020 10:44
Serve a poco a capire cosa si vedrà, ma lo spettacolo dovrebbe durare 3 ore e 10 compresi 2 intervalli.
Meno di due CD, quindi: come si diceva ieri nell'altro thread... Durata appena piú che "italiana", infatti.

Secondo me, i tagli rispetto allo spartito edito dall'autore nel 1874 (ma con la data 1872) saranno:

- nella scena dell'appartamento dello zar: il coro delle donne fuori scena e il racconto del pappagallo; forse anche il gioco del battimano tra la nutrice e Fëdor)
- tutto il quadro del boudoir
- il duetto Dimitri-Rangoni nel quadro del giardino
- e magari qualche sforbiciatina nel quadro della cella del convento...

Rispetto alla "versione 1872" propriamente detta, anche la chiusa del primo quadro del prologo e il racconto del segretario nel quadro della Duma (entrambi eliminati da Musorgskij nella stampa).

Improbabile, per la durata prevista, l'interpolazione del quadro di San Basilio; ne segue che il quadro di Kromy potrebbe essere completo.

Quindi il taglio dello spettacolo dovrebbe essere:
Prima parte: Prologo piú Convento piú Osteria (con bella chiusa fragorosa alla Rimskij, cosí si capisce che c'è un intervallo, anziché svanendo come Grigorij che fugge): circa un'ora
Seconda parte: Appartamento dello zar: nemmeno trentacinque minuti
Terza Parte: Giardino di Sandomir e ultimo atto: un'altra ora scarsa

Netta anche la sensazione che concludano con la morte di Boris.

Ricordo bene l'orologio della Scala che nel febbraio-marzo del 1973 girava sulla mezzanotte esattamente mentre si chiudeva il sipario: quattro ore precise dopo che Gavazzeni aveva sollevato la bacchetta, quindi, ma con tre intervalli, l'interpolazione di San Basilio e uno stranissimo minirecupero di Rangoni solo per il duetto con Dimitri. Di spettacolo, quindi, solo una ventina di minuti in piú.

Mi saprete dire.
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Re: Boris Godunov a Trieste

Messaggio da Alucard » 06 feb 2020 10:09

Io scendo dallo Zoncolan vestito da Achille Lauro.
Hab' mir's gelobt, ihn lieb zu haben in der richtigen Weis',
daß ich selbst sein' Lieb' zu einer andern
noch lieb hab'!

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