Il Trovatore alla Scala 2020

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UltrasFolgoreVerano
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Re: Il Trovatore alla Scala 2020

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 11 feb 2020 23:00

Uno dei motivi per cui preferisco sempre leggere il forum, anziché le recensioni “ufficiali”, è che almeno ho la possibilità di avere un’idea d’insieme fatta da diversi forumisti, ognuno con un suo punto di vista unico e personale. Fermo restando che il recensore Ugo Malasoma, è uno dei pochissimi (ne salvo altri due/tre) che leggo per la sua competenza, obiettività e chiarezza d’esposizione, avendo avuto pure la fortuna di conoscerlo (ed è pure milanista, dote rarissima).

Ciò non toglie che l’intervento del sig. Bullo, mi pare francamente fuori luogo o meglio un’inutile forzatura, giustamente sottolineata da Violamargherita.



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mascherpa
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Re: Il Trovatore alla Scala 2020

Messaggio da mascherpa » 12 feb 2020 06:32

Trovo le precisazioni di Paolo non solo impeccabili, ma doverose.
Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

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τί μοι σὺν δούλοισιν;

Manrico Del Pietro
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Re: Il Trovatore alla Scala 2020

Messaggio da Manrico Del Pietro » 13 feb 2020 02:06

Perché l'intervento di Notung sarebbe fuori luogo? Ha esposto un argomento del tutto legittimo, ossia che preferisce sempre (non solo in questo caso) una recensione firmata a una anonima. Se gli si vuole rispondere, che gli si risponda nel merito, anziché attaccarlo ad hominem.
Non sum uni angulo natus, patria mea totus hic mundus est. (Seneca)

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steccanella
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Re: Il Trovatore alla Scala 2020

Messaggio da steccanella » 13 feb 2020 08:58

Trovatore 12 febbraio: meno male che c’era Meli


Avete presente quando, durante una serata tra amici, qualcuno prende in mano una chitarra e gli altri gli chiedono di fare questa o quella canzone sol perché hanno voglia di sentirla e poco importa come poi quel qualcuno la esegue, tanto va bene così e tutti contenti? Ecco, diciamo che mercoledì sera alla Scala eravamo tutti contenti di sentire il Trovatore sol perché ci piace un sacco quest’opera, tra le più battagliere, di Verdi, e quindi alla fine non sono mancati gli applausi di cortesia, riferiti, credo, più alla sublime musica di Verdi che a chi stava sfilando sul palco. Detto questo, da qui a valutare come degno del più glorioso teatro lirico del mondo questo nuovo allestimento della seconda opera della trilogia popolare ne corre e parecchio. Lo spettacolo non sarebbe neppure brutto, perché la scena del museo con i quadri è gradevole (anche se alla lunga un po’ ripetitiva) e anche l’idea di ambientare l’oggettivamente farraginosa trama della vicenda tra i moderni visitatori e guardiani del museo con esposti i ritratti dei protagonisti, alternando passato e presente, sarebbe pure interessante, ma la regia sui personaggi risulta o totalmente latitante o confusa e contraddittoria. Ridicolo, e non mi vengono altre parole, far eseguire a Leonora l’intera scena del 4 atto, ivi compreso il Miserere, camminando con una giacchetta spiegazzata in braccio facendola sembrare la vivandiera che passa a raccogliere i vestiti degli ospiti della locanda da rammendare, oppure piazzarla su un divano rialzato a dirigere i due contendenti quasi fosse la compianta Mariele Ventre ai tempi del coro dell’Antoniano allo Zecchino d’oro. Quanto al finale d’opera, uno dei più straordinari capolavori verdiani, vedere Azucena e Manrico scompostamente sdravaccati contro il muro dell’aia e che sembrano digerire la siesta post prediale dopo una abbuffata all’emiliana, ammazza qualsiasi epicità del racconto sferrando così un colpo mortale all’intero senso del dramma.
E che dire dell’idea di fare indossare per più di metà opera alle due opulente signore degli abitini aderenti che di certo non ne valorizzano la presenza scenica?
Insomma, nulla di male, anzi, nel proporre una versione creativa e “moderna” di un caposaldo del melodramma italiano visto e rivisto in tutte le salse, però se deve essere fatto in questo modo, allora tanto vale tornare alle scene fisse coi quattro interpreti che si limitano, come un tempo, a cantare e basta, all’insegna del W Verdi così almeno ci si concentra solo sulla pare musicale e non ci si distrae per cercare di capire cosa aveva in mente il regista.
Venendo all’esecuzione, il direttore non si può dire che non conosca a menadito lo spartito che si capisce pure che ama molto, però alcune volte è di un’inerzia ammorbante, perché non si può accompagnare il febbrile terzetto dell’arresto della zingara con la stessa gestualità del preludio atto terzo di Traviata.
Ma poiché, come diceva Toscanini, per fare il Trovatore basta avere quattro fuoriclasse del canto, se la Scala ci avesse proposto almeno quattro ugole meritevoli, il tutto avrebbe comunque trovato una sua quadra, ma non è stato così.
Violeta Urmana, che ricordavo mezzosoprano di comprovata qualità, a forza di saltare da un registro all’altro, si è sfasciata la voce, che oggi risulta sorda nei centri, strillata negli acuti e forzata e spesso sgradevole in basso e per di più con una saldatura approssimativa tra i diversi registri e una linea di canto ormai del tutto arbitraria.
Il soprano che interpretava Leonora, uno dei più memorabili ruoli femminili dell’ottocento, sinceramente sembrava una cantate da teatri della media provincia tedesca, nel senso che le note che Verdi ha scritto le canta tutte, ma senza trasmettere nulla, e i suoni emessi, vuoi per un fastidioso vibrato, vuoi per una disomogenea distribuzione del volume che risulta quasi inudibile nel mezzo e fin troppo fragoroso dal La in su, non brillano certo, e anche l’apprezzabile sforzo di dipanare i pianissimi di rito nella nota romanza del quarto atto, non evitano di affermare che per mio conto, senza scomodare il ricordo dei grandi nomi del passato, si è trattato del più deludente “d’amor sull’ali rosee” che abbia mia ascoltato, tanto in disco quanto in teatro. Dopo di che, se il regista decide di farle eseguire la cabaletta del primo atto saltellando davanti a Ines come una Vispa Teresa sol perché se uno proprio decidesse di volerlo ballare (ma perchè mai?), lo scandito Di Tale amor che dirsi andrebbe a tempo con quelle mosse, non è neppure colpa sua, poveretta.
Un po’ meglio vanno le cose con i due maschietti, anche perché, pur con uno stile di canto tutto da rivedere e spesso sconclusionato, il baritono quanto meno aveva sia l’aspetto che gli accenti giusti tanto per il Conte di Luna quanto per il Trovatore e non a caso il brano che gli è riuscito meglio è stata la “classica” cabaletta da primo Verdi dopo la romanza.
Meno male, è il caso di dirlo, che nel ruolo del protagonista c’era invece un cantante che certamente non ha né la voce né il colore né gli acuti di Manrico, ma che ha già dimostrato nella Tosca inaugurale di sapere essere Artista con i fiocchi anche quando gioca, ed è il caso sia di Tosca che di Trovatore, “fuori casa”.
Come nel caso di Mario ho trovato magnifica la sua aderenza al personaggio e l’impegno a dare sempre un senso a tutto quello che cantava e se è vero che nessuno dei tanti momenti clou dell’opera rimarrà negli annali della storia dell’interpretazione di Manrico, è altrettanto vero che nel complesso il personaggio c’era ed era pure interessante, per cui meno male che ieri sera c’era Francesco Meli.
Ultima modifica di steccanella il 14 feb 2020 09:15, modificato 1 volta in totale.
Elfo Catalano

fracapi
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Re: Il Trovatore alla Scala 2020

Messaggio da fracapi » 13 feb 2020 12:50

per me e' molto semplice , Scala o no Scala , e' stato un Trovatore mediocrissimo sotto tutti i punti di vista . Il peggiore Manrico/Meli , che ,per me , ha ormai un modo involuto di cantare , molto artefatto , lontanissimo parente di quello splendido cantante che fu' una decina di anni fa'. Ricordo il suo timbro, davvero bellissimo ,emesso in modo naturale ,ora ogni suo suono proviene da una caricatura esagerata che fa' con la bocca.

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UltrasFolgoreVerano
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Re: Il Trovatore alla Scala 2020

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 13 feb 2020 17:01

Manrico Del Pietro ha scritto:
13 feb 2020 02:06
Perché l'intervento di Notung sarebbe fuori luogo? Ha esposto un argomento del tutto legittimo, ossia che preferisce sempre (non solo in questo caso) una recensione firmata a una anonima. Se gli si vuole rispondere, che gli si risponda nel merito, anziché attaccarlo ad hominem.
Piu' specifico di cosi', boh non capisco. A me pare ovvio che un vicedirettore difenda i propri recensori/giornalisti, altrimenti con il cactus che li farebbe scrivere sul proprio giornale, per questo la ritenevo un'inutile forzatura.

daphnis
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Re: Il Trovatore alla Scala 2020

Messaggio da daphnis » 14 feb 2020 02:58

Notung ha fatto benissimo a fare quel che ha fatto, e lo dico io che ho usato la parola "fiasco": questo dovrebbe bastare a spegnere gli ardori. Mah.
Devo dire che questa lunghissima baruffa un po' è stata divertente, ora rischia di essere tirata per le lunghe e sproporzionata rispetto ad un Trovatore sul quale la sintesi del tutto è che si sta discutendo se sia vero che è stato un fiasco o se sia vero che è solo mediocre.
Ne vale la pena?



marco vizzardelli


P.s. E' comunque di utilissima lettura l'articolo di Alberto Mattioli, da ieri online su La Stampa. Illuminante, direi

RUIZ
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Re: Il Trovatore alla Scala 2020

Messaggio da RUIZ » 19 feb 2020 09:04

Visto ieri sera. Una sola parola: perché? Non colgo il senso di questo Trovatore che non ha alcun motivo di interesse, fatta salva la grandezza di Verdi che esce nonostante l'avvilente modestia degli esecutori. Non parlerei di fiasco perché un disastro provoca reazioni di pancia molto più "emozionanti" dello squallido nulla di ieri. Regia inutile, irritante, monotona e lo dice uno che aveva approvato il famoso Ballo in Maschera scaligero con le prostitute che fece scandalo. Un regista deve far pensare e accompagnare la vicenda: qui solo noia. Dal punto di vista orchestrale qualcosa si è sistemato a livello di intesa buca-coro ( in forma il coro scaligero, migliore in campo). Luisotti impone tempi tutti suoi con rallentamenti e accelerazioni che lasciano perplessi soprattutto per l'effetto sulle voci. Scordiamoci le atmosfere lunari, soffuse e romantiche di cui il Trovatore abbonda.... qui i colori non esistono e lasciano il campo a un approccio "quarantottardo" che stufa. Il prevedibile clangore dei finali peggiora il giudizio ( d'altra parte al terzo rullo di percussioni in apertura si capiva già l'aria che tirava) Cantanti: chi ricorda la Urmana di 20 anni fa non può che rimanere deluso.... la voce impoverita da scelte azzardate chiede il conto e ne scaturisce una Azucena da dimenticare. Il soprano non è adatto a Leonora per timbro, presenza scenica, acuti ( strillati) e mezzevoci: si contende la palma del peggiore con Cavalletti. Già....Cavalletti.... come fa a cantare De Luna alla Scala????? La nobiltà dolente, l'aristocratico cipiglio venato di malinconia del Conte lasciano il posto a continui muggiti... veramente una sofferenza "il balen". Meli, fuori ruolo, se la cava nelle prime due parti ma soffre nella terza ,dove sforna una " piretta" dimenticabile e naufraga nella quarta dove i famosi falsettoni ci restituiscono quel cantante caricatura di se stesso e del prodigioso tenore che fu. In sostanza torniamo all'inizio: perché?

biancano
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Re: Il Trovatore alla Scala 2020

Messaggio da biancano » 19 feb 2020 21:05

RUIZ ha scritto:
19 feb 2020 09:04
Meli, fuori ruolo, se la cava nelle prime due parti ma soffre nella terza ,dove sforna una " piretta" dimenticabile e naufraga nella quarta dove i famosi falsettoni ci restituiscono quel cantante caricatura di se stesso e del prodigioso tenore che fu. In sostanza torniamo all'inizio: perché?
con tutta l'ammirazione per il Meli dei primi anni l'aggettivo prodigioso mi sembra un tantino esagerato

richidottore
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Re: Il Trovatore alla Scala 2020

Messaggio da richidottore » 19 feb 2020 22:36

Ma perché Meli deve essere scritturato per 4 titoli???

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