Romeo e Giulietta-Gounod, Scala, Viotti, Grigolo, Damrau

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daphnis
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Romeo e Giulietta-Gounod, Scala, Viotti, Grigolo, Damrau

Messaggio da daphnis » 16 gen 2020 17:21

Si è conclusa con un franco e bel successo la ripresa di Romeo e Giulietta di Charles Gounod al Teatro alla Scala. Meritatissimo, a mio avviso, soprattutto per la presenza di di due elementi di forza. Il direttore ed il protagonista.
Lorenzo Viotti si conferma direttore da seguire con attenzione. Di sostanza, non di apparenza, ed è un gran bene. Non gioca a fare il fenomeno, fino a rischio di un apparente, iniziale "anonimato", che non è affatto tale, in realtà. Viotti va alla sostanza della musica e della drammaturgia di Gounod, con una lettura quanto mai "idiomatica", nelle nuances, nelle mezze tinte, nel fraseggio, nelle scelte di tempo. Nella sua precedente vita scaligera (2011) questo allestimento si era avvalso della irruente, drammaticissima direzione del dotatissimo Nezet-Seguin, tutta "di prima mano", estroversa, immediata sul piano espressivo. Viotti è un personalità umana ed artistica completamente diversa, portata ad analizzare, a capire, a studiare nel profondo le tinte e le espressioni. Nulla di plateale c'è in questa esecuzione, tutta un "francesissimo" gioco di luci ed ombre calibrato con delicatezza, il che non esclude, anzi rende più efficace, la violenza estrema - e qui orchestra e palco si accendono di un vero "virtuosismo drammatico", mai fine a se stesso ma finalizzato al teatro in musica, nell'impressionante sequenza delle uccisioni di Mercuzio e Tebaldo. Dopo un' inizio d'opera, in orchestra, un po' teso e non perfettamente ordinato (era la prima ed era per Viotti il debutto, in opera, in loco, e pensiamo che tutto si assesterà alle repliche), il ventinovenne direttore trova con gli ottimi complessi operistici scaligeri un bellissimo passo esecutivo. Nella sobrietà, nel gesto un po' secco, anche nella postura e, se vogliamo, anche nella biografia e nella formazione di Viotti, ci piace identificare un precedente storico di un grande, nato come lui "dall'orchestra", come strumentista, mai stato "fenomeno" e sempre stato rigoroso, assurto a statura gigantesca negli anni maturi: Carlo Maria Giulini. E' un augurio che faccio a Viotti, talento non "vistoso" nei modi e nell'espressione musicale, ma, come detto, "di sostanza".
La stessa lingua francese (madrelingua del direttore) si è giovata della sua condotta, in fraseggi e colori. A tenere alte le sorti della serata ha poi, in massima parte, contribuito, il travolgente Romeo di un Vittorio Grigolo approdato alla prima in forma scintillante. Lievemente diminuite, neglli anni, le, acrobazie sceniche, si è invece ulteriormente irrobustito lo strumento vocale. E permane e si esalta la comunicativa, per noi straordinaria, di questo canto dai mille colori. Una certa critica sussiegosa continua a parlare di Grigolo come una specie di dotato... Balotelli della lirica. A mio avviso sarebbe ora di smetterla e di riconoscere alcuni dati di fatto. Non esiste oggi, sulla scena lirica mondiale, una voce di tenore ricca e completa quale quella di Vittorio Grigolo. Ciascuno degli altri quattro massimi tenori viventi (più un paio di altri che il gusto personale individuerà) ha voce stupenda (Camarena) o è interprete finissimo del rispettivo repertorio (Kaufmann, Florez, Meli). Ma nessuno di costoro, pur nell'eccellenza, possiede le note e la paletta di colori propri di Grigolo. Ah, sì ma "grigoleggia" troppo, obiettano coloro che non vogliono mai amare un artista per ciò che è, ma lo vorrebbero diverso da ciò che è. Errore di prospettiva, secondo me. Perché, invece non godere di tutta questa straripante arte nutrita di una comunicativa impagabile? Viva Grigolo, a mio avviso, perché è Grigolo. Così come è. E viva questo suo trepidante, fremente, poi liricissimo Romeo. Una grande realizzazione di personaggio.
Un poco più problematico far cenno all'attuale Giulietta di Diana Damrau. Perché, da un lato, si ammira la perizia tecnica ed artistica di una cantante già "storica" mentre è in attività. Dall'altra, queste rappresentazioni scaligere la colgono in un momento vocale un po' critico. Se di solo momento si tratti, non osiamo dire. Nel lasso di pochi anni, la voce - come qui l'abbiamo ascoltata - si è vistosamente assottigliata. Parlando per immagini, pare un corpo, già bellissimo, cui sia rimasta perfetta figura senza più carne. Il personaggio-Giulietta esce ancora, per forza d'arte sopraffina (pur sopraffatto dai bamboleggiamenti ininterrotti cui l'improvvida regia costringe una "persona fisica" non più ragazzina, là dove il Romeo-Grigolo, che forse ha una sua autonoma gestione scenica, ha presso atto del normale passar degli anni), ma esce con un filo di pur raffinata voce. Qualora, poi, l'assottigliamento - che si traduce in un non facile canto "di gola"- fosse voluto, di fatto la pur grande cantante ha concluso la recita lasciando all'orecchio un impressione di affaticamento finale. Speriamo si tratti di una fase di transizione, per l'affetto che portiamo alla grandissima artista.
Nel complesso valido tutto il resto del cast, con Stephano-Marina Viotti (sorella del direttore) e Mercuzio-Mattia Olivieri eroici nel far fronte l'una ad un infortunio ad un piede per il quale canta e recita con disinvoltura aiutandosi con una stampella, e l'altro ad uno stato influenzale non intuibile all'(ottimo) ascolto e all'ottima resa scenica. Una chicca la Gertrude della grande Sara Mingardo. E... ah, una nota ulteriore: Giulietta-Damrau beve il finto, fatale veleno per non sposare il povero Paride ma, se guardasse in faccia e in fisico l'interprete Edwin Fardini, figura e volto da modello prestato al canto, pensiamo sarebbe decisamente portata ad accettare le nozze...

marco vizzardelli

P.s. Lo spettacolo di Bartlett Sher (ripreso da Dan Rigazzi), rivisto dopo nove anni, "peggiora", per via di una serie di incongruenze (molto infelice e mal leggibile, soprattutto, la morte-non morte della fin lì saltellante Giulietta). Forse gli va concessa, oltre una certa spettacolarità l'attenuante che, essendo nato in un luogo del tutto particolare quale la Felsenreitchule di Salisburgo, si adatta con difficoltà, e diverse ingenuità sceniche, a palcoscenici diversi.



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massenetiana
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Re: Romeo e Giulietta-Gounod, Scala, Viotti, Grigolo, Damrau

Messaggio da massenetiana » 16 gen 2020 18:28

E il ruolo di Tebaldo come è stato interpretato?
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Re: Romeo e Giulietta-Gounod, Scala, Viotti, Grigolo, Damrau

Messaggio da daphnis » 17 gen 2020 03:49

Bene. Ruzil Gatin, il Tebaldo, è stato puntuale in tutto (come ben riferisce Malasoma nella recensione OC), a mio avviso fra le parti di contorno spiccava particolarmente (nonostante uno stato influenzale coinciso con la prima) il Mercuzio di quel magnifico cantante e attore che ha nome Mattia Olivieri, ormai una certezza in una moltitudine di ruoli ed allestimenti

marco vizzardelli

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Re: Romeo e Giulietta-Gounod, Scala, Viotti, Grigolo, Damrau

Messaggio da daphnis » 19 gen 2020 03:17

Alla “seconda”, occorre rilevare, con piena soddisfazione, l’immediato decollo della direzione di Lorenzo Viotti, che distende tempi, colori, dinamiche, fraseggi e letteralmente “dipinge” l’opera. Il dosaggio di tinte e volumi è tale per cui accensioni e lirismo, grandi assieme e momenti intimi trovano esaltazione proprio perché la calibratura è perfetta. In più, e questo si era notato da subito, Viotti è totalmente idiomatico alla musica alle inflessioni alle atmosfere di Gounod. Bellissima direzione ed evidente affiatamento con una orchestra della Scala di pittorica bellezza, gli orchestrali alla fine restano tutti in buca ad applaudire il Maestro e, quando lo fanno così convinti, la ragione c’è. E si sente!
Nel cast giganteggia Grigolo, Damrau fa annunciare a metà spettacolo indisposizione peraltro evidente nel corso della prima parte, è chiaro che questo appuntamento scaligero non l’ha colta al meglio, ma è professionista e artista, in scena e nei modi, nelle reazioni alla difficoltà ( e simpaticissima nell’inchino finale al pubblico che alla fine la osanna comunque). Ed è bellissimo che Grigolo la aiuti nei duetti dosando le proprie forze sulle sue di questa serata per lei difficile, con grande signorilità, sì che, alla fine, rilsultano ancora più belli, insieme sulla scena. C’è in giro evidente virus influenzale, e anche un paio di interpreti di contorno si tutelano, cantando dopo annuncio dato al pubblico. Ne è invece sortito, per questa “seconda”, Mattia Olivieri e il suo magnifico Mercuzio scintilla per vocalità ed arte scenica. Replica comunque “calda”, coinvolgente e accolta con entusiasmo più evidente rispetto al già ottimo successo riportato dalla “prima”. Punte di sucessso (nel consenso per tutti) per Grigolo e per il direttore: a 29 anni così maturo, non è ascolto consueto. Di Viotti, Alexander Pereira ci aveva parlato, l’anno passato, come di una presenza da lui fortemente voluta: ne aveva ottime ragioni.

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fraaaa
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Re: Romeo e Giulietta-Gounod, Scala, Viotti, Grigolo, Damrau

Messaggio da fraaaa » 21 gen 2020 22:00

Damrau indisposta come le orecchie di vizzardelli avevano intuito. Oggi canta la splendida VanninaSantoni.

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massenetiana
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Re: Romeo e Giulietta-Gounod, Scala, Viotti, Grigolo, Damrau

Messaggio da massenetiana » 21 gen 2020 22:47

fraaaa ha scritto:
21 gen 2020 22:00
Damrau indisposta come le orecchie di vizzardelli avevano intuito. Oggi canta la splendida VanninaSantoni.
Mai sentita... :?:
massenetiana sfegatata

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Re: Romeo e Giulietta-Gounod, Scala, Viotti, Grigolo, Damrau

Messaggio da fraaaa » 22 gen 2020 08:50

massenetiana ha scritto:
21 gen 2020 22:47
fraaaa ha scritto:
21 gen 2020 22:00
Damrau indisposta come le orecchie di vizzardelli avevano intuito. Oggi canta la splendida VanninaSantoni.
Mai sentita... :?:
Giovane (dell'87) cantante arrivata in fretta e furia da Parigi, città dove canta più spesso.

Robertino
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Re: Romeo e Giulietta-Gounod, Scala, Viotti, Grigolo, Damrau

Messaggio da Robertino » 24 gen 2020 08:30

Intervistato da un giornale americano il regista Bartlett Sher aveva spiegato così la 'filosofia' che sta alla base del suo allestimento (qui ripreso da Dan Rigazzi):
1) 'Quest' opera é interessante per la sua compressione della trama'
2) ' Non c'è niente di più fastidioso in un' opera che fermarsi a cambiare il set '
Ecco perciò la sua scelta di ricorrere ad una scenografia quasi fissa, monumentale (curata da Yeargan) , grigia, in cui il palazzo nobiliare dei Capuleti (con il famoso balcone di Giulietta ) delimita una piazza 'italiana' al centro della quale si trova una pedana rettangolare su cui si svolge praticamente tutta la vicenda, trasformandosi così di volta in volta in pista da ballo, 'ring' per i duelli, 'lettone' matrimoniale, etc., rispettando quindi rigorosamente le regole aristoteliche e sottolineando , anche visivamente, il carattere lirico, declamatorio del libretto di Barbier e Carré, con il rischio di fare apparire questo allestimento come una sorta di 'oratorio laico'.
La pedana, posta al centro del palcoscenico, costringe ad utilizzare luci dirette, frontali (curate dalla Tipton e da Giretti), con un uso limitato di 'dimmer' e filtri colorati, con scarsa o assente illuminazione laterale e con le luci verticali (fisse o sospese) usate soprattutto a scopo decorativo o per creare atmosfere suggestive.
Sono abbastanza espliciti i riferimenti al famoso e pluri premiato 'film teatrale' di Zeffirelli (1968): l'intensità frenetica della festa in casa Capuleti (primo atto), le dinamiche dei corpi e dei gesti di duellanti e spettatori (terzo atto), i costumi (curati dalla Zuber) che richiamano quelli di Donati ( 'mix' di contrasti cromatici e colori complementari, curiosi copricapi), coreografie circolari ed avvolgenti e si potrebbe continuare ancora, con tanti altri esempi.
Per compensare la staticità ed il grigiore delle scenografie il regista ha così chiesto a tutti i cantanti di muoversi il più possibile e Grigolo si è perciò molto divertito a mostrarci ancora una volta la sua invidiabile forma fisica e l'incredibile agilità di arrampicatore (oltre che di cascatore), ma anche tutti gli altri cantanti in scena hanno accettato di buon grado questa impostazione dinamica del regista.
Ci sono però parecchie cose che non convincono in questo allestimento di Sher-Rigazzi: la scelta di una ambientazione settecentesca rende poco verosimile il personaggio del Duca (ed il suo potere assoluto di vita e di morte su Romeo), la grande colonna bianca della piazza (per ricordarci che Verona é stata un tempo una città 'romana') è però anche un inutile simbolo fallico (del testosterone di Romeo) , il grande lenzuolo bianco che sovrasta i cantanti è un simbolo narrativo forzato oltre che un 'accessorio'' scenico del corpo di Giulietta (velo nuziale, ' lenzuolone ' matrimoniale, sudario funebre), l'incredibile carretto che accompagna la prima entrata in scena di Frère Laurent e gli altarini portatili (con crocefissi incorporati di varie dimensioni ) che precedono sempre l'arrivo dello stesso Frère Laurent.
Le macchie rosse che circondano la piattaforma (e che vorrebbero preannunciarci , fin dal primo atto, il sangue del duello e quello di Giulietta) più che chiazze di sangue mi sono sembrati piuttosto involontari spruzzi di colore lasciati cadere da un imbianchino o da un verniciatore pasticcioni.
Per fortuna le note liete provengono dalla 'buca' orchestrale: il giovane maestro Lorenzo Viotti si è dimostrato concertatore di buon livello, dirigendo con gestualità essenziale, mai forzata e sempre attento alle sfumature, molto bravo anche a valorizzare le raffinatezze melodiche della partitura di Gounod e la grande qualità della sua strumentazione, anche solistica.
L'orchestra lo ha seguito con convinzione e alla fine molti orchestrali lo hanno anche applaudito (gesto non consueto per gli 'scaligeri').
Bene, come al solito, anche i coristi diretti da Bruno Casoni.
Vittorio Grigolo è apparso in grande forma (senz'altro gratificato anche dal suo grande successo personale avuto durante le sue recenti apparizioni televisive): la sua vocalità guascona e trascinante non conosce mai ostacoli o mezze misure, è sempre una 'macchina sonora' che va a pieni giri.
Accanto a lui, per sostituire Diana Damrau, è stata chiamata Vannina Santoni (inserita al penultimo posto nell'elenco dei cantanti sulla locandina dello spettacolo): nome quasi 'stendhaliano', francese di madre lingua, una carriera musicale finora quasi tutta sui palcoscenici francesi. E' apparsa un po' incerta, naturalmente emozionata, all'inizio, ma poi la sua voce, bene impostata, si è 'impossessata' del personaggio di Giulietta e ne ha reso elegantemente stati d'animo e 'nuances'.
Si è rivelata così una splendida 'partner' vocale di Grigolo, grazie anche alla sua notevole presenza scenica, mai banale. E' una coppia che ha mostrato di avere una buona 'chimica' artistica e che mi è sembrata abbia funzionato benissimo .
Le 'pagelle' degli altri interpreti non mostrano insufficienze, vanno tutti promossi a pieni voti (compresi i due ragazzi dell'Accademia, Grant e Nevi), ma una menzione particolare va fatta per Annalisa Stroppa (bravissima), Nicolas Testé, Mattia Olivieri, Ruzil Gatin e Sara Mingardo.
Alla fine, applausi meritati, convinti per tutti (ma soprattutto per la 'superstar' Grigolo ), senza nessuna contestazione' ad personam' o 'buu' dai loggionisti. E' stato forse tutto merito della preghiera finale di Romeo e Giulietta suicidi ( "Seigneur, pardonnez-nous" ) ?

marco_
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Re: Romeo e Giulietta-Gounod, Scala, Viotti, Grigolo, Damrau

Messaggio da marco_ » 26 gen 2020 18:40

Una recita splendida oggi pomeriggio.

Merito anzitutto di Viotti che, con sapienza degna di ben altra età, coniuga la freschezza del ritmo narrativo con abbandoni rarefatti e di un languore interiorizzato. Bravo inoltre per la cura nel fondere i colori fra voci e orchestra con mélange chiaroscurali da pelle d’oca, e per non temere tempi comodi dove opportuni. Favoloso il gesto: misurato, chiaro, elegante. Questo ragazzo potrebbe diventare tra i migliori direttori di teatro musicale in circolazione, complimenti all’Opera di Amsterdam che se l’è accaparrato! L’orchestra lo segue con profusione di smalto e molta attenzione; coro impeccabile.

Sul palco giganteggia Grigolo, che a dispetto di un’indisposizione canta e impersona un Roméo memorabile. Bel timbro che domina con gusto, volume e proiezione, registro acuto spavaldo ma non sbruffone, smorzature senza falsetti, musicalità, physique du rôle, baldanza. Pur in un repertorio diverso mi ha ricordato Domingo per credibilità non scindibile fra voce e scena, oltre che nella generosità. Ho una predilezione per la Damrau dai tempi di Europa Riconosciuta, e mi è dispiaciuto sentirla col registro centrale dimezzato di corpo e monocorde nel colore... le auguro che sia una fase passeggera. Resta comunque la musicista sublime e sensibile che conosciamo, e porta a casa la parte con successo. Più che funzionale il resto del cast.

Allestimento tradizionale senza essere polveroso, con buon uso delle masse e di effetti come coriandoli e veli. Applausi convinti dal pubblico di ScalAperta che gremiva la sala.

daphnis
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Re: Romeo e Giulietta-Gounod, Scala, Viotti, Grigolo, Damrau

Messaggio da daphnis » 26 gen 2020 19:58

Sono molto contento di condividere in pieno tutta la valutazione di Marco per quanto riguarda Viotti e Grigolo. Purtroppo abbiamo un po' tutti constatato anche la verità di quanto afferma riguardo Damrau. Anche io mi auguro che si tratti di un "momento" passeggero di crisi di questa grande cantante (e persona di grande simpatia e verità, che non ha nascosto la sua attuale fatica)


marco vizzardelli

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