Don Carlo alla Fenice

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ZetaZeta
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Re: Don Carlo alla Fenice

Messaggio da ZetaZeta » 25 nov 2019 22:23

Dr.Malatesta ha scritto:
25 nov 2019 19:12
Eppure mi sembrava di essere stato pacato e rispettoso: mi spiace che non si possa mai avere uno scambio civile senza la solita polemica, senza essere inquadrati in presunti sostenitori di Domingo o di Carsen. Peccato, anche, che una critica ad una singola realizzazione venga sempre estremizzata e venga presa per una crociata contro Carsen o le regie moderne. Io non ho fatto l'inquisitore di nessuno, ho solo espresso dubbi su una scelta che - a mio avviso - indebolisce e banalizza la drammaturgia di Don Carlo. E ho considerato come nel teatro d'opera si tenda, anche da parte di registi importanti, a sottovalutare il valore teatrale e drammatico degli intrecci e ci si senta liberi di "ricostruire" a piacere la vicenda, cosa che normalmente non accade con il teatro di prosa dove nessuno si sognerebbe mai di riscrivere Re Lear o Il giardino dei ciliegi.
Se il riferimento era all'intervento del sottoscritto, voglio precisare che le mie intenzioni erano esattamente opposte. Nessuna critica, anzi concordo con la tua analisi.



daphnis
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Re: Don Carlo alla Fenice

Messaggio da daphnis » 26 nov 2019 01:04

Condivido la nota di Mascherpa su parte del pubblico "da prima", una fauna, purtroppo, quasi uguale ovunque. Personalmente, più ancora che gli sguardi al cellulare o il suo tentato uso (sventato al pelo un trillo proprio durante la memorabile, intensissima, introduzione orchestrale di Chung e orchestra a Ella giammai m'amò), ho trovato stupefacenti le passeggiatine in platea di attempati signore e signori fra i più eleganti e in pompa magna, avvenute con uso di rumorosi tacchi di scarpa sul pavimento proprio nei rarefatti minuti musicali in cui Elisabetta e Carlo, nel finale, esalavano sulla scena il loro addio... scandito dal toc toc dei tacconi delle scarpacce medesime di questi attenti, curiosi e interessati, nonché beneducati (ehm) partecipanti, poco partecipi, alla rappresentazione.


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mascherpa
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Re: Don Carlo alla Fenice

Messaggio da mascherpa » 26 nov 2019 12:32

daphnis ha scritto:
26 nov 2019 01:04
...stupefacenti le passeggiatine in platea di attempati signore e signori fra i più eleganti e in pompa magna...
Temo che tu non abbia avuto modo d'apprezzate, distratto da quel che ascoltavi e vedevi avvenire sul palcoscenico, la squisita cortesia di codeste persone, che avendo evidentemente deciso che ormai ne avevano fin sopra i capelli, sono uscite durante il duetto (ero seduto in fondo alla platea e ne sono certo), ma una alla volta volta, a leggera distanza di tempo, «per non dare nell'occhio», come le indimenticabili tre coppie nero vestite in Mimí metallurgico ferito nell'onore... Poco prima, invece, era stato il turno d'una fuggitiva isolata, ma non meno en grande tenue.
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Re: Don Carlo alla Fenice

Messaggio da mascherpa » 26 nov 2019 12:43

Dr.Malatesta ha scritto:
25 nov 2019 19:12
...cosa che normalmente non accade con il teatro di prosa dove nessuno si sognerebbe mai di riscrivere Re Lear o Il giardino dei ciliegi.
A me pare sia vero il contrario: notevoli alterazioni drammaturgiche e della dicitura del testo sono comunissime da almeno mezzo secolo nel teatro di prosa, e sono stati proprio i registi provenienti da esso a importare le prime nello spettacolo d'opera, i cui testi musicali non subiscono invece, finora, modifiche apprezzabili. Ovviamente, quando il Living Theater portò a Milano il suo Macbeth all'inzio degli anni Settanta e Ingmar Bergman il suo Kung Lear a cavallo tra gli Ottanta e Novanta (vidi entrambi gli spettacoli al Lirico) si gridò allo scandalo come oggi si fa talvolta per l'opera. Sorvolo sul Peer Gynt e sull'Othello che vidi nell'ultimo decennio a Salisburgo, o sul Vello d'oro di Grillparzer al Tiroler Landestheater l'anno scorso.

E ormai da decenni è impossibile sentire Pirandello recitato come scritto da lui.
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Re: Don Carlo alla Fenice

Messaggio da Dr.Malatesta » 26 nov 2019 13:41

mascherpa ha scritto:
26 nov 2019 12:43
Dr.Malatesta ha scritto:
25 nov 2019 19:12
...cosa che normalmente non accade con il teatro di prosa dove nessuno si sognerebbe mai di riscrivere Re Lear o Il giardino dei ciliegi.
A me pare sia vero il contrario: notevoli alterazioni drammaturgiche e della dicitura del testo sono comunissime da almeno mezzo secolo nel teatro di prosa, e sono stati proprio i registi provenienti da esso a importare le prime nello spettacolo d'opera, i cui testi musicali non subiscono invece, finora, modifiche apprezzabili. Ovviamente, quando il Living Theater portò a Milano il suo Macbeth all'inzio degli anni Settanta e Ingmar Bergman il suo Kung Lear a cavallo tra gli Ottanta e Novanta (vidi entrambi gli spettacoli al Lirico) si gridò allo scandalo come oggi si fa talvolta per l'opera. Sorvolo sul Peer Gynt e sull'Othello che vidi nell'ultimo decennio a Salisburgo, o sul Vello d'oro di Grillparzer al Tiroler Landestheater l'anno scorso.

E ormai da decenni è impossibile sentire Pirandello recitato come scritto da lui.
Forse non ci siamo intesi: salvo esplicite rielaborazioni e versioni dichiaratamente "tratte da..." non ho mai visto a teatro (che pur frequento molto a differenza - ormai - dell'opera) che si mutasse l'intreccio: per tornare al mio esempio iniziale (per paradossale che sia) non mi è mai accaduto di vedere un Macbeth che alla fine si riconcilia con la Lady rediviva e se ne vanno a Brighton per il fine settimana...mentre accade di vedere un Don Carlo in cui Posa è al servizio dell'Inquisitore il quale alla fine - come un boss della mala - uccide il re, Carlo ed Elisabetta. Pur cozzando oggettivamente con tutto quello che si sente e con la forza dell'opera. Tutto qui. Poi a ciascuno piaccia ciò che vuole...
Matteo

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Re: Don Carlo alla Fenice

Messaggio da mascherpa » 26 nov 2019 14:36

Dr.Malatesta ha scritto:
26 nov 2019 13:41
...l'Inquisitore il quale alla fine - come un boss della mala - uccide il re, Carlo ed Elisabetta.
A teatro ho visto un'altra cosa.

Proprio perché è come un boss della mala (e su questo è ovvio che non avevano dubbi né Schiller né Verdi) non uccide nessuno, ma fa uccidere Carlo e Filippo, come infatti nel libretto fa uccidere Posa e in questa messinscena simula di farlo fare. Quanto a Elisabetta è solo portata via senza curarsene troppo.

Per me in quest'occasione il finale della versione italiana ha assunto, per la prima volta in teatro, un senso comprensibile, in linea con la sparata d'accordi a cui ha reputato opportuno ricorrere Verdi per tagliar corto. Anche l'ultima perorazione del Frate è stata un perfetto preludio alle due... "liquidazioni per via amministrativa".

Inoltre, poiché trovo del tutto incongruo nel contesto (e orribile in sé) il sempre applauditissimo «Dio che nell'alma infondere», m'è molto piaciuto che con la drammaturgia di Carsen quest'unico momento presunto "sincero" dell'opera finisca per assumere un significato opposto, di totale falsità.

Non dubito, infine, che tu non abbia visto a teatro intrecci di prosa riscritti: questo dimostra, però, solo che sei bravo a scegliere quel che ti garba. La differenza oggettiva e sostanziale è infatti quella che hai detto: nelle locandine di prosa, quand'è il caso, si scrive regolarmente "tratto da..." o qualcosa di simile, invece in quelle d'opera non lo si fa pressoché mai; personalmente lo ricordo solo per il Ratto dal serraglio alla Komische Oper, rifatto drammaturgicamente (ma comunque non alterato musicalmente) da Bieito.
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Re: Don Carlo alla Fenice

Messaggio da albertoemme » 26 nov 2019 18:33

Io se fossi una persona importante vorrei sempre accrediti in parapetto-galleria e mai in platea. Già tre/quattro volte all'anno mi becco le signore fiorentine scartarsi le caramelle in galleria priva di parapetto e riporre le cartine nel reggipetto. E' sempre un piacere leggerti Vittorio, solo due cose: temo che hai la fissa che il Fidelio diretto da Abbado nei teatri d'Emilia avesse la regia di Guth. Era un altro (figlio d'arte mi pare); Spotti fraseggiava bene, ma gli acuti...veramente faticosi. Rispetto a Alfvarson e Salminen e direi anche Kotscerga -ultimi con l'incarico di inquisitore- finalmente un po' di luce! (o di buio?).-

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Re: Don Carlo alla Fenice

Messaggio da violamargherita » 27 nov 2019 07:56

Scusatemi una domanda, ma a furia di leggervi non ho capito una cosa. Quando vidi questo spettacolo nel 2016 a Strasburgo, nell’ultima scena era il Frate (Carlo V) a uccidere e l’Infante e Filippo. È rimasto così? Grazie.

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notung
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Re: Don Carlo alla Fenice

Messaggio da notung » 27 nov 2019 12:33

violamargherita ha scritto:
27 nov 2019 07:56
Scusatemi una domanda, ma a furia di leggervi non ho capito una cosa. Quando vidi questo spettacolo nel 2016 a Strasburgo, nell’ultima scena era il Frate (Carlo V) a uccidere e l’Infante e Filippo. È rimasto così? Grazie.
Sì.
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<<Sono responsabile di quello che dico non di quello che capiscono gli altri.>> Massimo Troisi, forse.

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Re: Don Carlo alla Fenice

Messaggio da pbialetti » 27 nov 2019 13:44

albertoemme ha scritto:
26 nov 2019 18:33
... temo che hai la fissa che il Fidelio diretto da Abbado nei teatri d'Emilia avesse la regia di Guth. Era un altro (figlio d'arte mi pare)
Il regista in questione era, se ben ricordo, Chris Kraus, regista cinematografico autore tra l'altro di "Vier Minuten" (o quantomeno era lui a Baden Baden, ma credo che fosse lo stesso allestimento dei teatri emiliani). Pare che Abbado, conquistato dal film, lo avesse personalmente interpellato. Anche in quel caso, come ricorda Vittorio, il finale fu cambiato: Florestan, una volta liquidato Don Pizarro, si insediava sul suo stesso seggiolone e diventava il tiranno successivo.

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