Tosca alla Scala, 7 dicembre 2019

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umangialaio
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Re: Tosca alla Scala, 7 dicembre 2019

Messaggio da umangialaio » 11 dic 2019 13:11

Dico la mia dopo avere assistito ieri sera alla prima replica.

Condivido il giudizio complessivo di albertoemme.
La cosa più interessante è stata forse la direzione, levigatissima, elegante e sofisticata, molto fluida, anche interessante, ma che già nel secondo atto suona un po' fiacca e contemplativa, senza sangue e mordente. Andrebbe meglio per tre ore di Pelléas, opera che adoro, meno per Tosca a mio modesto avviso. Archi elegantissimi, mentre ho un problema con gli attuali flauti che mi paiono un po' i "Gattuso" dell'orchestra, laddove in un'orchestra di "Gattuso" non se ne devono ascoltare.

La compagnia è buona, ma non incanta anche perché non si è creata alcuna particolare alchimia tra i tre portagonisti. Bravo Meli, corretto Salsi, nessuno dei due particolarmente interessante. Salsi mi è sembrato, anche vocalmente, un simpatico oste emiliano che si sforza di fare il cattivo.

Quanto alla Netrebko, confermo la mia personale opinione che in Verdi canti meglio, come se in Verdi riuscisse a dispiegare meglio la voce. Interpretativamente mi è parsa un po' monotona, cantando con lo stesso accento elegiaco-lamentoso i tre atti ( un po' come Chailly sul podio). Il Vissi d'arte è stato vocalmente perfetto.

Messa in scena ammuffita, retrogadamente nazionalpopolare. Il paragone con Zeffirelli può essere avanzata a condizione di dimenticare che Zeffirelli era un vero uomo di teatro ed era un uomo molto colto a differenza Livermore. Livermore non è un artista, è soltanto sintomo.

U
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marcob35
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Re: Tosca alla Scala, 7 dicembre 2019

Messaggio da marcob35 » 11 dic 2019 22:15

Critica ad una critica (ossia: a chi credere?)
[Tempo di lettura: 6 minuti]

Allora, attenti a me!
Se voi sentite dire dal direttore concertatore dell'edizione presentata, queste esatte trascritte parole:

(Cappelletto domanda): "Quale versione hai scelto di eseguire?"
(Chailly risponde): "Quella che di fatto non abbiamo mai ascoltato. Nel senso che [è] la prima versione, quella che...[sospensione] a Roma nel gennaio del 1900 è stata eseguita, e subito dopo corretta da Puccini stesso...". [*] (Chailly ha usato in sede di lavoro-come da lui stesso evidenziato-una copia anastatica della "partitura" in manoscritto).

Se avete letto sul quotidiano "Avvenire" del 29.11.2019:

"[...] sul leggio [per modo di dire, ndr] avremo la primissima stesura [...], quella andata in scena il 14 gennaio del 1900 al Teatro Costanzi di Roma e che da allora nessuno ha più sentito perché modificata subito da Puccini per l’arrivo due mesi dopo a Milano". [**]

Se Roger Parker (curatore della versione da Ricordi ora pubblicata per volere del medesimo musicologo come "Versione Roma 1900", vedi frontespizio on line) nella presentazione al Convegno in Milano sul tema, (clip nel "Forum"), dice (trascrivo il passo):

"[...] lo stesso Puccini ha finalmente deciso di respingerli tutti [intende "i momenti" diversi] forse subito dopo la prima rappresentazione...".

Ecco, voi cosa capite? Che quelle "differenze" si sono ascoltate (perlomeno) il 14 gennaio 1900 (la seconda si ebbe il 16, vedi le locandine rintracciabili sulla stampa e Web).
Ma leggiamo adesso la più ben riuscita recensione di questa "Tosca" apparsa in occasione dello spettacolo scaligero del 7 dicembre 2019 su "Il Sole 24 ore" a firma di Carla Moreni, titolare al Conservatorio Verdi di Como. Oltretutto ci è utile per avere davanti un esempio di scrittura e di stile, dove ogni parola davvero è calibrata a fini formali e di contenuto (leggere per credere qui :arrow: [***]).
Alludendo ad una bella battuta, così la definisce ("Bada... Il tempo è veloce"; Scarpia a Tosca dopo il "Vissi d'arte"), la giornalista osserva:

Che è una delle fantomatiche trentatré, ascoltate per la prima volta ieri, aggiunte ed eseguite come blasone all'occhiello di questo 7 dicembre.
Minuzie, oggttivameote, rispetto alla grande arcata della drammaturgia musicale dell'opera. Tra I'altro già espunte al debutto, a Roma. Mai entrate in partitura, solo nello spartito
[...]. Dunque in effetti mai dirette, per lo meno nella loro totalità. Sia da Mugnone, sia da Toscanini [...]. Nè nel gennaio del 1900, né dopo. Scritte di pugno dal compositore e poi cestinate, con gesto tipico da creativo inquieto.

Ed aggiunge (la Moreni) con una certa acutezza tutta femminile:

Che il filone delle versioni numero uno, base del Maestro Chailly per i suoi titoli alla Scala, sia ormai un po' logoro appare sotto gli occhi di tutti. Soprattutto perché nella comunicazione di cronisti che nulla sanno di musica diventa una barzelletta.


Al critico del "Sole" non sfuggono (finalmente almeno uno!) le cose buone e belle di questa edizione meneghina, ma pure le non poche componenti dubbie:

Ma non sta mai ferma, la "Tosca" di Davide Livermore, nelle scene mutanti di Giò Forma, costumi un po' casuali di Gianluca Falaschi. Si va dall'Angelotti che entra in scena nell'oscurità, correndo su un "tapis roulant", fino al "Te Deum" dove tutto ruota, altare, tabernacolo, croci, e bambini, suore, clero tutto. E per stupire, il palcoscenico viene sollevato, elevato a vista, in continuazione. Scarpia che resta davanti, in proscenio, sogghignante, mentre dietro a lui è tutto un tripudio di ceri alti che insieme si accendono. L' effetto è di un barocco rivisitato, a tratti luna park.
Il continuo movimento, di pareti, colonne, quadri (che si accendono e si spengono), prosegue nell'appartamento di Scarpia con quadri che si scoprono "tableaux vivants".
Un errore è mostrare Scarpia col fatale coltello, mentre minaccia Cavaradossi: quello appartiene solo a Tosca.


Tuttavia anche la Moreni sbaglia. Come la maggior parte degli osservatori si ferma sull'assunzione in Cielo. Parlando di Floria che non finirà suicida, peccato, con l'atteso salto conclusivo dagli spalti di Castel Sant'Angelo, ma sublimata, ascesa al cielo.

Ma solo chi ha seguito la ripresa televisiva ha potuto vedere chiaramente il braccio della Netrebko-Tosca che scende e scompare verso il basso (dopo essersi "quasi" gettata), mentre in dissolvenza incrociata cinematografica appare la controfigura che, tra le oscurità e nuvole, riproduce il ben noto effetto "caduta nel vuoto" delle pellicole fantasy addirittura con urla mute [****].

Che la Moreni sia fustigatrice unica nella dotta rassegna dei censori? No. Anch'essa ha un suo beniamino ed è il tenore Meli, per il quale parla senza indugi:

Musicalmente la sorpresa più clamorosa è Francesco Meli, un Cavaradossi di spettacolare potenza e varietà di accenti. Timbro ricco, sfumature, potenza.
"Recondita armonia" si staglia dall'alto
[...] proiettato in tutta la Scala con una bravura che impressiona. Forse un po' manierato, nella dizione della parola. Ma la maniera, lo stile accentuato, è la cifra espressiva di questa "Tosca"...

E quanto alla Netrebko che "bamboleggia" (sic!) nei duetti con il tenore... Andate a leggervi l'articolo intero. Se non altro vedrete come si scriveva una volta e fortunatamente ancora (ma bisogna davvero cercarseli i pezzi d'autore nella giungla attuale di carta e informatica).

So benissimo-tornando alla questione delle "varianti-novità"-che ai vociomani delle indubitabili interessanti ed anche più battute cassate dal Maestro, gliene importa pochissimo (qualche sibemolle diverso avrebbe maggiormente interessato). Il discorso (per "quel" discorso: come e perché fu "quella" sera di fine secolo) è che non ci si deve fidare di nessuno o quasi. Ossia: se i professori Trombetta e Bianchini, quelli che dicono prove (loro) alla mano, che Mozart ha copiato e riciclato, tu mica gli credi, ragioni di testa tua e quanto meno verifichi, così come per la cronaca della serata. Tanto più che bastava accendere il televisore. Avendo cura di spegnerlo durante i commenti della diretta.

(Nota minima per me: il finale cancellato è bellissimo, lo farei sempre...).


[*] Presentazione pubblica nel ridotto della Scala il 17 novembre 2019, già citata nel Forum alla clip audio che giace in YT.
[**] https://www.avvenire.it/agora/pagine/to ... a-netrebko
[***] https://drive.google.com/drive/folders/ ... sp=sharing
[****] https://drive.google.com/file/d/1kOVFEj ... sp=sharing

Altro link alternativo per l'articolo della Moreni, in due pagine:

pag 1 https://drive.google.com/open?id=1g4G9q ... E4D-Zl5uHN
pag 2 https://drive.google.com/open?id=1GB2Vl ... n0IvvJXn1e

[2 ec per typo]
Ultima modifica di marcob35 il 12 dic 2019 00:25, modificato 2 volte in totale.
Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

Lachera
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Re: Tosca alla Scala, 7 dicembre 2019

Messaggio da Lachera » 11 dic 2019 22:41

Ha ragione la Moreni: quasi sicuramente la versione Chailly non è quella che fu eseguita a Roma il 14 gennaio 1900. Deve essere quella del manoscritto autografo, che non è la stessa cosa. Infatti passando dall'autografo (69.B.1 in Schickling-speech) alla prima edizione a stampa dello spartito (69.E.1) Puccini fece già delle modifiche. Siccome lo spartito 69.E.1 fu pronto prima della prima ed usato dai primi interpreti per studiare i ruoli, riflette quello che fu fatto alla prima meglio di 69.B.1, cioè dell'autografo.

Per essere precisi: non possiamo dire con assoluta certezza che a Roma fu fatta la versione di 69.E.1: infatti non possiamo escludere che Puccini abbia operato degli ulteriori tagli durante le prove. Ma se una frase non c'è già in 69.E.1, è veramente difficile che sia stata cantata alla prima: gli interpreti non avrebbero potuto studiarla. Per esempio, le famose cinque battute prima di "Ma falle gli occhi neri": ci sono nell'autografo ma non nello spartito a stampa. Per cui è assolutamente improbabile che siano state fatte alla prima. Sono state tagliate da Puccini ancora prima di iniziare le prove della prima.

Mentre l'autografo è all'archivio Ricordi e per vederlo bisogna chiedere il permesso, lo spartito 69.E.1 fu messo in vendita per un breve periodo e non è difficile trovarne copie nelle biblioteche musicali. A volte bisogna frugare tutte le copie di Tosca in biblioteca per trovare una prima edizione mimetizzata fra le seconde edizioni, ma davvero non è cosa impossibile procurarselo. Avendo seguito la trasmissione su una copia di 69.E.1, direi davvero che non sia la versione di Roma.

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Giulio Santini
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Re: Tosca alla Scala, 7 dicembre 2019

Messaggio da Giulio Santini » 13 dic 2019 10:27

Una divertente recensione un po' artigianale:
http://turano.blogautore.espresso.repub ... lla-scala/

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mascherpa
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Re: Tosca alla Scala, 7 dicembre 2019

Messaggio da mascherpa » 13 dic 2019 10:40

marcob35 ha scritto:
11 dic 2019 22:15
...Anch'essa ha un suo beniamino ed è il tenore Meli...
Ne ha sempre avuto perlomeno un altro...
Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

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violamargherita
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Re: Tosca alla Scala, 7 dicembre 2019

Messaggio da violamargherita » 13 dic 2019 12:06

mascherpa ha scritto:
13 dic 2019 10:40
marcob35 ha scritto:
11 dic 2019 22:15
...Anch'essa ha un suo beniamino ed è il tenore Meli...
Ne ha sempre avuto perlomeno un altro...
...E ne ha ben donde!

Robertino
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Re: Tosca alla Scala, 7 dicembre 2019

Messaggio da Robertino » 13 dic 2019 15:31

Allestendo questa TOSCA il regista Livermore ha dovuto tener conto di diverse tipologie di pubblico: prima di tutto la variegata platea scaligera , i telespettatori (italiani e stranieri) della 'diretta' RAI ma anche i futuri acquirenti del relativo DVD quando verrà messo in vendita e gli spettatori giapponesi (che vedranno invece questa nuova produzione, a casa loro, quando la Scala arriverà in Giappone ).
E' perciò, per forza di cose, una regia 'internazionale', 'ecumenica', apparentemente tradizionale, che utilizza benissimo, dinamicamente, tutte le possibilità tecniche offerte dalla grande 'macchina teatrale' scaligera: le scenografie di GIOFORMA diventano quinte mobili, scompaiono e riappaiono, ruotano, il palcoscenico si alza e si abbassa, rivelando soppalchi e stanze 'segrete'.
Quasi tutte le invenzioni sceniche sono ben riuscite, come la lugubre giostra-presepe nel terzo atto, dopo il canto del pastore.
Anche le luci (di Castro, Morotti e Giretti) sono perciò ' passepartout ': teatrali, televisive e cinematografiche allo stesso tempo, con momenti sorprendenti, come per esempio il fascio di luce improvviso che illumina il Palco Reale quando entra in scena Scarpia, per sottolineare visivamente il 'link ' tra ' Potere ' e repressione poliziesca.
Belli, funzionali, mai invasivi, i 'video' di D-WOK (proiettati anche sul soffitto del teatro, sopra la 'buca' dell'orchestra).
In un' intervista, Livermore aveva spiegato chiaramente quale sia stata la sua interpretazione dell' opera:
" Tosca è una donna di spettacolo, che utilizza la forza nervosa, quella grinta di quando si va in scena ".
Sono giustificati, quindi, i costumi da 'diva' indossati da Anna Netrebko (omaggio di Falaschi alle celebri sartorie teatrali e cinematografiche romane) mentre invece gli abiti solo apparentemente 'minimalisti ' dei cantanti rivelano invece i loro 'status' sociali e rispettivi caratteri ( il suo 'total black look' , che scopriamo nel terzo atto, ci ricorda che il barone Scarpia , oltre che essere uno 'sbirro' corrotto, è però anche un esponente della 'nobiltà nera' capitolina).
Come al solito, anche in questa nuova regia scaligera di Livermore c'è molto linguaggio cinematografico
( reso possibile anche dal bel libretto di Illica e Giacosa, quasi 'aristotelico' per compattezza, linearità ed intensa progressione drammaturgica della vicenda raccontata).
Livermore non guarda però a Visconti, Fellini o Zeffirelli come suoi modelli 'alti', inarrivabili, da imitare, bensì al grande 'artigianato' di Soldati, Lattuada, Castellani e degli altri registi italiani del cosiddetto cinema 'calligrafico', irrobustito però con 'iniezioni' di cinema popolare americano contemporaneo ( sono molto evidenti i riferimenti a Spielberg e Lucas, certamente, ma anche al Lynch 'fantascientifico' e non solo per il gran finale 'stellare', spaziale ).
Anna Netrebko mi è sembrata un motore 'diesel': vocalità lenta, fredda, molto di testa, nel primo atto, va a pieni giri nel secondo atto (é molto intensa e partecipata, giustamente applaudita da tutti, la sua interpretazione della romanza 'Vissi d'arte') ma perde di nuovo colpi nel terzo atto, sia pure in maniera discontinua (con troppi respiri affannosi, comprensibili se fossero stati emessi da una violinista sotto sforzo ma assolutamente non giustificabili se emessi invece da una cantante d' opera 'top').
E' molto bravo Luca Salsi, uno Scarpia mai banale o scontato e che nei suoi movimenti scenici mi ha ricordato a volte Tino Carraro (che interpretava l'implacabile poliziotto Javert nei 'Miserabili' televisivi di tanti anni fa).
Francesco Meli è invece un Cavaradossi passionale, sempre vocalmente impeccabile e che merita i prolungati applausi finali 'ad personam' ricevuti (e non solo per il suo efficacissimo ' E lucean le stelle' nel terzo atto).
Molto bravi anche tutti gli altri (Antoniozzi, Cigni, Panariello, Mastrototaro), efficacissimo Carlo Bosi
( fedele 'tirapiedi' di Scarpia) ed apprezzabile il sensibile lirismo vocale del 'pastore' Sartori.
Al di là dell' " esercizio " filologico il maestro Chailly ha dato un' ottima prova di concertatore / direttore: il 'suo' Puccini è elegante, le emozioni, i sentimenti ed i 'temi' della ricca partitura di TOSCA sono stati evidenziati molto bene, così come tutte le armonie ed i cromatismi.
L'orchestra scaligera lo ha seguito quasi sempre con grande partecipazione (soprattutto gli archi) mentre il coro diretto da Bruno Casoni e le voci bianche di De Gaspari hanno fornito un supporto vocale e coreografico continuo e di grandissima qualità. >
In sintesi, se ignoriamo la 'grancassa mediatica' che ha gridato, esagerando, al ' capolavoro assoluto', questa a cui abbiamo assistito rimane comunque una 'buona' TOSCA, senz'altro ' da Scala', perfetta sia per inaugurare la nuova stagione d' opera sia per salutare il sovrintendente Pereira con il 'sold-out' in sala, prima della sua partenza per Firenze.
Penso, però, che si possa (e si dovrebbe) fare meglio.

albertoemme
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Re: Tosca alla Scala, 7 dicembre 2019

Messaggio da albertoemme » 13 dic 2019 18:03

Per me Robertino eri ben predisposto e se mi avessi incontrato ti sarei piaciuto anch’io (magari qualche sbavatura nel secondo atto anche se mi sono limitato a stare seduto al mio posto). A parte gli scherzi il Javert citato distava anni luce dal buon Salsi e i costumi erano forse i più brutti cuciti in sartoria da almeno trent’anni.-

cavalieredanese
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Re: Tosca alla Scala, 7 dicembre 2019

Messaggio da cavalieredanese » 14 dic 2019 14:02

Visto ieri sera.
L’inizio mi è sembrato un po’ freddo, orchestra un po’ troppo forte . Recondita armonia non mi ha esaltato. Meli ha sbagliato “la vita mi costasse ti salverò”. Dall’ingresso di Scarpia cambia tutto in meglio. In generale rappresentazione soddisfacente con eccellenze in Chailly e Salsi. Molto bene anche Netrebko e Antoniozzi. Meli a corrente alterna, con punte esaltanti che seguivano a fasi di gestione del corretto. I momenti migliori sono stati il Te Deum e il duetto del terzo atto tra Tosca e Cavaradossi. Meli rimane per me il migliore tenore italiano che seguo e vado ad ascoltare volentieri quando riesco, ma lasciatemi dire che su Cavaradossi il mio amico Maurizio Graziani era un altro pianeta (è comunque ascoltabile su yuo tube).

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mascherpa
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Re: Tosca alla Scala, 7 dicembre 2019

Messaggio da mascherpa » 15 dic 2019 08:46

violamargherita ha scritto:
13 dic 2019 12:06
mascherpa ha scritto:
13 dic 2019 10:40
marcob35 ha scritto:
11 dic 2019 22:15
...Anch'essa ha un suo beniamino ed è il tenore Meli...
Ne ha sempre avuto perlomeno un altro...
...E ne ha ben donde!
Non sapevo, ma probabilmente non mi riferivo allo stesso... (spero m'assolva il mio solito perlomeno).
Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

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