Giulio Cesare, Haendel, Scala

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daphnis
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Giulio Cesare, Haendel, Scala

Messaggio da daphnis » 16 ott 2019 00:25

Uscito dalla prova generale. Ovviamente non rompo la consegna di non riferire di spettacoli "prima della prima" ma, almeno, felicemente (a me piace che le cose vadano bene e non vado a teatro per vederle andar male), la comunicazione di uno stato d'animo.
Per la seconda volta dopo Tamerlano, nel nome del grande, stupefacente Haendel, durante la gestione Pereira la Scala, con una straordinaria produzione, fa "la Scala" cioè quel che dovrebbe essere, cioé un luogo "di riferimento". Evviva!! E' proprio quel che vorremmo... bisognerebbe esser tali non solo con Haendel...


marco vizzardelli



albertoemme
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Re: Giulio Cesare, Haendel, Scala

Messaggio da albertoemme » 16 ott 2019 15:48

Da quel poco che fai trapelare penso che la Bartoli (se fosse vero che voleva cantare ancora alla Scala) abbia perso l'occasione per fregiarsi di una medaglia che avrebbe contribuito a ripulire i "se" e i "ma" di chi questo soprano non l'ha mai apprezzata fino in fondo. Io che l'ho seguita molto e ci sarò anche al prossimo Don Pasquale, ritengo che in Cleopatra (più che in Semele e Ariodante) i problemi di volume si sarebbero notati meno perché la sua voce sarebbe stata molto impegnata nella zona di passaggio dal registro medio a quello acuto, dove la nostra ha omogeneità, smalto e maggior spessore. Insomma avrebbe potuto incantare dopo il pubblico di Salisburgo anche quello di Milano.-

daphnis
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Re: Giulio Cesare, Haendel, Scala

Messaggio da daphnis » 16 ott 2019 15:59

Diciamo che... ho molto desiderio di tornarci, ad ascoltare e a vedere. Orecchio, occhio... e spirito, anche con un sorriso intelligente. Di più non diciamo.



marco vizzardelli

PieroF
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Re: Giulio Cesare, Haendel, Scala

Messaggio da PieroF » 18 ott 2019 22:28

Marco, sono molto curioso di sapere come ha cantato la Danielle De Niese.
Ascoltata e vista (in video) nel Giulio Cesare di Glyndebourne 2005. Giulio Cerare era una splendida Sarah Connolly.
A quest'ora la prima sarà già finita...

Piero

fraaaa
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Re: Giulio Cesare, Haendel, Scala

Messaggio da fraaaa » 19 ott 2019 07:37

Ci andró mercoledi, ma ho sentito di grandi successi, ieri in Premiere. In merito alla Bartoli, machissenefrega, anzi, molto meglio cosí. La Bartoli nel teatrun non si sarebbe sentita. E in quanto alla alla vista.... meglio la scena della vasca da bagno con la De Niese che di una anloga con la Bartola.

PieroF
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Re: Giulio Cesare, Haendel, Scala

Messaggio da PieroF » 19 ott 2019 08:25

Nell'edizione Glyndebourne, a mio parere molto bella (grazie anche alla regia di McVicar) l'unico interrogativo era la De Niese, bravissima a stare in scena, ottima ballerina come richiesto dal regista, ma vocalmente spesso in difficoltà. Vedi ad esempio il "Da tempeste"...
Per questo sono molto curioso di sentire che ne è successo

violamargherita
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Re: Giulio Cesare, Haendel, Scala

Messaggio da violamargherita » 19 ott 2019 12:30

Sembrava che le premesse ci fossero per una serata scaligera finalmente soddisfacente. Certo, una signora davanti a me all'abbassarsi delle luci confidava all'amica: "Coraggio, quattro ore". Ma la medesima - come la maggior parte del pubblico presente - si è bene guardata all'andarsene durante l'intervallo. In sintesi: Händel piace, piace molto più di quanto sia programmato, chi lo conosce poco ne viene affascinato, chi lo ama trova le sue conferme. Si spiega anche così il successo calorosissimo di questa prima di Giulio Cesare in Egitto. Successo, lo premetto subito, ampiamente ingiustificato attestata l'esecuzione.
Partiamo dal bello. L'allestimento di Carsen è esattamente ciò che oggi ci vuole per esaltare le drammaturgie händeliane. Molta recitazione, nessuna paura dell'iperbole, spostamento dell'azione nella contemporaneità, sottolineatura delle incoerenze librettistiche, esaltazione degli aspetti ironici e financo ridicoli presenti nel sottotesto. Per cui ci troviamo in un Egitto contemporaneo, dove i sultani e ras locali tentano di ingraziarsi un Cesare generale occidentale in mimetica, il quale spadroneggia perché capisce che in Egitto tutti tradiscono tutti. Da qui la scena in cui le delegazioni (romana ed egizia) si scambiano doni odiosi per gli uni e per gli altri, in una riuscitissima presa in giro degli attuali vertici bilaterali dove tanto si blatera e poco si conclude. Da qui Cornelia che pulisce gli attrezzi e le macchine di una palestra dove si allenano i soldati. Da qui la scena finale che svela come tutto giri intorno al petrolio (anche se la storpiatura del simbolo dell'Eni col cammello al posto del leone è un po' crassa). Ma anche le tonalità meste sono ben individuate. La prigionia di Cornelia e Sesto realizzata solo attraverso dei quadrati di luce. Lo sterminato numero di corpi morti nel deserto quando Cesare canta "Dall'ondoso periglio" (mamma, quante analogie con "Eccomi salvo alfin" del mozartiano Idomeneo!). Se si aggiunge poi l'utilizzo virtuoso e spiritoso del balletto e la caratterizzazione molto sexy di Cleopatra - stralci di film storici compresi - si capisce che siamo di fronte a una regia davvero riuscita.
Ottimo il coro: pochi interventi ma magistrali.
Purtroppo il cast presenta solo due cantanti davvero all'altezza.
Sara Mingardo per l'ennesima volta convince e stra-convince, la sua Cornelia ha tutto ciò che serve sin da "Priva son d'ogni conforto", ma mi sono davvero commossa al sublime "Nel tuo seno, amico sasso".
Eccezionale il controtenore Christophe Dumaux, maiuscolo Tolomeo: volume possente, vocalità libera, personalità straboccante. Avercene!
Bejun Mehta è su un livello inferiore, fuori fase, l'aplomb ritmico con la buca lo vede spesso in ritardo. Gli devo però due momenti notevoli: "Se in fiorito ameno prato" e "Aure, deh per pietà spirate". Malaccio invece "Empio, dirò, tu sei" e "Quel torrente".
Il resto è tra il mediocre e il calamitoso.
Amo troppo la simpatia e l'intelligenza di Philippe Jaroussky per sprecare anche una sola parola per una prestazione vocalmente indegna. Anche scenicamente questa specie di Mister Bean capriccioso in pantaloncini corti è odioso come pochi.
Christian Senn urla la parte con poco costrutto.
Renato Dolcini è in perenne modalità ninna-nanna.
Luigi Schifano sembra provenire dalla prima scena del secondo atto de La forza del destino.
Resta Danielle De Niese. Gnocca oltre ogni paragone, recitatrice di razza, grande carisma. Una voce ampia e sonora che non teme gli spazi scaligeri. Ancora una volta, però, la sua voce mi è apparsa recalcitrante, non libera, faticosa, con stile discutibile. "Venere bella" è stato un momento vocalmente orrendo. Poco meglio, ma solo poco, "Piangerò la sorte mia". Totalmente in vacca, tra strilli e strilletti, il delicatissimo duettino finale con Cesare.
Il peggio della serata proviene dalla buca. Un'orchestra sfilacciata e scricchiolante, con fiati e corni perennemente alla ricerca della nota intonata - me lassa, così difficilmente trovata! - e con vitrei archi dal fraseggio inerte. Giovanni Antonini non trova modo, anche per pecche soggettive, di stare al passo con la vivacità e profondità delle intuizioni sceniche. Una direzione da bocciare, insomma. Eppure. Eppure l'accompagnamento di "Se in fiorito e ameno prato" è di una virtuosità fantastica, un momento di bellezza abbagliante. Come mai solo cinque minuti su tre ore e mezza?
L'opera va in scena in due parti, di cui la prima si conclude immediatamente dopo "Se in fiorito e ameno prato".
Ovazioni con fischi e urletti all'americana per tutti.

biancano
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Re: Giulio Cesare, Haendel, Scala

Messaggio da biancano » 19 ott 2019 12:35

perchè non si è pensato a Fagioli per il ruolo di protagonista?

Dr.Malatesta
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Re: Giulio Cesare, Haendel, Scala

Messaggio da Dr.Malatesta » 19 ott 2019 12:54

biancano ha scritto:
19 ott 2019 12:35
perchè non si è pensato a Fagioli per il ruolo di protagonista?
Dalla padella alla brace... Fagioli MAI!!!!!!!! Magari un contralto?
Matteo

fuor del mar ho un mare in seno

Dr.Malatesta
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Re: Giulio Cesare, Haendel, Scala

Messaggio da Dr.Malatesta » 19 ott 2019 12:56

violamargherita ha scritto:
19 ott 2019 12:30
Sembrava che le premesse ci fossero per una serata scaligera finalmente soddisfacente. Certo, una signora davanti a me all'abbassarsi delle luci confidava all'amica: "Coraggio, quattro ore". Ma la medesima - come la maggior parte del pubblico presente - si è bene guardata all'andarsene durante l'intervallo. In sintesi: Händel piace, piace molto più di quanto sia programmato, chi lo conosce poco ne viene affascinato, chi lo ama trova le sue conferme.
A smentire - ancora una volta - chi teme che col barocco ci sia il teatro vuoto! Il pubblico non è così idiota come pensano il sovrintendente o i nostalgici
Matteo

fuor del mar ho un mare in seno

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