Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

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marcob35
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da marcob35 » 27 set 2019 11:22

"No, trombone non son"

[Tempo medio di lettura: 6 minuti]

Ieri ho avuto una delle più simpatiche soddisfazioni nella mia modestissima qualità di "esternatore" critico-musicale.
L'8 settembre u.s. ho creato il "topic" che ha prodotto un "thread" di 19 post (2412 visite) e le risposte alla pagina del sondaggio inserita (i risultati-aggiornati in tempo reale e attivi sino l'8 ottobre-son qui: https://www.sondaggio-online.com/result ... 6e-4feef73 ).
Partecipazione scarsina ma qualche indicazione la si può trarre: andate a vedere (sembrerebbe in fondo che la forma opera da concerto, magari controllata, sia accettata dagli "operomani").

Alla discussione-sulla quale non voglio chiosare-non ha partecipato uno sfegatato e ben noto appassionato (anzi un professionista appassionato) che credo venderebbe i propri parenti piuttosto che rinunciare al mondo della lirica. In realtà-ecco la "sorpresa" cui dicevo in apertura-il Nostro ha fatto dell'argomento una puntuale riflessione pubblicata ieri-26 settembre-sulla propria rubrica on line della diffusa rivista che porta il nome del grande musicista di Salisburgo.

No: non mi ha (come qualcuno potrebbe dire) copiato ed incollato (mi sarebbe piaciuto!), ma ha liberissimamente (amo credere nella mia presunzione) preso spunto dal mio "topic" di attacco e queste son soddisfazioni autentiche, cari miei!
Naturalmente potrebbe trattarsi di una coincidenza ma mi illudo di aver dato un "la".

Il discorso però non è tanto questo, ma le notazioni del simpatico giornalista che al di là di tutto, mi permetto-essendo pubbliche e legate comunque al tema-qui evidenziare, con qualche chiosa nient'affatto polemica ma a difesa (precisazione) per quanto risponde al mio modo di intendere ed essere.

Il Nostro gattolico praticante dice:

Si ripropone [...] l'annosa domanda: come considerare il teatro musicale senza teatro? Dare ragione ai vecchi tromboni modello “l’importante è la musica” tuttora ferocemente pontificanti, specie negli italici foyer, o agli integralisti per i quali l’opera è nata per il palcoscenico e se la si fa senza è una cura palliativa?


Ecco per quanto mi riguarda non frequentavo (ai tempi) il foyer della Scala per pontificare ma andavo a far pipì e bere dei bicchieroni di pompelmo; manco a Firenze, adesso, perché il "foyer" (come ben sa il Nostro), il "focolare" c'è solo nelle pie intenzioni dei pessimi architetti foraggiati dall'Amministrazione Renzi, che hanno progettato cessi ciechi e odorosi negli intervalli. Speriamo che Pereira risani tutto.

Del resto personalmente a teatro vado ormai pagando e non più "a gratis" quando se scambiavo una mezza parola con compianti amici critici ai lati, venivo redarguito dal pubblico pagante, che ci zittiva "perché io so chi vu' siete...".
E comunque non mi sento "trombone", quelli magari stanno sì tutt'oggi agenti nelle loro funeree cappe della claustrofobica galleria scaligera.

Sono poi convinto che l'opera in forma di concerto funzioni benissimo, il "Macbeth" di Muti due estati fa in Firenze ha avuto esito da fuochi d'artificio, se poi uno Muti non lo sopporta per un motivo o l'altro, questo è un altro discorso. Ecco, lui sì che è sempre stato (anche) un po' "trombonese" (prnz. alla francese, dunque: "trombonèsz").
Ho qui davanti a me lo spartito del "Ballo in maschera": eccola lì l'opera lirica, in tutto e per tutto, cantatela e suonatela (benissimo) ed è fatta.
Perché ci emoziona il filmato televisivo della "Aida" di Toscanini? Qualcuno dirà: grazie al flauto! C'è Arturo, ma i cantanti non sono poi nemmeno eccezionali, come si sa. La questione è che funziona, perché la musica (!!!) è grande e basta a se stessa.

Che l'opera sia nata come fatto scenico sarà pure, ma in un' epoca in cui la "scenicità" erano due quinte, un fondale dipinto, un marchingegno dall'alto, con cantanti che si muovevano da destra a sinistra, da sinistra a destra ed avanzavano al proscenio per l'aria importante. Più magari qualche sulfureo effetto (che Re Luigi pretendesse qualcosina di più a Versailles è altro discorso).
Di certo non c'era la cattedrale di Dresda rovinata e i nazisti coi loro cappottoni tanto cari a registi di cui non è il caso di fare manco i nomi, tanto li trovo insensati mentre altri li appoggiano e spacciano per maestri di prima grandezza.

La musica, e solo essa, è importante. Quell'accozzo che si vede (per fare un esempio fiorentino recente: la Trilogia verdiana di Micheli, o la Carmen Muscato-Chiarot che Bizet avrebbe sì apostrofato con il famoso epiteto di Pierre Cambronne) è brutto, inutile, stolto, solo per evitare ai signori registi di andare a timbrare il cartellino in banca.

Tutto questo non perché si arrivi al parodosso di fare l'opera lirica solo in forma concertistica, ma se fossi io a decidere in una stagione come quella scaligera, con tutti i titoli, almeno due spettacoli fissi in forma concertistica li metterei sempre e non necessariamente "L'infojata di Torre del Greco" di Augenzio Filippotti, ma anche tranquillissimamente un "Simon Boccanegra", s'intende ben cantato e suonato, come (sia pure per promozione discografica) fece Solti con Nucci nel 1988 (11 dicembre) alla Scala.

https://amadeusmagazine.it/rubrica-cont ... de-titoli/

[3 ec per typo]
Ultima modifica di marcob35 il 29 set 2019 16:56, modificato 3 volte in totale.


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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da Puck » 27 set 2019 13:10

A proposito di opere in forma di concerto, questa sera al Goldoni di Venezia per la Biennale musica si potrà ascoltare Written on skin di George Benjamin, che riceverà il Leone d’Oro alla carriera.
Clemens Schuldt dirige l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, questo il cast: Christopher Purves (The Protector), Georgia Jarman (Agnès), James Hall (Angel 1 / The Boy), Victoria Simmonds (Angel 2 / Marie), Robert Murray (Angel 3 / John).

C'è qualcuno?
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da Daniela Goldoni » 27 set 2019 13:44

Mi viene in mente un bel film inglese, Educating Rita, tradotto in italiano Rita, Rita

Rita è una parrucchiera che, per vari motivi, riesce a iscriversi in una prestigiosa università inglese. Ci arriva così com'è, intelligente, naif e piena di buonsenso. Siamo nell'immediato dopogeurra, come epoca.

Il suo professore, che se non sbaglio era interpretato da Michael Caine, le dà da svolgerle un tema: Come mettereste in scena il Peer Gynt, opera finora ritenuta non rappresentabile in modo sensato.

Questo fu lo svolgimento di Rita: Datelo alla radio.

Per dire che preferisco una buona forma di concerto, magari semiscenica, a una brutta regia che mi distoglie dalla musica.

Ad esempio l'ultima trilogia monteverdiana di Joh Eliot Gardiner mi è sembrata perfetta.

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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 27 set 2019 13:46

Io la vidi in tv (in cui c’era la superlativa Hannigan ed un sorprendente Mehta, visto che ho una fortissima ritrosia verso i controtenori, di cui francamente non ne comprendo la loro vocalita’). Non lasciartela sfuggire. La presenza di Purves basta ed avanza. È quello che si chiama essere cantanti/attori. Un fuoriclasse.

Facci sapere.

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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da Puck » 27 set 2019 22:08

UltrasFolgoreVerano ha scritto:
27 set 2019 13:46
Io la vidi in tv (in cui c’era la superlativa Hannigan ed un sorprendente Mehta, visto che ho una fortissima ritrosia verso i controtenori, di cui francamente non ne comprendo la loro vocalita’). Non lasciartela sfuggire. La presenza di Purves basta ed avanza. È quello che si chiama essere cantanti/attori. Un fuoriclasse.

Facci sapere.
Anch'io ho visto il video di Aix e conosco Purves anche per il suo Falstaff con Jurowsky. Che dire, è un grandissimo artista. Il canto è brado e molto sporco ma ricchissimo, il carisma debordante. Riesce a fare teatro anche in piedi davanti a un leggio.
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 27 set 2019 22:58

Puck ha scritto:
27 set 2019 22:08
Anch'io ho visto il video di Aix e conosco Purves anche per il suo Falstaff con Jurowsky. Che dire, è un grandissimo artista. Il canto è brado e molto sporco ma ricchissimo, il carisma debordante. Riesce a fare teatro anche in piedi davanti a un leggio.
Io Purves l’ho conosciuto proprio in quel bellissimo Falstaff con la regia di Jones. Mi è bastato quello spettacolo per definirlo un fuoriclasse.

Ho avuto pure la fortuna, successivamente, di vederlo dal vivo alla Scala nel Peter Grimes. Hai ragione, una voce “sporca” ma cazzarola se si sentiva al teatro, oltre che essere un animale da palcoscenico. Immenso!!!

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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 27 set 2019 23:02

Puck ha scritto:
27 set 2019 22:08
Anch'io ho visto il video di Aix e conosco Purves anche per il suo Falstaff con Jurowsky. Che dire, è un grandissimo artista. Il canto è brado e molto sporco ma ricchissimo, il carisma debordante. Riesce a fare teatro anche in piedi davanti a un leggio.
Io Purves l’ho conosciuto proprio in quel bellissimo Falstaff con la regia di Jones. Mi è bastato quello spettacolo per definirlo un fuoriclasse.

Ho avuto pure la fortuna, successivamente, di vederlo dal vivo alla Scala nel Peter Grimes. Hai ragione, una voce “sporca” ma cazzarola se si sentiva al teatro, oltre che essere un animale da palcoscenico. Immenso!!!

Ah dimenticavo. Confermo che fa teatro anche in piedi davanti ad un leggio. Vedere per credere il video, presente su YouTube, della “Damnation de Faust” con la regia musicale di Rattle.

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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da marcob35 » 09 ott 2019 12:01

A confortare che sia meglio non vedere, in certi casi, non solo per le sciocchezze moderniste ma anche per gli allestimenti "normal" ma che son (quasi) peggio delle nefandezze dei registi d'oggi, giungono le lamentele dei critici relativamente "I pescatori di perle" torinesi, cui sulla testata, il responsabile del pezzo è persin troppo benevolo.
Troppo buono-anche se dice i limiti-rispetto a Mattioli che nella sua rubrica on-line "Controcanto" di Amadeus, scrive tra l'altro:

È qui, allora, che dovrebbe intervenire la regia. Intendiamoci: la regia deve “intervenire”, nel senso di interpretare, sempre, e se qualche veterologgionista isterico tipo Parma cotto non gradisce, pazienza. Ma mai come per questi titoli che dal punto di vista drammaturgico fanno fatica a stare in piedi è necessaria una regia che ci scopra, o alla peggio ci inventi, le ragioni del teatro. Cercando in quel passato gli interessi del presente, che ovviamente non possono essere, nell’epoca di Internet e del jet, quelli di un esotismo di cartapesta modello Disneyland.

Non si tratta di “tradire” Bizet ma, in questo caso, di farlo vivere. Altrimenti è davvero molto meglio mettere tutti in frac e abito lungo e farsi solleticare le orecchie dalle squisitezze del Nostro, invece di farsi ferire gli occhi con l’ostensione compiaciuta della stupidità.


Come volevasi dimostrare.
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da marcob35 » 09 ott 2019 13:16

Risultati finali

Nell'allegato grafico i risultati (i link sono scaduti dopo un mese).
Le possibilità di risposta sono riprese nel grafico stesso.
E' possibile visualizzare anche qui: https://www.dropbox.com/s/fuzt70teh8yyn ... E.JPG?dl=0
SONDAGGIO TORTA DUE.JPG
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