Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

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massenetiana
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da massenetiana » 08 set 2019 20:30

Concordo con voi...
Le opere in forma di concerto non mi hanno mai entusiasmato, proprio perché le opere, come sostenete voi, sono state scritte per essere rappresentate in forma scenica. Pertanto neanche se si trattasse del Werther mi verrebbe la voglia di ascoltare un'opera in forma concertistica, preferendo vedere una rappresentazione anche con il rischio di rimanere delusa.


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Giulio Santini
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da Giulio Santini » 08 set 2019 20:31

Le opere in forma di concerto sono, appunto, dei concerti. Dove si esegue la partitura di un melodramma. Sembra un pleonasmo ma forse non è così.

Dr.Malatesta
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da Dr.Malatesta » 09 set 2019 09:59

Le opere in forma di concerto rischiano di essere mortalmente noiose (mi capita rarissimamente di andarci e solo in caso di esecuzioni nell'ambito di stagioni concertistiche), oltre a comportare squilibri sonori (l'orchestra è dietro ad esempio, e questo crea problemi di percezione).

Personalmente non mi piacciono.

Sulle regie mi limito ad andare o non andare a vedere ciò che non mi convince...ma non ho mai rimpianto - anche con messinscene disgustose - la forma di concerto, piuttosto mi sono chiesto perchè mai ho buttato i soldi.
Matteo

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daphnis
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da daphnis » 09 set 2019 14:14

Anche io quoto al 100% notung e violamargherita



marco vizzardelli

pbialetti
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da pbialetti » 09 set 2019 16:47

Sottoscrivo anch’io le parole di Notung e Violamargherita. L’opera è teatro musicale.

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karalis
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da karalis » 09 set 2019 19:47

pbialetti ha scritto:
09 set 2019 16:47
Sottoscrivo anch’io le parole di Notung e Violamargherita. L’opera è teatro musicale.
Mi associo al 100% ai precedenti.
Tra i pochi precedenti di opere "oratoriali" salverei solo La Juive di Londra 1973 con Richard Tucker, giusto perché mi permise di ascoltare un'opera altrimenti ben poco diffusa (almeno allora).

rebenello
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da rebenello » 09 set 2019 20:00

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mascherpa
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da mascherpa » 10 set 2019 13:14

karalis ha scritto:
09 set 2019 19:47
Tra i pochi precedenti di opere "oratoriali" salverei solo La Juive di Londra 1973 con Richard Tucker, giusto perché mi permise di ascoltare un'opera altrimenti ben poco diffusa (almeno allora).
Devo quindi considerarmi molto piú fortunato di te, Franco: in anni recenti, non ho sentito bisogno alcuno della messinscena nei due Ur-Boris (MPM e DDŠ) diretti da Gergiev a Santa Cecilia nel novembre 2006, nel Peter Grimes diretto da Pappano ebenda (mi pare fosse l'ottobre 2013), nella "trilogia monteverdiana" diretta da Gardiner a Venezia nel giugno 2017 e, un mese e mezzo fa, nel Catone in Utica diretto da Sardelli a Barga. On the razor's edge restò il Guillaume Tell del 2007, sempre a Santa Cecilia (non fui in sala la sera della villanamente sbandierata e troppo famosa stecca, ma le altre due sí). La cosiddetta "Aida del millennio", poi, mi deluse indipendentemente dal tipo d'esecuzione.

Del tutto ovvio è che l'opera sia opera e non "oratorio" o "serenata drammatica". Ma per me è frequente che, uscendo di teatro (direi, in soldoni, dal 95 % delle regie "tradizionali" —negli ultimi quattro secoli il gusto medio per le arti figurative mi pare cambiato molto piú di quello medio musicale— e dall'80% delle "moderne"); è frequente che mi trovi a pensare che la messinscena e, quando c'è, la drammaturgia ideologica o visiva, non hanno aggiunto nulla di rilievo alla mera drammaturgia musicale. Forse questo vuol solo dire che oggi (sempre per me), i direttori musicali "capiscono" in media di teatro d'opera ben piú dei registi. Se non fosse per la consistente spesa necessaria, che preferisco destinare ad altre attività, vorrei rispondere di persona al dubbio che ho esposto recensendo, il mese scorso, la Merope di Innsbruck (per la quale la regista aveva allegramente proclamato di voler rifare uno spettacolo "barocco"): "quanto perderà del dramma chi assisterà all'esecuzione oratoriale prevista a Vienna in ottobre con gli stessi interpreti?"

D'altra parte, credo abbia detto molto bene Luca Ronconi: i registi (perlomeno quelli come fu lui...), grazie alla loro forza d'attrazione («per più ragioni» «che il tacere è bello») stanno ritardando di qualche tempo la morte dell'opera come spettacolo "dal vivo". Per quel che mi riguarda, non ricordo d'essere andato se non rare volte a vedere uno spettacolo d'opera per la sola regia (caso fortunatissimo, la Turandot secondo Calixto Bieito, rivelatore non meno di quel che era stato qualche anno prima Homoki), ma neppure rinunzio ad andarci, se musicalmente lo prevedo interessante, per timore d'una prevedibile banalità scenica.

Quasi altrettanto raramente e anche piú cautamente di quanto ho desiderato vedere una regia in quanto tale, sono quindi andato a opere "in forma di concerto": quando a Venezia saltò, per questioni presumibilmente di bilancio, la ripresa della favolosa messinscena del Rheingold che avevo visto a Colonia con regia di Carsen, e con essa scomparve dal podio Sir Jeffrey Tate, me ne rimasi beatamente a casa; lo stesso avevo fatto (con rimpianto molto minore...) quando la "Vigilia" era stata data in forma oratoriale alla Scala. La mancanza d'interpreti che m'attraggano può essere poi sostituita dalla curiosità per il titolo: ad esempio, ho nel cassetto i biglietti per un Nerone boitiano, senza saper nulla di direttore, cantanti, regista e quant'altro. Non credo mi folgorerà piú di quanto fece, all'ascolto discografico mezzo secolo abbondante fa, quello attribuito a Monteverdi, ma trovo che la cosa più mortale di tutte sia anteporre gusti e abitudini alla curiosità.

P.S. Mi ricollego alla memoria delle esecuzioni operistiche RAI ricordando la straordinaria Kovancina (DDŠ) d'inizio anni '70, in cui anche l'immediatezza di comprensione del testo crea uno degli ascolti piú emozionanti che io conosca.
Der Weg der neuern Bildung geht
von Humanität
durch Nationalität
zur Bestialität

(F. Grillparzer, aprile 1849)

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Francescadarimini
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da Francescadarimini » 10 set 2019 15:35

In base alla mia ormai lunga esperienza ,le opere liriche in forma di concerto mi risultano , in genere, mortalmente noiose .
In più, giunta alla derrata, mettono spietatamente in primo piano le carenze tecniche e interpretative dei vari interpreti(e/ o dell'orchestra).
Quindi, se possibile , le evito accuratamente.
Buon pomeriggio a tutti

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Ruan Ji
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Re: Opere liriche in forma concertistica. Una indagine.

Messaggio da Ruan Ji » 10 set 2019 15:59

mascherpa ha scritto:
10 set 2019 13:14
a Colonia con regia di Carsen
Che meraviglia :love: :love: a Shanghai ci godemmo due cicli di seguito in nove giorni..con il povero draghetto alla sua prima esperienza operistica :mrgreen: :love:

Piuttosto a Shanghai ci troviamo molto spesso confrontati a opere in forma concertistica, musicalmente l'ente più attivo è la locale sinfonica che allestisce due o tre opere per stagione senza scene (unica eccezione il Ring 24H del Festival di Erl in forma semi-scenica). Non e' sicuramente la modalità che preferisco per fruire l'opera ma in mancanza di altro... ricordo con molto piacere Elektra, Salome e il Giulio Cesare.
Is music such a serious business? I always thought it was meant to make people happy.

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