Tamerlano, successone alla Scala

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daphnis
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Tamerlano, successone alla Scala

Messaggio da daphnis » 13 set 2017 11:07

Con un successone meritato, pieno e convinto è andata in scena alla Scala la prima di Tamerlano di Georg Friedrich Haendel. Successone praticamente unanime, che rende inutile (speriamo, per le repliche) la presenza nelle gallerie di una ingombrante, rumorosa e fastidiosa claque, che ha praticamente allungato di una decina di minuti le quattro ore e rotti previste, applaudendo con urla da stadio ogni aria, là dove il cast, buonissimo, non aveva alcun bisogno di “appoggio”. L’ascolto è splendido e non ha bisogno di essere interrotto ogni cinque minuti, vista la frequenza delle arie.
Ciò detto, arriviamo subito ad un’altra questione per poter poi parlar liberamente del magnifico allestimento e dell’ottimo cast: Placido Domingo nel ruolo di Bajazet.
Ora, è indubbio che: 1) la sua entrata nel primo atto, la prima (la più ardua) delle sue arie, mette in chi ascolta ansia e dubbi, i soliti: usque tandem?; 2) lo stile è sostanzialmente alieno da quello del resto di un compattissimo, omogeneo cast; 3) il lessico dominghese comprende (da sempre) le consonanti “c” dolce e “s” ridotte ad una sola quando son doppie nel testo, e il testo medesimo è talora reinventato con parole aggiunte o saltate, e pause, là dove la memoria fa difetto.
Ma è indubbio che: se un’opera lunga e ardua ancorché meravigliosa come questa riesce a fare un non atteso pienone alla Scala, il probabilissimo anzi certo motivo è lui: Placido Domingo. Il grande pubblico - a Milano ogni volta, ma al Met altrimenti in crisi di presenze, e ovunque nel mondo – si muove per “vedere” l’Icona, il Monumento, e per amarlo così come è e come si presenta, con i limiti ma con il mostruoso carisma. I dieci minuti, circa, della morte di Bajazet sono una rappresentazione - anzi sono carne e sangue, “carisma”, appunto, e teatro puro – tale da provocare, in sala, un silenzio emozionato: non vola una mosca. Non importa che la rappresentazione avvenga più in linguaggio “dominghese” (sembra una morte di Otello più che di Bajazet) che in eventuale stile haendeliano. E’ l’ostensione di un’Icona, la manifestazione di un Mito di arte superiore. Allora: con tutti i difetti (comunque meglio riascoltarlo in questo registro che nelle sortite baritonali verdiane) , ma grazie a se stesso, Domingo veicola il grande pubblico all’opera ardua ancorché bellissima. Tamerlano è pieno di folla in teatro: principalmente per lui.
Ciò premesso, l’allestimento e la realizzazione di quest’opera vanno valutati, nel complesso, come una delle massime riuscite dell’era-Pereira alla Scala. Lo è il magnifico allestimento di Davide Livermore, forse il capolavoro di un regista (e già cantante) il cui indubbio estro ha talora prodotto eccessi di “farcitura” nei suoi comunque stimolanti allestimenti. Anche questo è carico, ma sempre perfettamente motivato. La trasposizione “russa” (scenografie per un Ciaikovskij applicate ad Haendel) funziona benissimo, le numerose proiezioni sono (per una volta) assolutamente funzionali all’idea teatral-musicale, il bailamme di poltrone, divani, rottami, neve, ghiaccio è in realtà calcolatissimo, e – massimamente – candidiamo ad un premio (che sia l’Abbiati o altro) i favolosi costumi di Mariana Fracasso. Se la trasformazione in vamp fatali del teatro o cinema o romanzo russo di Asteria e soprattutto di Irene è così riuscita si deve, sì, all’aderenza scenica e vocale delle bravissime interpreti, ma anche alle meravigliose “mises” ideate per loro dalla Fracasso. Una gioia per gli occhi, così come è il clamoroso letto-mantello in cui si avvolge Tamerlano. E molto ci sarebbe da aggiungere, a partire dal bellissimo gioco di entrata-uscita, sparizione-apparizione da porte (del treno, o delle sale) dei protagonisti, della carrozza poeticamente abbandonata, dalla quale entra ed esce Bajazet, dell’azione a piani diversificati, per cui i personaggi (come nel testo) si guardano e si commentano, mentre agiscono. Bellissimo e tale da illuminare la già straordinaria bellezza della musica di Haendel. Si sente che Livermore è stato musicista, cantante, prima che regista.
Il cast è ammirevole e compatto: conta - ed è importante che la Scala, finalmente, sdogani ciò che altrove è pratica comune – su due controtenori fuoriclasse assoluti. Bejun Mehta-Tamerlano, Franco Fagioli-Andronico. Fenomenale il primo nella naturalezza totale della vocalità, tecnica trascesa a fini espressivi che gli permettono di toccare tutte le corde del personaggio: nobiltà e viltà, ironia grottesca, alla fine umanità. Ogni sua aria è uno spettacolo di scioltezza vocale e di espressione supportate da doti attoriali da cinematografo, ben oltre che da opera. Fagioli ne è il perfetto contraltare: alla vocalità più “bianca”, o dorata, di Mehta, contrappone uno strumento vocale screziato di mille tinte (spettacoloso il “poitriné”, che crea effetti di passione e sensualità perfettamente inerenti ad Andronico) e una leggerezza, e legato, tutti suoi nel canto più virtuoso. Haendel ringrazia, e noi con lui. Alla fine, Tamerlano e Andronico si specchiano: ed è un momento di pura emozione.
D’altra parte, le due signore non sono da meno. Marianne Crebassa offre alla vamp fatale (e “macchina” e soluzione del dramma) Irene la perenne morbidezza della voce e una prorompente, sensuale fisicità. Vista e ascoltata tante volte in ruoli “en travesti”, qui prorompe letteralmente in femminilità: gambe, viso, spalle, voce, modo di avvolgersi negli stupendi abiti, tutto concorre alla creazione del personaggio-Irene così come Livermore glielo ha chiesto. Maria Grazia Schiavo è ugualmente efficace nelle tenerezze e nelle invettive, nelle gioie e nei dolori, in continua alternanza, di Asteria: la voce non è perfettamente omogenea, aspra in acuto, ma tecnica e temperamento la sorreggono sempre. Funzionale al ruolo il vigoroso Leone di Christian Senn.
Diego Fasolis offre all’opera tutta la sua sapienza: è forse un po’ più cauto (a fronte di qualche imprecisione dei pur validi e impegnatissimi strumentisti scaligeri) di quanto sarebbe se avesse a disposizione i massimi complessi specialisti dello stile e del repertorio. Qui governa e “tiene insieme” (fra l’altro, Domingo, che talora ne ha bisogno) con sottolineature d’espressione (specie dove la musica esprime il “patetico” e il dolore) ammirevoli.
Successone, come detto, meritatissimo (nonostante l’ora tarda della fine: un inizio alle 19 o 19.30 sarebbe stato opportuno, ora, a biglietti stampati, temiamo non si possa cambiare, si creerebbe confusione nel pubblico). Si esce con la voglia di tornare a riascoltare e rivedere.

marco vizzardelli
Ultima modifica di daphnis il 14 set 2017 01:17, modificato 2 volte in totale.



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igy
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Re: Tamerlano, successone alla Scala

Messaggio da igy » 13 set 2017 16:10

Vista ieri, concordo in pieno
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mascherpa
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Re: Tamerlano, successone alla Scala

Messaggio da mascherpa » 14 set 2017 08:54

C'è in HP la recensione del Toschi, che mi sembra gran bella.
Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

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albertoemme
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Re: Tamerlano, successone alla Scala

Messaggio da albertoemme » 14 set 2017 10:54

C'é la possibilità di ascoltare su youtube o da qualche altra parte il Tamerlano trasmesso il 12.9?

mario
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Re: Tamerlano, successone alla Scala

Messaggio da mario » 14 set 2017 11:15

albertoemme ha scritto:C'é la possibilità di ascoltare su youtube o da qualche altra parte il Tamerlano trasmesso il 12.9?
su Youtube non l'ho trovato, c'è solo un'aria di Domingo della recita del 12 settembre

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dadeluna
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Re: Tamerlano, successone alla Scala

Messaggio da dadeluna » 14 set 2017 17:42

Condivido così tanto che potrebbe essere giunto alla mia disamina, non fosse che per quel che a te risulta di Fagioli che a me, pur bravo, è sembrato lontano un abisso da Mehta, perché non uniforme nei registri, ingolato spesso e anche poco piacevole in certe zone e per l'impegno alla lettura che risulterebbe, alla fine, poco minore di quello dei tre atti che descrive.
Circa la questione dello stile, l'ho scritto in recensione, e fin dall'inizio, risultare questione quasi ridicola. Il barocco è irripetibile oggi. Quel che resta della filologia dovrebbe probabilmente ricalcare un po' il modello e poi corrispondendere parzialmente a una fruizione più gioiosa e comoda dello spettacolo. Son sicuro che il gatto e la volpe di turno, Livermore e Fasolis l'abbian fatto. Immaginando con tanta ironia gli accenti dominghiani addosso a Bajazet e predisponendo uno spettacolo che tutto avesse, con lievità, potuto comprendere e, mi permetti?, giustificare. Un metabarocco? Non importa. Il gioco è riuscito. E questo è il fatto che consente a noi, spettatori di gioire in platea e di indicare, magari, il titolo a premio della stagione ormai alla fine. Un saluto!
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dadeluna
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Re: Tamerlano, successone alla Scala

Messaggio da dadeluna » 14 set 2017 17:52

Più che lo spostamento d'orario mi sarebbe piaciuto poter suggerire alla Scala, du alzare un po' la buca. Sì da far risuonare meglio l'ensemble. Alla stessa profondità dell'orchestra sinfonica il suono risulta meno protagonista di quanto debba essere. Ecco un accorgimento filogico da considerare nel barocco. Che i teatri romantici non c'erano ancora
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ugo54
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Re: Tamerlano, successone alla Scala

Messaggio da ugo54 » 15 set 2017 07:08

Ho ascoltato via radio e, come sempre, la percezione è stata qua e là disuguale.
Premetto che sono completamente ignorante sul Barocco, tuttavia le considerazioni di David ( il Barocco è irripetibile oggi) mi invogliano a dire la mia, per quel pochissimo che possa servire e interessare.
La messa in scena deve essere stata intelligentissima e spettacolare, comunque la si metta ( cioè ha colto nel segno nel senso di aver generato teatro allo stato puro ) anche perché checchesenidica ( Livermore e Fasolis in primis ) i recitativi col fischio che sono drammaticamente teatrali ( soprattutto perché rimestano per 3 ore e mezza un intreccio amoroso ( tutto nella testa dei protagonisti) che alla lunga ha rotto i cabasisi, almeno a me)tanto che mi sono perso la morte del MITICO!!!, colpa mia ovviamente, per essere arrivato stremato al finale che non ho gustato come dovevo e...............potevo?!
Musica sublime, certo, ma 7'-8' di "da capo" per quasi ogni aria ingenerano una fricassea in testa che uno crede di aver sentito già quella melodia in altra parte del dramma, più e più volte, quasi interscambiabile tra i vari personaggi. Perdonerete la mia sincerità ma tra amici si dicono anche bestialità :oops: le mie :roll:
L'orchestra, forse troppo microfonata, dalla radio risultava sempre in primo piano e piani e forti si sono alternati con pochissime sfumature, i recitativi erano perennemente survoltati e coprivano le voci. Prima Domanda: come faccio a capire se la direzione era filologica o no, era di prima grandezza o nella media degli ascolti del Barocco? Chiedo agli esperti. ovviamente!
Seconda Domanda su Domingo: non metto in dubbio che sia uno dei più straordinari animali da palcoscenico esistenti ( l'ho visto nella morte di Otello, tanto per fare esempi) ma con il Barocco c'entra? Non ha più fiato anche se l'emissione è fermissima ( anche dalla radio non si percepivano vibrati strani) ma colorature spianate e prese di fiato dove diceva LUI con un legato, quando c'era, che nulla ha a che vedere con l'interpretazione barocca.
Mehta bravissimo ma dalla radio lo si percepiva piccolo piccolo. omogeneo, ma talmente ordinato che l'espressività ( parlo vocalmente) non mi ha convinto.
Fagioli invece, ha note spoggiate, cambia timbro più volte ma "tornisce" la frase in modo assai espressivo e con la musica che canta, a mio modesto parere, serviva come il cacio sui maccheroni.
Schiavo brava ma asprigna e la Crebassa straordinaria.
Barocco irripetibile oggi?
Per rappresentazione o per gusti modificati ( vedi i miei, ahimè)?
Chi mi risponde se ne ha voglia?

mario
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Re: Tamerlano, successone alla Scala

Messaggio da mario » 15 set 2017 09:53

ugo54 ha scritto:Ho ascoltato via radio e, come sempre, la percezione è stata qua e là disuguale.
Premetto che sono completamente ignorante sul Barocco, tuttavia le considerazioni di David ( il Barocco è irripetibile oggi) mi invogliano a dire la mia, per quel pochissimo che possa servire e interessare.
La messa in scena deve essere stata intelligentissima e spettacolare, comunque la si metta ( cioè ha colto nel segno nel senso di aver generato teatro allo stato puro ) anche perché checchesenidica ( Livermore e Fasolis in primis ) i recitativi col fischio che sono drammaticamente teatrali ( soprattutto perché rimestano per 3 ore e mezza un intreccio amoroso ( tutto nella testa dei protagonisti) che alla lunga ha rotto i cabasisi, almeno a me)tanto che mi sono perso la morte del MITICO!!!, colpa mia ovviamente, per essere arrivato stremato al finale che non ho gustato come dovevo e...............potevo?!
Musica sublime, certo, ma 7'-8' di "da capo" per quasi ogni aria ingenerano una fricassea in testa che uno crede di aver sentito già quella melodia in altra parte del dramma, più e più volte, quasi interscambiabile tra i vari personaggi. Perdonerete la mia sincerità ma tra amici si dicono anche bestialità :oops: le mie :roll:
L'orchestra, forse troppo microfonata, dalla radio risultava sempre in primo piano e piani e forti si sono alternati con pochissime sfumature, i recitativi erano perennemente survoltati e coprivano le voci. Prima Domanda: come faccio a capire se la direzione era filologica o no, era di prima grandezza o nella media degli ascolti del Barocco? Chiedo agli esperti. ovviamente!
Seconda Domanda su Domingo: non metto in dubbio che sia uno dei più straordinari animali da palcoscenico esistenti ( l'ho visto nella morte di Otello, tanto per fare esempi) ma con il Barocco c'entra? Non ha più fiato anche se l'emissione è fermissima ( anche dalla radio non si percepivano vibrati strani) ma colorature spianate e prese di fiato dove diceva LUI con un legato, quando c'era, che nulla ha a che vedere con l'interpretazione barocca.
Mehta bravissimo ma dalla radio lo si percepiva piccolo piccolo. omogeneo, ma talmente ordinato che l'espressività ( parlo vocalmente) non mi ha convinto.
Fagioli invece, ha note spoggiate, cambia timbro più volte ma "tornisce" la frase in modo assai espressivo e con la musica che canta, a mio modesto parere, serviva come il cacio sui maccheroni.
Schiavo brava ma asprigna e la Crebassa straordinaria.
Barocco irripetibile oggi?
Per rappresentazione o per gusti modificati ( vedi i miei, ahimè)?
Chi mi risponde se ne ha voglia?

A me piace molto il barocco e piace molto Haendel, ma ho delle perplessità sui da capo in Haendel, tanto che voglio aprire un topic per chiedere illuminazioni a chi ne capisce più di me.

Altri autori (Hasse, Vivaldi, Pergolesi, Caldara) fanno musica molto bella, anche se non così bella come di quella di Haendel, che è la più drammatica e espressiva tra quella di tutti i compositori barocchi.

Però le loro arie reggono meglio di quelle di Haendel alla lunghezza, sono più variate, magari anche solo in modo virtuosistico, e con sezioni più lunghe.

Haendel invece ripete le stesse strutture, piuttosto corte, con piccole variazioni per 7 o 8 volte, è vero che spesso c'è una sezione contrastante ma dopo viene ripresa la sezione principale e alla quarta volta che viene ripetuta a me viene voglia di andare a fare un giro....

Può darsi che la mia percezione nasca semplicemente dall'incapacità di comprendere le sottili variazioni esistenti tra una ripetizione e un'altra, ma con altri compositori barocchi non mi capita.

Mi dite la vostra a riguardo?

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dadeluna
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Re: Tamerlano, successone alla Scala

Messaggio da dadeluna » 15 set 2017 11:43

Non ho alcun titolo per parlare di Barocco. Non sono certo uno "specialista". Ma l'ho incontrato da bimbetto. Da marinaio su uno yacht di due appassionati d'opera, ricchissim mercanti d'arte inglesi che avevano due barche, un motoryacht di 50 mt. Rosenkavalier e la barca a vela d'epoca Rosa di 30 mt. dove ero primo ufficiale. Trovai nel loro salone un armadietto con l ostereo e l'intera discografia Handeliana (edita al tempo in cd costosissimi di una colla Emi di cui non ricordo il nome. Aiuto!). Passavo giornate intere ad ascoltarli e registrarli su cassette, nel tempo libero. Poi la grande esperienza alla Chigian. Convegni ed esecuzioni magistrali dei più grandi specialisti, da Dantone, Alessandrini, Florio, Marcon, Biondi, a Bonitatibus (che voce incredibile, e che agilità aveva, lei giovanissima), Schiavo, Mingardo, Zanasi, Bertagnollil, Hallemberg, Fink, Kermes e Dominmique Labelle, il più bel timbro vocale che io abbia mai sentito!
Handel, diciamo che lo amo davvero da tanto.
Io direi che una caratteristica immediatamente riconoscibile del suono degli strumenti barocchi è l'assenza di vibrato, tipico per altro del romanticismo.
Lo stesso per le voci, che non prevedono vibrati ma semmai agilità straordinarie.
Per quanto riguarda poi la "questione" dei da capo, ritengo che derivi dalla prassi di ascolto, dalla fruizione dell'opera a quel tempo. Le platee erano sgombre di sedie e il pubblico, in piedi, si avvicendava entrando e uscendo a piacere. Molto più rumorosi di oggi, discutevano in teatro su amori e cibi e si hanno notizie anche di trattative commerciali conlcusesi fra una ripetizione e l'altra.
Nei palchetti invece era uso amoreggiare e gozzovigliare. Alcuni teatri barocchi (in questo senso il Teatro dei Rozzi di Siena ne è ancora un esempio più o meno integro) avevano dalla parte opposta all'entrata in palchetto vere e proprie cucine dove i nobili proprietari dei posti (il Teatro Rossi di Pisa ha ancora i palchetti decorati ognuno diversamente dall'altro per i diversi gusti dei diversi proprietari) si facevano preparare le vivande che consumavano poi assistendo all'opera. La vulgata dice che le partiture prevedessero i "da capo" proprio per consentire ai distratti di captare comunque quello che succedeva in scena anche perdendosene la prima o la seconda volta il contenuto.
Sul genio di Handel c'è poco da dire, checché ne pensino quegli idioti di Trombetta e socio che lo definiscono un copione.
E' uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi e anticipa strutture operistiche che si sarebbero consolidate secoli dopo. L'esempio si può trarre dall'ascolto ultimo atto del tamerlano in cui introduce un concertato a quattro fenomenale o l'ascolto del Deidami, sua ultima opera che ha moltissime innovazioni e musica impensabile per l'epoca.
Sono riuscito a raccontare qualcosa?
Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti (Martin Luther King)

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